Ci ha lasciato Andrea Micheli, direttore scientifico di Epidemiologia & Prevenzione

Ricordo con affetto Andrea, ci rispose immediatamente quando lo invitammo a Torino nel gennaio del 2003 come relatore, insieme a Geppo Costa, Mauro Salizzoni, Maria Grazia Breda e Piergiorgio Maggiorotti, a un convegno sull’inchiesta Diseguaglianze di salute – il caso Torino, una storia poco conosciuta” , pubblicata in un libro, a cura di MD Torino e di Lavoro e Salute. Il suo dotto contributo, in stretta connessione con il nostro lavoro, ampliò le nostre conoscenze sul tema.

Una grande perdita, anche per la scienza epidemiologica.

Ciao Andrea

Franco Cilenti

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Proprio nel giorno della grande manifestazione a Milano in difesa della sanità pubblica ci ha lasciato Andrea Micheli, direttore scientifico di Epidemiologia & Prevenzione organo della Associazione Italiana degli Epidemiologi.

Dalla sua nascita (1976) è coeva a quella di Medicina Democratica, E&P  ” ha svolto una funzione di riferimento per la sanità pubblica ma anche per i cittadini e le loro diverse forme di aggregazione. Il principio che l’ha ispirata era, e rimane, che l’epidemiologia ha senso se è funzionale alla prevenzione e alla sanità pubblica e che la prevenzione ha ben poche possibilità di realizzarsi se non si fonda su valide basi scientifiche e se non c’è la partecipazione di tutti i soggetti interessati.”

E’ stato proprio questo il mandato che anche Andrea Micheli si è caricato dalla sua nomina a direttore scientifico e ancor prima quale sociologo e statistico medico impegnato per molti anni nella unità di epidemiologia dell’Istituto dei Tumori di Milano.

Nella foto allegata, lo vediamo, al centro in seconda fila (con la barba) in un incontro del 2014 con una delegazione di una associazione giapponese di tutela della salute proprio nei locali della “Cascina Rosa” dell’Istituto dei Tumori di Milano.

Incontro con IM-IREN sulla tutela sanitaria universalisticaMedicina Democratica

Penso che il modo migliore per ricordarlo contestualmente come uomo e come scienziato sia leggere i suoi editoriali sulla rivista  Editoriali | Epidemiologia&Prevenzione (epiprev.it) .

Riportiamo la sua presentazione quale direttore scientifico della rivista, assieme a Francesco Forastiere,  nel 2016.

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Qui penso l’ultimo o uno degli ultimi editoriali sulla guerra e i compiti della epidemiologia.

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Altrettanto significativa la sua conduzione della rivista nella marea della pandemia ove ha tenuto diritto il timone delle conoscenze epidemiologiche e delle letture corrette dei dati che si susseguivano, con tutte le incertezze di un fenomeno con aspetti totalmente nuovi, in un uragano di fake news e di posizioni antiscientifiche, senza alcun schieramento preconcetto.

Una storia che corre parallela a quella di Medicina Democratica, più “spostata” sul lato propriamente scientifico di ricerca ma contestualmente impegnato a far emergere e dimostrare il fondamentale ruolo della epidemiologia nell’orientamento alle scelte nel campo della salute e della sanità.

Basti pensare ai rapporti “Sentieri”, arrivato poche settimane fa alla pubblicazione del sesto aggiornamento, relativo allo “stato di salute” (purtroppo in termini di malattie) delle popolazioni comprese nei SIN (i siti contaminati nazionali) confermando ancora una volta una condizione di peggioramento dovuta alla assente o inadeguato intervento di bonifica dalla contaminazione. Il lascito dell’antropocene, per noi e per le generazioni future, in particolare dal primo dopoguerra ad oggi, contestualmente l’occasione (potenziale) di un vero “PNRR” fatto di lavoro e di investimenti per migliorare la qualità della vita e non macinare profitti.

Anche se non direttamente impegnato, con la Associazione, nelle lotte sociali il contributo che da l’epidemiologia, come quello personalmente fornito da Andrea Micheli, risulta fondamentale per dare maggiore contenuto alle rivendicazioni e, contestualmente, essere una “misura” dell’incisività o della difficoltà di garantire obiettivi di salute nell’indirizzo della Costituzione e della riforma sanitaria del 1978.

Fondamentale, per noi, il contributo dell’epidemiologia nei processi per malattie professionali (amianto, ma non solo) come in quelli relativa ai disastri ambientali (da Porto Marghera alla ILVA) anche se il sistema giuridico italiano non è ancora in grado di valorizzare pienamente questo apporto di conoscenza, senza dimenticare che, come in tutte le pratiche scientifiche vi può anche essere un uso distorto e fuorviante dei dati letti o presentati per mettere in dubbio le tesi delle vittime che chiedono giustizia e/o sostenere il potente di turno.

Nella nostra idea di riformulazione del servizio sanitario nazionale l’epidemiologia ha un ruolo fondamentale perchè pretendiamo che sostituisca gli obiettivi di profitto (per i privati) o di “pareggio di bilancio” (per il pubblico) con obiettivi di salute : data una condizione di partenza della popolazione di una determinata area l’obiettivo del SSN è quello di migliorarla nel complesso in particolare agendo su quei fattori, ambientali, sociali, lavorativi che producono malattie. E’ lo strumento che permette di individuare obiettivi e di verificarne l’attuazione e quindi indirizzare utilmente le risorse economiche e umane.

Non ho parlato della sua dimensione umana, non ho avuto modo di frequentarlo direttamente se non in diverse occasioni in cui si è volentieri prestato a intervenire ad assemblee pubbliche su temi ambientali e/o sanitari dove riusciva ad illustrare i dati epidemiologici di interesse con semplicità ma mantenendo sempre pienamente il rigore scientifico e l’empatia verso gli interessati mai oggetti di semplice osservazione e computo statistico. Non è un caso che Epidemiologia & Prevenzione si è fatta portatrice della “epidemiologia partecipata”, un percorso che inizia con “l’epidemiologo scalzo” (Gabriele Bortolozzo che a Porto Marghera ricostruisce con i famigliari le storie di malattie dei suoi colleghi lavoratori sugli impianti chimici fino a far diventare questa ricerca l’esposto che attiverà il processo alla chimica di Porto Marghera negli anni ’90) e che transita nella esperienza di Manfredonia (la “Seveso del sud” con gli effetti della contaminazione da arsenico dopo “l’incidente” del 26.09.1976)  ben ricostruita da Giulia Malavasi in “Manfredonia, la catastrofe continuata”).

Ciao Andrea

a cura di Marco Caldiroli

Il funerale si terrà lunedì 3.04.2023 all’auditorium del Centro Civico  Verdi di Segrate, ore 14.30

2/4/2023 https://www.medicinademocratica.org/


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