Contratti di lavoro: il modello tedesco avanza

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Sta facendo discutere il nuovo contratto siglato alla multinazionale tedesca Bayer, un contratto basato sui bonus e sul welfare aziendale. Gli infortuni e le morti sul lavoro aumentano nel mondo, crescono in termini esponenziali le malattie derivanti da produzioni nocive all’uomo e all’ambiente, il capitalismo dal volto umano non esiste anche se si presenta ai nostri occhi attento alla salute dei suoi subalterni, magari delocalizzando nei paesi in via di sviluppo o nel terzo mondo le produzioni piu’ pericolose.

Le nuove relazioni sindacali alla Bayer faranno scuola tanto che si esalta la rinnovata e crescente attenzione dell’azienda verso la salute dei suoi lavoratori nelle sedi tedesche e non, si promettono controlli medici gratuiti per tutti\e, una preoccupazione che forse scaturisce non solo dallo scambio diseguale tra aumenti salariali e welfare aziendale ma anche dalla preoccupazione che la forza lavoro sia in grado di sopportare ritmi sempre piu’ intensi . Ma a pensar male si fa sempre bene perchè il capitalismo dal volto umano ha tratto in inganno tanti lavoratori e gli stessi sindacati.

Per questo è bene liberare il campo da due equivoci: la produzione la produttività aumenta e migliora qualitativamente dove si fanno investimenti e nel caso Bayer gli investimenti sono stati cospicui ricavandone un aumento della produzione , del fatturato e degli utili netti, accordi sindacali che hanno permesso di lavorare sette giorni su sette a ciclo continuo, h 24. Molti pensionamenti sostituiti da manodopera specializzata e con innovazioni tecnologiche che hanno ridotto il fabbisogno di manodopera. Da qui scaturisce l’ultimo accordo sindacale che assegna alla produttività individuale sempre piu’ spazio a discapito della contrattazione collettiva.
Nasce cosi’ il doppio premio non solo per i dirigenti ma anche per gli operai per spingere questi ultimi alla formazione, all’incremento della produttività, ad acquisire sempre maggiori competenze con un utilizzo flessibile della forza lavoro e dei tempi produttivi.
Occhialini digitali, telecamere, monitor presenti sulla linea e i tablet agli operatori per gestire la linea sono tra le principali innovazioni che fanno risparmiare alla multinazionale soldi in forza lavoro viva intensificandone lo sfruttamento. Pensiamo agli occhialini con tanto di display attraverso cui i lavoratori ricevono dati, informazioni e suggerimenti in tempo reale per ridurre sprechi e tempi morti, l’uomo diventa un robot telecomandato e guidato in ogni suo movimento, dedito in toto al profitto attraverso un algoritmo dedito alla intensificazione dei ritmi.

La fabbrica del futuro sta muovendo i primi passi, anzi ce ne rendiamo conto con anni di ritardo con il consenso attivo del sindacato disponibile a sperimentare la flessibilità oraria il cosiddetto coworking e lo smart working, tutti elementi cardini dell’accordo integrativo 2018-2021

Questa intesa prevede una sorta di premio individualizzato (chi accetta e sostiene i cambiamenti alienanti sarà premiato) , parliamo del cosiddetto premio di partecipazione con la scusa di volere conciliare i tempi di vita con quelli dediti al lavoro (che crescono in termini esponenziali anche attraverso tablet e smartphone), un premio che poi si traduce in bonus servizi da spendere Lo scambio diseguale per essere appetibile deve prevedere un incremento del premio per chi lo accetta.

Siamo in presenza di una sorta di “ricatto” con il benestare sindacale o davanti a un nuovo sistema di relazioni sindacali? Il ricorso allo smart working è un aiuto ai lavoratori o alla produzione? E in cambio di cosa?
Il capitalismo 4.0 diventa ecologista e cosi’ il lavoro da postazioni o da casa viene fatto passare come una conquista per ridurre l’utilizzo dei mezzi e ridurre l’inquinamento , meno stress (ma sarà poi vero se in cambio il lavoro diventa sempre piu’ alienante con la connessione h 24?) , si è sperimentato prima tra i dirigenti e i quadri per poi estenderlo alla restante forza lavoro.
La domanda da porci è una sola: le innovazioni riducono i tempi di lavoro, lo sfruttamento e l’alienazione oppure rispondono a interessi solo aziendali? La nostra risposta è scontata ma a pensarla diversamente è il sindacato complice sempre piu’ convinto di collaborare con il capitalismo dal “volto umano ed ecologista”

Federico Giusti

23/5/2019 www.controlacrisi.org

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