Disuguaglianze, in 26 posseggono le ricchezze di 3,8 miliardi di persone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dall’ultimo rapporto di Oxfam International*

A dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria i miliardari sono più ricchi che mai e la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani. Nel 2018, soltanto 26 individui possedevano la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mondiale. Solo l’anno prima, queste fortune erano concentrate nelle mani di 46 individui e nel 2016 nelle tasche di 61 miliardari.

La tendenza è netta e sembra inarrestabile. Soprattutto tocca tutti paesi, e non solo quelli più poveri. Una situazione che tocca soltanto i paesi in via di sviluppo? No, perché anche in Italia la tendenza all’aumento della concentrazione delle ricchezze è chiara.

La diseguaglianza nel mondo

Nei dieci anni successivi alla crisi finanziaria il numero di miliardari è quasi raddoppiato. Solo nell’ultimo anno la ricchezza dei Paperoni nel mondo è aumentata di 900 miliardi di dollari (pari a 2,5 miliardi di dollari al giorno) mentre quella della metà più povera dell’umanità, composta da 3,8 miliardi di persone, si è ridotta dell’11,23.

Tra il 2017 e il 2018 i miliardari sono aumentati al ritmo di uno ogni due giorni ma il dato che preoccupa è che la ricchezza si concentra sempre più in pochissime mani. Il patrimonio dell’uomo più ricco del mondo, Jeffe Bezos, proprietario di Amazon, è salito a 112 miliardi di dollari. Appena l’1% di questa cifra equivale quasi all’intero budget sanitario dell’Etiopia, un Paese con 105 milioni di abitanti. E mentre le loro fortune continuano ad aumentare, gli individui più ricchi del mondo e le società di cui sono proprietari godono anche di livelli di imposizione fiscale tra i più bassi degli ultimi decenni: la ricchezza è particolarmente sottotassata. Solo 4 centesimi per ogni dollaro di gettito fiscale provengono da imposte patrimoniali.

Nei Paesi ricchi, in media, la più alta aliquota di imposta sul reddito delle persone fisiche è passata dal 62% nel 1970 al 38% nel 2013, mentre nei Paesi in via di sviluppo è pari al 28,32. Tenendo conto delle imposte dirette e indirette, in alcuni Paesi, come il Brasile e il Regno Unito, il 10% più povero della popolazione paga più imposte in proporzione al proprio reddito del 10% più ricco.

La diseguaglianza in Italia

Alla fine del primo semestre del 2018 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 8.760 miliardi di euro, registrando un aumento di 521 miliardi in 12 mesi) vede il 20% più ricco degli italiani detenere il 72% della ricchezza nazionale, il successivo 20% controllare il 15,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero appena il 12,4% della ricchezza nazionale.

Confrontando il vertice della piramide della ricchezza con i decili più poveri della popolazione italiana, il risultato è ancora più netto. La ricchezza del 5% più facoltoso degli italiani (titolare del 43,7% della ricchezza nazionale netta) è pari a quasi tutta la ricchezza detenuta dal 90% più povero degli italiani. La posizione patrimoniale netta dell’1% più ricco (che detiene il 24,3% della ricchezza nazionale) vale 20 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana.
La ricchezza dei primi 21 miliardari italiani dell’elenco stilato annualmente dal giornale statunitense Forbes (fotografata a marzo 2018) equivaleva alla ricchezza netta detenuta (a fine giugno 2018) dal 20% più povero della popolazione (ovvero 107,1 miliardi di euro).

L’evoluzione della quota di ricchezza detenuta dall’1% più ricco italiano mostra un trend di crescita a partire dal 2009, ad eccezione del calo verificatosi nel 2016 e 2017. La quota di ricchezza detenuta a metà 2018 (24,33%) supera di circa 1,5% quella detenuta dal top 1% a inizio del nuovo millennio.
Nei 19 anni intercorsi tra l’inizio del nuovo millennio e il primo semestre del 2018, le quote di ricchezza nazionale netta detenute dal 10% più ricco tra gli italiani e dalla metà più povera della popolazione hanno mostrato un andamento divergente. La quota di ricchezza detenuta dal top 10%, in risalita dal 2009, si è attestata a fine giugno 2018 al 56,13% (contro il 50,57% del 2000), mentre la quota della metà più povera degli italiani è lentamente e costantemente scesa, passando dal 13,1% di inizio millennio ad appena il 7,85% a metà 2018.

La questione fiscale

Secondo Oxfam, la questione fiscale è dirimente: se i governi facessero pagare all’1% più ricco soltanto lo 0,5% in più di imposte sul proprio patrimonio, otterrebbero un gettito superiore alla somma necessaria per mandare a scuola tutti i 262 milioni di bambini che ancora non vi hanno accesso e fornire assistenza sanitaria in grado di salvare la vita a 3,3 milioni dUSAi persone.
I super-ricchi, inoltre, hanno concentrato 7.600 miliardi di dollari nei paradisi fiscali: nell’insieme, ciò sottrae ai Paesi in via di sviluppo 170 miliardi di dollari all’anno.

Solo per quanto riguarda l’Africa, si ritiene che il 30% della ricchezza privata sia stata trasferita offshore, sottraendo ai governi africani un gettito fiscale stimato in 15 miliardi di dollari.
Il rapporto Oxfam sottolinea come i governi abbiano ridotto nel lungo periodo sia le aliquote massimali delle imposte sui redditi delle persone fisiche, sia quelle delle imposte sui redditi d’impresa.

Solo nel 1980 negli Stati Uniti l’aliquota più alta dell’imposta sui redditi delle persone fisiche era del 70% mentre oggi è del 37%, cioè quasi la metà. Inoltre, grazie a svariate esenzioni e scappatoie, le aliquote a carico dei più ricchi e delle imprese sono di fatto ancora più basse.

Di conseguenza, in alcuni Paesi i più ricchi pagano le imposte più basse dell’ultimo secolo. In America Latina, per esempio, l’aliquota effettiva per il 10% di percettori di redditi più elevati è solo del 4,8 per cento.

La responsabilità dei governi

«Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate – sottolinea Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia –. Ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti i cittadini possano accedere gratuitamente. A cominciare dai milioni di donne e ragazze che ne sono tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. È una loro responsabilità».
Per Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam International, «il crescente divario tra ricchi e poveri ostacola la lotta contro la povertà, danneggia l’economia e alimenta la rabbia globale. I governi devono assicurare che le multinazionali e i ricchi paghino la loro quota di tasse».

* “Bene comune o ricchezza privata?” rapporto 2019

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 43 di Gennaio- Febbraio 2020. “La diseguaglianza e le rivolte”

13/1/2020 www.italia.attac.org

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