La porcata

Ecco un’altra porcata. Ieri il Parlamento ha respinto l’introduzione del salario minimo con i voti di tutta la maggioranza.

Tra i testi respinti, che prevedevano un salario minimo tra 9.50 e 10 euro, sono state bocciate, in particolare, le tre mozioni di Movimento 5 Stelle, Pd e Sinistra-Verdi.

Dall’introduzione del salario minimo, ossia di una soglia di retribuzione sotto la quale un datore di lavoro non potrebbe andare per legge, ne avrebbero tratto subito beneficio, a spanne, circa 2,6 milioni di lavoratrici e lavoratori.

Il governo della papessa nera ha messo una pietra tombale, nonostante una “direttiva europea” imponga una sostanziale introduzione del salario minimo nei paesi, ancora sprovvisti, entro il 15 novembre 2024.

Tra i “Paesi dell’UE”, il salario minimo non esiste, oltre che in Italia, anche in Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia, dove i salari sono disciplinati dai contratti collettivi nazionali.

Attenzione: in Italia non è obbligatoria la stipula di contratti collettivi. Infatti, esistono imprese o tipologie di contratti di lavoro individuali in cui non è applicabile nessun contratto collettivo (e nessun limite retributivo).

Secondo l’ultimo report di “In-work poverty in the EU” in Italia l’11,7% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali.

L’ultima porcata è arrivata per giunta nel giorno in cui l’Istat ha stimato il tasso di inflazione stabile all’11,8%: il valore più alto nell’Occidente ultraliberista.

I salari quindi restano ostaggio dell’inflazione e nemmeno la 13esima, per chi la percepisce, sarà detassata, come chiedevano i sindacati.

Non solo non abbiamo uno straccio di salario minimo, ma l’Italia è l’unico dei “Paesi OCSE” in cui c’è stata una riduzione del salario medio tra il 1990 e il 2020: circa 3 punti percentuali.

Si pensi che nel 2021 il salario lordo annuale medio di un lavoratore dipendente a tempo pieno era di 27.404 euro, quando il valore per l’Eurozona è di 37.382 euro.

Infine, per chi avesse un minuto di tempo in più invito a leggere quanto segue.

Secondo i dati forniti dall’INPS nel rapporto annuale 2021, ecco alcuni “CCNL” di settore con le relative retribuzioni:

  • turismo: il trattamento orario minimo è pari a 7,48 euro;
  • cooperative nei servizi socio-assistenziali: l’importo orario minimo ammonta a 7,18 euro;
  • aziende dei settori dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva e commerciale e del turismo: minimo orario contrattuale pari a 7,28 euro;
  • settore tessile e dell’abbigliamento: retribuzione minima pari ad 7,09 euro;
  • servizi socio-assistenziali: il minimo retributivo è fissato in 6,68 euro;
  • imprese di pulizia e dei servizi integrati o dei multiservizi: minimo retributivo orario pari a 6,52 euro. Tale CCNL non viene rinnovato da oltre sette anni;
  • vigilanza e dei servizi fiduciari, non rinnovato dal 2015: il minimo salariale ammonta a 4,60 euro all’ora per il comparto dei servizi fiduciari e poco superiore a 6 euro per i servizi di vigilanza privata.

Alfredo Facchini

1/12/2022 https://diogeneonline.info

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *