Mutualismo e salute mentale

A partire dalla metà dell’800, nei mutanti assetti sociali della società industriale, le pratiche mutualistiche permisero alle comunità sopratutto locali di trovare e fornire risposte concrete ai nuovi bisogni sociali e di salute emersi a partire dal cambiamento delle condizioni di vita di molti lavoratori. Questo corpo variegato di pratiche,  a partire dai valori di reciprocità, uguaglianza e solidarietà, ha alimentato il capitale sociale di alcune comunità e la percezione di un supporto da parte dei cittadini nei casi di difficoltà e di fiducia nei confronti del tessuto sociale. In assenza di istituzioni pubbliche a tutela della salute della popolazione, l’autorganizzazione delle   comunità attraverso lo scambio di risorse e capacità, si rivelò spesso efficace nella risposta ai bisogni di individui e famiglie ma non altrettanto, per via della pressante vigilanza governativa, nel dare vita a rivendicazioni politiche volte modificare gli assetti sociali da cui tali bisogni, strutturalmente, emergevano.  Alcune delle funzioni sociosanitarie assolte dalle Società di Mutuo Soccorso, proliferate dalla loro istituzione nel 1886, furono assorbite dalla nascita del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978 che ne superò molti dei limiti in favore di un sistema di cure e protezione sociale finanziato dalla fiscalità generale, teso all’omogeneità su tutto il territorio statale e, almeno nelle intenzioni, universalistico.

Matteo Bessone

CONTINUA SU https://www.saluteinternazionale.info/2020/11/mutualismo-e-salute-mentale/

23/11/2020 https://www.saluteinternazionale.info

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *