Sandrine è morta aspettando per ore l’ambulanza

bakayoko_sandrine_2_672-458_resize

Sandrine Bakayoko, la giovane ivoriana di 25 anni morta nel Centro di accoglienza di Cona, ha aspettato per ore l’ambulanza. Era rinchiusa nel centro da agosto del 2016, quando era riuscita ad arrivare in Italia. “È inaccettabile che occorra attendere fino a 8 ore per avere sul posto un’ambulanza che presti i dovuti soccorsi a una migrante, che poi purtroppo ha perso la vita. Ed è ancora più inaccettabile la reazione di coloro che hanno tenuto a lungo assediato i 25 addetti del centro liberati solo a tarda notte”. Ad affermarlo è il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, Federico Gelli, il quale ha annunciato che “quanto prima la nostra Commissione si occuperà del caso cercando di fare piena luce sui drammatici fatti di Cona ma appena possibile ascolteremo anche il ministro dell’Interno Minniti”

La Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, e sulle condizioni di trattamento dei migranti, aprirà infatti un’inchiesta sulla vicenda del centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, dove è scoppiata una rivolta dopo la morte di Sandrine all’interno del centro. E la Commissione ha annunciato anche di voler ascoltare il ministro dell’interno Marco Minniti, per capire “se predisporre i Cie, centri di identificazione ed espulsione, in ogni regione sia realmente la risposta giusta all’emergenza immigrazione”, ha spiegato il presidente della Commissione di Inchiesta sui Migranti, Federico Gelli, perché “i Cie rischiano di creare altri ghetti, meglio l’accoglienza diffusa nei Comuni”.

“Con lui vogliamo capire se predisporre i Cie, centri di identificazione ed espulsione, in ogni regione sia realmente la risposta giusta all’emergenza immigrazione”. Gelli ricorda che in Italia ci sono 10 Cie di cui però solo 4 operativi e “l’esempio del Cpa di Cona, passato in poco più di un anno da 50 a 1400 ospiti, ribadisce l’inadeguatezza di queste strutture che troppo spesso diventano ghetti difficili da gestire”.

“Nei Centri d’accoglienza, le persone sono spesso ridotte a delle merci o pacchi postali tra sfruttamento sociale e lavorativo. Il tutto costruito su un sistema che genera disumanizzazione e ghettizzazione dei profughi” denuncia Aboubakar Soumahoro, portavoce in Italia della Coalizione dei San Papiers e attivista dell’Usb, “Ecco perché ogni vita persa in quei luoghi è sulla coscienza morale e politica dello Stato e delle sue articolazioni territoriali. Verità e Giustizia per Sandrine”!

Redazione

4/1/2017 http://contropiano.org

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *