Fondo Globale: verso l’obiettivo della fine dell’epidemia

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“Con un maggiore investimento potremmo ridurre in modo significativo l’epidemia dell’Hiv, arrivando a controllarla completamente”. Lo ha detto Mark Dybul, direttore esecutivo del Fondo Globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria, intervenendo al convegno internazionale ‘L’Italia e le sfide future della salute globale’, organizzato al ministero degli Affari esteri a Roma il 5 marzo. “Se invece manteniamo l’attuale livello di investimento le infezioni torneranno a crescere”, ha avvertito Dybul. Il fondo – istituito nel 2001 in occasione del G8 di Genova – ad oggi ha garantito la terapia antiretrovirale a 7,3 milioni di persone con Hiv in 120 paesi del mondo, coprendo il 21 per cento dei finanziamenti internazionali per la lotta all’Aids. Tuttavia la sconfitta dell’epidemia richiede maggiori sforzi: secondo i dati Oms del 2013 35 milioni di persone vivono con Hiv nel mondo e 2,1 di queste hanno contratto l’infezione in quell’anno. Nuovi investimenti sono richiesti in particolare nei paesi a basso e medio reddito, dove vivono 32,6 milioni di persone con Hiv e di queste solo 11,7 milioni (il 36%) ricevono il trattamento antiretrovirale. Per Unaids, l’aumento degli aiuti per la lotta all’Aids nei prossimi cinque anni, è fondamentale per mettere fine all’epidemia in 15 anni. Stefano Vella, direttore del dipartimento del Farmaco dell’Istituto superiore di sanità e vicepresidente dell’associazione Amici del Fondo Globale Europa ha affermato: “Abbiamo ridotto la mortalità di oltre il 50%, ma se dovessimo fermarci le conseguenze sarebbero catastrofiche: i morti stanno diminuendo, ma il numero delle infezioni è in aumento”.

Complessivamente, i donatori pubblici e privati hanno impegnato 12,3 miliardi di dollari per il triennio 2014-2016. Tre in meno di quelli richiesti dal Fondo Globale, vi è stato tuttavia un incremento del 30% rispetto ai 9,2 miliardi di dollari raccolti nei tre anni precedenti. L’aumento è dovuto ai Paesi contributori del Fondo, in particolare gli Stati Uniti, che dal 2001 a oggi hanno erogato oltre 10 miliardi di dollari. L’Europa ha contribuito con due terzi dei finanziamenti al Fondo: i principali donatori sono la Francia (4,25 miliardi di dollari), il Regno Unito (3,22 miliardi), la Germania (2,37 miliardi), l’Unione europea (1,6 miliardi) e l’Italia (1,049 miliardi). Vi sono anche importanti contributori privati come Bill Gates “che da solo ha donato 500 milioni di dollari in 3 anni” ha evidenziato Dybul. L’Italia è oggi il nono maggiore donatore e l’ottavo donatore pubblico del Fondo Globale, con una quota che rappresenta il 3,1% del totale.

Dopo anni di impegni disattesi – con mancati stanziamenti a partire dal 2009 – che sono stati instancabilmente denunciati dalla società civile, l’Italia ha ricominciato a contribuire al Fondo. Il primo annuncio è stato dato con una lettera del presidente del Consiglio Mario Monti  a Lila e Osservatorio Aids nel dicembre 2012. Esattamente un anno dopo, alla conferenza di rifinanziamento svoltasi a Washington il nostro Paese si è impegnato a destinare alla lotta alle pandemie 100 milioni di euro sul triennio 2014-2016. L’annuncio della firma dell’accordo per l’esborso della seconda rata è stato dato da Giampaolo Cantini, direttore generale della Dgcs Maeci (Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale) durante la conferenza tenuta a marzo alla Farnesina. Cantini ha anche affermato che la riforma della cooperazione italiana offrirà nuove opportunità alla lotta alle pandemie perché “amplia il numero di soggetti coinvolti e offre nuovi strumenti finanziari e forme di partenariato”. In riferimento alla possibilità di destinare alla salute globale il 10% degli introiti di una nuova Tassa sulle Transazioni Finanziarie (Ttf) – che avrebbe un importo stimato di 34 miliardi all’anno – il direttore generale della Dgcs Maeci ha detto che “l’idea può essere considerata nel dibattito sul tema” suggerendo una discussione in contesto di Unione Europea.

A dicembre è in programma in Giappone la prima riunione della quinta conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale per il periodo 2017-2019. La sessione conclusiva, in cui i donatori saranno chiamati a esprimere il proprio impegno finanziario per tale triennio, si svolgerà l’anno prossimo. Il suo esito è fondamentale per cambiare il corso dell’epidemia, in considerazione del fatto che la terapia è non solo in grado di migliorare lo stato di salute delle persone infettate, ma anche di interrompere la trasmissione del virus Hiv. Sull’effetto dei farmaci sia terapeutico che preventivo si basa la nuova strategia disegnata dall’Unaids e dall’Oms, con l’obiettivo di mettere sotto trattamento antivirale il più alto numero di persone con Hiv in modo da abbattere la trasmissione del virus e “spegnere” progressivamente l’epidemia.

2/4/2015 www.lila.it/

FOTO copyright ©William Daniels.
Per gentile concessione Ass. Amici del Fondo Globale Europa

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