Lettera al signor Di Battista del M5S

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Ultimamente mi sono imbattuto nella sua intervista rispetto alla Canapa Indiana, la famosa Maria, nulla a che vedere con la vergine santa. Nel sentire le sue parole, ho ricordato quelle di un certo Woody Allen, personaggio che non stimo particolarmente. Lui disse “In generale un’affermazione della destra è sempre una cattiva notizia, è sempre una faccenda pericolosa. Perché la destra dà risposte molto semplici, dirette a problemi enormi. Ci sono i senzatetto? Che se ne vadano. C’è un aumento di criminali? Ripristiniamo la pena di morte. Soluzioni che naturalmente non tentano di capire il perché dei fenomeni a cui vengono applicate. Al momento possono sembrare efficaci, ma fra venti anni sarà peggio e ne faranno le spese le generazioni del futuro che di nuovo si troveranno di fronte problemi gravissimi”.

Mi permetto di citarlo, perché la superficialità con cui lei  affronta, sia la liberalizzazione, che il problema droga, fanno emergere prepotentemente la riflessione di Allen.

Vede, sig Di Battista, lei dice che il drogato ha paura di vivere, quindi la terapia potrebbe essere  una somministrazione forzata di anfetamine? O lei pensa davvero di classificare un problema, così, con due parole? Un po’ come Renato Zero; anzi lui  diceva che il drogato è solo un malato di nostalgia. Posso perdonare il Renato Nazionale, del resto la poesia è il frutto dell’antitesi o, viceversa, del volo esteso. Non accetto, però,  che un parlamentare liquidi con due parole il problema droga.

Non vorrei stare qui a farle una lezione sulle problematiche sociali. In fondo gli operatori terapeutici neanche pensano di doverle rispondere, loro vivono sulla pelle questa tragedia e lo fanno per quattro soldi.

Sig. Di Battista, la droga ha distrutto intere generazioni in periferia, senza contare le malattie conseguenti alla tossicità. Dicendo così, lei sprezza il mio amico Dario che, per seguire un ragazzo di 16 anni, intossicato fino al midollo, con manie di persecuzione, ha rallentato l’assunzione  di farmaci per curare il suo tumore. Si  è dato anima e corpo per salvare un ragazzo, sfidando la vita, alla fine ha vinto la morte, ma il ragazzo sta bene.

Lei non conosce la storia di Luigi, 40 anni come operatore terapeutico. Faceva quasi venti colloqui al giorno tra carcerati e comunità terapeutica, lavorava anche di domenica, diceva che si sentiva bene solo nel dare; alla fine si è ritrovato a dover combattere una depressione senza limiti, adesso non c’è più. Potrei citarle migliaia di eroi!

Credo che lei debba rivedere il modo con cui affronta certe tematiche così complicate.

Non discuto sulla legalizzazione, ormai è doveroso l’assenso, perchè andare controcorrente sarebbe fuori moda.

Voglio solo ricordarle che l’assunzione di thc in giovane età, nel periodo della formazione porta a un distacco dalla realtà, a volte, pericoloso. Certo. la birra e i liquori fanno più male, ma anche, in questo caso, le parole vanno misurate, perchè la società crea mostri ancor prima che essi appaiono. Mi congedo nel dirle che i fumatori di Maria sono quasi sempre pacifisti, con un certo disgusto in corpo per le divise, quindi la sua idea di vendere marijuana per “sovvenzionare” la polizia, mi sembra, diciamo naif.

Antonio Recanatini

21/10/2015

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