Sfruttamento e subappalti: il lato oscuro dell’industria della carne

Dà lavoro a un milione di lavoratori in tutta Europa con un giro di affari di oltre 222 miliardi di euro all’anno eppure nella filiera della carne, come denunciano i sindacati, gran parte degli occupati dipendono da ditte supabbaltatrici e agenzie interinali con il risultato che molti di loro guadagno dal 40% al 50% in meno rispetto ai colleghi dipendenti.

Il quotidiano britannico The Guardian ha condotto un’inchiesta in diversi paesi europei, Italia compresa, per raccontare le condizioni di lavoro degli addetti alla macellazione e confezionamento della carne, settore salito alla ribalta durante il lockdown per il numero dei contagi. È, secondo il quotidiano, “il modello di subappalto che è al centro dello sfruttamento e delle violazioni dei diritti nell’industria della carne”.

In Italia, più di 21.000 persone lavorano nell’industria della carne. Oltre il 50% della forza lavoro nella macellazione e il 25% nella lavorazione della carne sono migranti dall’Europa orientale, dai Balcani, dall’Africa settentrionale e centrale e dall’Asia orientale. “Secondo i sindacati – riporta il Guardian – sono sempre più impiegati attraverso cooperative, dove possono costare alle aziende fino al 40% in meno rispetto ai loro omologhi dipendenti diretti”.

Le false cooperative nella filiera suinicola italiana

Secondo una ricerca finanziata dalla Ue sull’industria della carne suina italiana – proseguono gli autori dell’inchiesta “molte delle cooperative di lavoro sono risultate essere fasulle, istituite in modo fraudolento da aziende di carne per sfruttare la flessibilità del lavoro e i vantaggi fiscali. Gli stabilimenti per la carne spesso subappaltano le cooperative del settore dei trasporti per evitare i salari più alti coperti dal contratto collettivo del settore alimentare, una strategia documentata anche nell’industria belga della carne”.

Non va meglio in altri paesi. In Gran Bretagna su 97.000 addetti circa il 38% sono cittadini con passaporto non europeo mentre in Spagna circa un terzo della forza lavoro nel settore della carne sono migranti, per lo più dal Nord Africa e dall’Europa orientale. Nei Paesi Bassi – uno dei maggiori esportatori di carne d’Europa con vendite del valore di 8,8 miliardi di euro lo scorso anno – l’ispettorato del lavoro ha affermato che i migranti, principalmente con contratti precari, costituiscono fino al 90% della forza lavoro.

“I lavoratori migranti nell’industria della carne sono un gruppo invisibile“, ha spiegato al Guardian il professor Martijn Huysmans, dell’Utrecht University School of Economics, aggiugendo: “Nei negozi olandesi puoi avere informazioni sul benessere animale del capo macellato ma a ironia della sorte, non puoi vedere in quali condizioni lavoravano le persone nel mattatoio“.

Dov’è il benessere sindacale?

I sindacati chiedono che nel settore delle carni venga vietato a livello europeo il ricorso al subappalto e che ci sia una responsabilità solidale e condivisa lungo tutta la filiera. “Ci sono lavoratori gomito a gomito che svolgono lo stesso lavoro, ma in condizioni diverse” spiega al Salvagente Enrico Somaglia, vicesegretario generale dell’Effat, la Federazione europea dei sindacati dell’alimentazione, dell’agricoltura e del turismo. “È un settore malato basato sui prezzi bassi della carne, sullo sfruttamento del lavoro. Che si parli di subappalti, di lavoratori somministrati o di false cooperativa, parliamo di pratiche messe in campo dalle aziende per tagliare i costi e fuggire dalle loro responsabilità”.

In Italia esiste un contratto collettivo nazionale del settore tuttavia il ricorso al subappalto fa sì che vengano magari impiegati lavoratori con stesse mansioni ma ai quali viene applicato il contratto della logistica o dei servizi. “Purtroppo – aggiunge Somaglia – c’è un problema di dumping contrattuale oltre che salariale, ovvero lungo la filiera non c’è l’obbligo di applicare lo stesso tipo di contratto. E questo genera discriminazioni tra lavoratori dello stesso comparto e anche un’alterazione della concorrenza”.

Dopo gli scandali dei focolai di Covid scoppiati in Germania e anni di dumping salariale, il governo di Berlino ha approvato una legge entrata in vigore nel gennaio 2021 che vieta il subappalto nelle aziende di macellazione e di confezionamento e limita il ricorso al lavoro in somministrazione. È questo il modello al quale guardare? “Di certo la Germania con questa legge ha fatto un passo importante. Come Effat chiediamo alla Commissione europea un’iniziativa legislativa che contempli due cose: che lungo la filiera ci sia una responsabilità solidale e condivisa da parte dell’azienda alimentare e che in settori come quello delle carni sia vietato il subappalto”.

Enrico Cinotti

28/9/2021 https://ilsalvagente.it/

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *