Diritto alla salute, criminalità e sfruttamento dell’immigrazione. Intervista a Vittorio Agnoletto

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Questa è la carta d’identità pubblica di Vittorio Agnoletto, medico del lavoro, professore del corso “globalizzazione e politiche della salute” presso l’Università di Milano (scienze politiche), nonché membro del board internazionale di FLARE (acronimo di “Libertà, Legalità e Diritti in Europa), network internazionale di associazioni, nato da Libera, per combattere criminalità transazionale.

Abbiamo il piacere di presentare ai nostri Lettori una intervista a Vittorio Agnoletto, incentrata su tre temi: salute e diritti umani; criminalità internazionale; sfruttamento dell’immigrazione.

Quanto, effettivamente, la salute è un diritto oggi?

«La domanda è pertinente al mio lavoro, in quanto insegno, a Scienze Politiche all’Università di Milano, “globalizzazione e politiche della salute”. Dividerei la risposta in due parti. Una riguardante la situazione internazionale ed una riguardante l’Italia. Partiamo dal panorama internazionale.

Si deve prendere atto che gli “Obiettivi del Millennio” – fissati dalle Nazioni Unite nel 2000 e suddivisi in 8 obiettivi fondamentali, che si sarebbero dovuti raggiungere entro il 2015 – in gran parte non sono stati raggiunti. Gli “Obiettivi del Millennio” erano finalizzati a migliorare le condizioni di vita per l’essere umano e, tra questi, ve ne erano alcuni inerenti alla salute. Per questo è in discussione, quest’anno, una Agenda post-2015. Scendendo nei particolari. Esiste ancora un’ampia fetta di popolazione che non ha accesso ai servizi sanitari (intesi come servizi igienici). È una cosa grave, perché l’assenza di servizi sanitari è un fattore che alimenta patologie, che sono connesse con la miseria, la povertà, la denutrizione, e lo sviluppo di malattie infettive. C’è, poi, una fetta della popolazione mondiale, che non ha accesso all’acqua potabile. Infine non è stato raggiunto l’obiettivo di generalizzare le terapie per combattere l’AIDS, nonostante vi sia un miglioramento. L’AIDS non è ancora stato sconfitto. Ad esempio, nell’Africa sub-sahariana ci sono oltre 20 milioni di persone sieropositive e tra costoro 9 milioni di persone, necessiterebbero di terapie, purtroppo non disponibili. Perché accade questo? Perchè i prezzi sui farmaci sono mantenuti troppo alti dalle grandi multinazionali. Come mai? Perché esistono gli accordi TRIPS (acronimo di Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights, gli aspetti commerciali correlati con i diritti di proprietà intellettuale), stabiliti in seno all’Organizazione Mondiale del Commercio. Una azienda, che abbia brevettato, prodotto ed emesso un farmaco sul mercato, ha l’esclusiva sul brevetto e può stabilire il prezzo del farmaco per 20 anni. Nel mondo farmaceutico vi è una forte concentrazione: ‘loghi’ differenti appartengono alla medesima azienda, oggi non sono più di 10 quelle che contano nel mondo – vi è quindi la tendenza alla creazione di cartelli monopolistici, che mantengono i prezzi alti. Torniamo, così, alle origini del movimento anti-liberista, nel novembre del 1999, quando a Seattle ci fu la contestazione contro l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Proprio questa è l’istituzione dove vengono stati stabiliti gli accordi sulla proprietà intellettuale, riguardanti farmaci, geni, sementi… Ripeto, oggi siamo di fronte ad un fallimento parziale degli “Obiettivi del Millennio” e, in questo contesto, c’è una mancanza drammatica di accesso alle terapie, necessarie per milioni di persone.

Alcune considerazioni. Gli atteggiamenti di chi dice “chi se ne frega” sono immorali e da condannare sul piano del diritto, ma nell’attuale fase di globalizzazione risultano anche comportamenti autolesionisti. Prendiamo in considerazione un caso tipico: i virus non tengono certo conto dei confini di Stato. Se non si interviene immediatamente nei luoghi in cui si sviluppano le epidemie, è evidente che poi diventi difficile trovare delle soluzioni. Non è un caso che, parlando di AIDS, ci sia una ripresa globale. Si stima che in Italia le nuove infezioni (cioè il numero di persone, che si infetta in un anno) siano circa 4.000 (dato aggiornato al 2014). La stima delle persone sieropositive viventi in Italia varia da 94 mila a 120-130 mila. Attenzione. La vicenda ebola, su cui c’è stato un allarme globale, non era qualcosa di imprevedibile. Il virus ebola si stava diffondendo da oltre 30 anni fa (prende nome dal fiume, attorno al quale sono stati identificati primi casi). Ai tempi l’Organizzazione Mondiale della Sanità formò una commissione di studio, per permettere una azione di contrasto. In realtà l’OMS non ha potuto fare nulla. Oggi c’è una epidemia reale in 4 Paesi africani, insieme ad un allarme globale. Ebola era prevedibile, contenibile, evitabile, se si fosse sostenuto economicamente l’OMS. Oggi, invece, l’OMS non ha fondi, perché funziona prevalentemente sulla base di fondi privati, vincolati a specifici interventi e non “girabili” su altre azioni.

A livello italiano parlando di AIDS ne approfitto per fare una denuncia. Con 4.000 nuove infezioni e oltre 100.000 persone sieropositive, ci sono 60.000 persone in terapia con anti-retrovirali. Queste sono persone in terapia per tutta la vita. Il costo medio annuo per persona, in Italia, per la terapia e le attività diagnostiche, varia tra gli 8 e 13 mila euro. Siamo di fronte ad una situazione incredibile. Ricordo che oggi le cure per l’AIDS sono ancora a carico dello Stato e, per fortuna, rappresentano un capitolo di spesa della sanità pubblica. Due domande. Come è possibile che nessun Ministro della Sanità, nessun Assessore Regionale alla Sanità o altri abbiano mai pensato di potenziare le campagne preventive, che porterebbero sia ad un maggior benessere alla popolazione (riducendo le infezioni) sia ad un risparmio economico, infatti le campagne di prevenzione costano meno e fanno ridurre le spese a carico della sanità, riducendo il numero di persone, che si ammalano? È possibile che, di fronte a dati noti, si continui ad aspettare che le persone si infettino e quindi necessitino di una cura? Seconda domanda. È legittimo il dubbio che non si tratti di una epidemia di ignoranza, ma, piuttosto, di una relazione sussistente tra vertici della sanità pubblica e le case farmaceutiche? Qualcuno sta, forse, brindando, per la presenza di 60.000 clienti affezionati (così li chiamano), entrate garantite (nei bilanci delle case farmaceutiche) pagate dallo Stato? Alcune Regioni hanno detto che, presto, non potranno sostenere questa spesa. Allora si curerà solo chi so potrà pagare i farmaci. Si deve indagare sul perché non ci siano interventi preventivi e quali relazione vi siano tra i vertici della sanità pubblica e le aziende farmaceutiche. Passiamo alla situazione della sanità nazionale. Oggi sono medico del lavoro e medico nelle commissioni INPS per l’invalidità. A cosa stiamo assistendo? La crisi porta alla scomparsa, dalle agende, della tutela della salute nei luoghi di lavoro. Infatti, i primi tagli che accompagnano la crisi economica riguardano proprio la tutela della salute. Nelle aziende, ad esempio, le prime ad essere tagliate sono le spese per le necessarie modifiche di macchinari, sostituzione e messa in sicurezza degli impianti e così via. Questo riguarda la medicina del lavoro.

C’è inoltre una scelta non dichiarata, ma non per questo meno traumatica, di taglio generalizzato ai benefici – necessari – per l’invalidità e la disabilità delle persone che ne hanno bisogno. La campagna contro i falsi invalidi è stata usata come alibi per tagliare l’assegno di invalidità a disabili e anziani. Vengono richiamate alla visita, per togliere l’indennità, anche delle persone, che hanno compiuto 100 anni !. Si va a colpire la fascia di popolazione più debole. Si osservano tagli e riduzione dei benefici economici, che vanno a gravare sulle condizioni delle famiglie. Ci sono, poi, i tagli agli strumenti per il reinserimento sociale, ai tirocini lavorativi e il dimezzamento degli insegnanti di sostegno, ad esempio. Questi tagli sono silenziosi e su questo non si registra alcuna reazione, perché, spesso, le persone si trovano ad affrontare da sole tali situazioni. Le associazioni dei disabili, che orientano le loro azioni verso il patronato e le vertenze sui fondi generali, non riescono a seguire in modo sufficiente quanto avviene nella realtà quotidiana. Qual’è il risultato? Chi ha i soldi, ad esempio, manda il famigliare anziano in una RSA privata o convenzionata, chi non ha i soldi tiene le persone in casa, in condizioni disastrose. Oggi, inoltre, per alcune persone anche il pagamento del ticket per prestazioni sanitarie è un problema invalicabile. Se si è appena al di sopra della soglia di reddito stabilita, ma si vive in reali situazioni di incertezza, spesso si rinuncia agli esami diagnostici e alle cure. In questi ambiti, a cavallo tra il sociale e il sanitario, i soggetti colpiti spesso non sono organizzati e non pesano elettoralmente. Il taglio dei servizi sanitari e del welfare prosegue senza trovare una sufficiente opposizione».

Poniamo la seconda domanda a Vittorio Agnoletto.

Criminalità organizzata transnazionale. Un punto sulla situazione.

«Per non disperderci, affronterei due temi. Attraverso FLARE si è ottenuta una direttiva dell’Unione Europea sulla confisca dei beni ai grandi gruppi della criminalità e sul loro riuso sociale. La Direttiva è simile, per contenuti, alla Legge ottenuta da Libera in Italia. L’Iter è stato molto lungo e difficile. Abbiamo dovuto superare delle resistenze. Quella principale è connessa all’idea che la Mafia sia un problema italiano o, al massimo, degli Stati da poco inseriti nel contesto dell’Europa, ma non riguardi tutta l’UE. Le Mafie, invece, sono globali e non riguardano più solo l’Italia. C’è voluto molto tempo per spiegare che, oltre ad un contrasto sul terreno repressivo (come quello ottenibile attraverso il sostegno all’Interpol), è importantissimo riuscire ad avere uno strumento che colpisca l’interesse delle grandi organizzazioni criminali: la confisca dei beni. Ciò è noto. Infatti si è vista la forte “sensibilità” dei vari gruppi criminali a questo tipo di azione. Abbiamo ottenuto la direttiva ed ora si sta portando avanti la sua implementazione nei vari Paesi dell’UE. Oltre alla confisca, infatti, ci deve essere un riuso sociale dei beni. In tal senso, ogni Nazione ha scelto dei criteri diversi. I beni, comunque, ritornano nelle mani della collettività. È un risultato enorme.

Possiamo affrontare un altro aspetto interessante del quale in Italia si parla molto poco. Pensando al crimine organizzato, si pensa ad una generalizzazione della Mafia. È ovviamente vero che ci sono varie organizzazioni di questo genere. Ma non solo. Bisogna prestare attenzione anche ad un altro aspetto. Quello della criminalità dei colletti bianchi, che noi chiamiamo “colletti bianchissimi”. Si tratta di quella “zona” della finanza internazionale, che potremmo definire illecita (cioè legale, ma eticamente inaccettabile). Essa permette, da un lato, l’esistenza di operazioni moralmente inaccettabili sui capitali legali. Dall’altra parte, favorisce l’ingresso di capitali illegali, attraverso il riciclaggio. A breve sarà pubblicata una ricerca, realizzata dal prof. Vincenzo Ruggiero, che insegna a Londra, incentrata proprio sulla City di Londra, la più grande piazza finanziaria mondiale, autonoma anche rispetto alle leggi del Regno Unito. Nel caso in studio è possibile osservare tre differenti aeree dove si sviluppano pratiche illecite. La prima riguarda le piccole isole, dove si registrano 1.000 miliardi di dollari di attività legate all’evasione fiscale, ivi ospitate. Il secondo strato è relativo ai territori Oltremanica (Kaiman ecc), legati al vecchio Impero Britannico, con giurisdizioni finanziarie segrete, che consentono sia il riciclaggio, sia l’evasione fiscale. La terza area, infine, è costituita da diversi paradisi fiscali (come Hong-Kong o le Bahamas) non più controllati direttamente dalla City ma che con questa mantengono stretti rapporti. Per combattere l’evasione fiscale ed il riciclaggio si deve lavorare anche in questi ambiti. In tal senso, l’Unione Europea fa grandi dichiarazioni, ma tollera che vi siano situazioni simili. Si può parlare, ad esempio, di San Marino, o del Lussemburgo o di altri luoghi, che, nei fatti, permettono l’evasione. In tal senso non stupisce lo scandalo, che coinvolge il presidente dell’Unione Europea. Da una parte, questi spazi sono utilizzati dal crimine organizzato (cioè dai grandi gruppi della criminalità transazionale) per ripulire denaro e reinvestirlo. Dall’altra parte, vi sono comportamenti non etici delle grandi banche. Parlando di paradisi fiscali, tutti pensano all’utilizzo che ne fanno i mafiosi. I maggiori utenti di questi territori, con giurisdizioni segrete, sono, in realtà, le banche e le istituzioni finanziarie. Si possono fare anche alcuni esempi. In Italia si discute sulla FIAT. Non si dovrebbe impostare la lettura dei fatti solo in chiave di nazionalismo. Il problema vero è che la FIAT se ne va, perché esistono ambiti, dove la pressione fiscale è molto bassa o dove i controlli sono inesistenti, congiuntamente alla presenza di giurisdizioni finanziarie coperte da segreto. C’è anche la possibilità di avere “assicurazioni” collocate all’estero, dove la tassazione fiscale è bassissima e il controllo inesistente e di questa situazione hanno spesso usufruito grandi aziende italiane. Dove sono i nostri controlli statali, europei e delle istituzioni globali?».

Traffico di esseri umani connesso con lo sfruttamento dell’immigrazione, un crimine contro l’umanità. Cosa ne pensa?

«Dal punto di vista teorico, sono d’accordo. Penso che sarebbe utile dichiarare il traffico di esseri umani connesso con l’immigrazione clandestina un crimine contro l’umanità. Sarebbe utile sia per sensibilizzare la pubblica opinione, sia per accrescere la responsabilità delle istituzioni. Avrebbe, inoltre, un grande impatto mediatico. Il problema delle migrazioni – si parla di oltre 300 milioni di persone a livello globale – è, comunque, connesso allo sviluppo di questo mondo. Le migrazioni sono frutto delle guerre e delle ineguaglianze. Sono frutto anche dello scelte dell’Occidente. I nostri Governi sono corresponsabili di questa situazione. Ad esempio, oggi la Libia non è più in Paese. È divisa in 3 zone e i Paesi europei hanno contribuito a questa situazione, soprattutto a causa degli interessi per il controllo sul petrolio. L’Europa viene scelta come destinazione di immigrazione in quanto vista come soluzione per salvarsi dalla violenza e dalla povertà. Per non parlare di quanto avviene in Siria e in tutta la zona medio-orientale. L’Europa è intervenuta,  destabilizzando questa regione, con l’obiettivo del controllo delle fonti energetiche. In questo intervento ha finanziato chiunque (in particolare, i gruppi di integralisti) e, come conseguenza, si è ottenuta la fuga di intere popolazioni.

Parlando di immigrazione, bisogna rifarsi alla Carta Universale dei Diritti Umani del ’48. Ritengo sia giusto dichiarare un crimine contro l’umanità lo sfruttamento di queste situazioni drammatiche ad opera dei trafficanti di esseri umani, ma si dovrebbero condannare con eguale forza anche le scelte compiute da alcuni governi, che per interessi geopolitici hanno contribuito a determinare l’attuale situazione. Va tutelato il diritto umano all’emigrazione, al quale tutti i popoli della Terra nella loro storia hanno fatto ricorso. Si è chiuso “Mare Nostrum” sostituendola con un’altra iniziativa che non ha l’obiettivo di salvare le persone, bensì quello di impedire che i disperati possano raggiungere l’Europa. Le forze della Marina italiana, che sono state coinvolte nelle operazioni di aiuto umanitario, sono state addirittura esposte al pubblico ludibrio».

Dottor Agnoletto, La prego di lasciare ai Lettori un messaggio per l’anno appena iniziato.

«Lo traggo dal mio blog. Si tratta di una poesia di Gianni Rodari. “l’anno nuovo come sarà? ……/Di più per ora scritto non trovo/nel destino dell’anno nuovo:/per il resto anche quest’anno/sarà come gli uomini lo faranno.”. Il futuro dipende da noi. Rodari ce lo dice con la sua poesia. Non siamo oggetto, ma soggetto della nostra storia. Condivido la poesia, anche perché Rodari usa il plurale. Siamo soggetto, nel momento in cui comprendiamo che nessuno è un isola. La storia la cambiamo assieme».

M. C.

15/1/2015 www.articolotre.com/

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