Povertà, dietro ai numeri ci sono le vite impossibili di troppe persone

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La realtà di un paese sempre più sofferente, ingiusto e diseguale: è questo che emerge continuamente da ricerche e statistiche, oltre che dalla quotidiana esperienza di ognuno.

Solo 2 giorni fa il dato di 307mila famiglie milionarie, l’1,2% che detengono il 20,9% della ricchezza finanziaria, con la previsione che nei prossimi 4 anni cresceranno e la quota di ricchezza nelle loro mani raggiungerà quasi un quarto del totale.

Oggi i dati Istat sulla povertà, che cresce ancora, e come era già successo l’anno scorso fa registrare i numeri più alti mai raggiunti dal 2005, cioè dall’inizio delle serie storiche.

Le persone in condizione di povertà assoluta sono 4 milioni e 742mila, 150mila in più rispetto al 2015. Quelle in povertà relativa passano da 8 milioni e 307mila a 8 milioni e 465mila. La povertà assoluta passa in un anno dal 19,8% al 23,2% tra le persone in cerca di occupazione, triplica rispetto al 2005 nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha meno di 35 anni, ed è doppia rispetto alla media se è un operaio.

La realtà smentisce ogni propaganda sul superamento della crisi e sulla bontà delle politiche fatte in questi anni.

Le misure di contrasto alla povertà già presenti nella legge di stabilità del 2015 e poi sistematizzate con quella del 2016 non hanno avuto alcuna efficacia, per le risorse ridicole messe in campo. E come non vedere la connessione tra le politiche per il lavoro e questi dati? Si conferma quello che diciamo da tempo sugli effetti del Jobs Act: gli aumenti dell’occupazione concentrati nella fascia degli over 50 dipendono dalla controriforma Fornero delle pensioni che blocca l’accesso al lavoro dei più giovani. Per questi c’è la disoccupazione o il lavoro sempre più precario e sottopagato.

E’ il fallimento delle politiche liberiste dei governi Renzi-Gentiloni con quasi 40 miliardi di sgravi e incentivi alle imprese, tagli delle tasse per i più ricchi, precarizzazione del lavoro, nessuna reale misura di contrasto alla povertà mentre continuano i tagli al welfare, alla sanità come al fondo per le politiche sociali.

La condizione drammatica del paese chiede una svolta radicale: da un ruolo diretto dello Stato nel creare occupazione al reddito minimo, dalla cancellazione della Fornero al rilancio del welfare, con una radicale riforma fiscale che ripristini la progressività delle imposte e istituisca una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

E’ il programma minimo per una sinistra che voglia davvero costruire una alternativa. In fretta, perché dietro ai numeri ci sono le vite impossibili di troppo persone.

Roberta Fantozzi

responsabile nazionale Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

13/7/2017 www.rifondazione.it

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