Tap, l’analisi costi-benefici non esiste

notapÈ scaduto il 10 settembre il termine ultimo per rispondere alle “Istanze di accesso civico generalizzato” (cosidetto “Foia”) rivolte ai ministeri del governo, competenti sui procedimenti relativi al gasdotto transadriatico, e promosse dal Movimento NoTAP, da quello omologo della Provincia di Brindisi, dal Comitato NoTAP Salento, dalla rete associativa “Salento Km0”, dalle associazioni “Terra Mia” e “Bianca Guidetti Serra”, nonché dai cittadini salentini. Il quadro informativo, che ne emerge, è assai preoccupante. Nonostante un’estate scandita da dichiarazioni governative e notizie di stampa sui “vantaggi” dell’opera, i “costi” del suo abbandono, la “seria analisi costi-benefici”, i “risparmi di bolletta” con la sua messa in servizio, gli uffici dei ministri hanno smentito i loro titolari.

Il Ministero degli Affari Esteri, interpellato dopo il viaggio di Moavero Milanesi in Azerbaijan per confermare la “strategicità” dell’opera, ha comunicato di non disporre di nulla e di rimettere tutto al Ministero dello Sviluppo Economico. Quest’ultimo, diretto dal Vicepremier Di Maio, ha preferito tacere (per cui è stata promossa una nuova istanza di riesame al responsabile anticorruzione del Ministero. L’altro Ministero con Vicepremier, quello di Salvini che continua a insistere sul risparmio del 10 per cento nelle “bollette degli italiani”, dichiara esplicitamente, per firma del suo Vice Capo di Gabinetto Vicario, che si tratta di esternazioni meramente politiche. La Ministra per il Sud, Barbara Lezzi, che alle contestazioni dei suoi elettori salentini aveva detto più volte di aver letto le carte sui costi-benefici, non trova sponda nelle risposte del suo Capo di Gabinetto. Ora ci si è rivolti al Ministro Toninelli.

Si allegano le istanze di accesso con le risposte ricevute, nonché l’ulteriore richiesta di riesame all’Anticorruzione del MISE, per farsi un’idea di tale situazione. Tra l’altro, tutte le istanze sono state legittimate non solo dalla legge, ma anche dal “Contratto di governo”, che esplicitamente contempla l’analisi costi-benefici da parte del cosiddetto “Comitato di conciliazione” che pare non partire ancora (si allega la ulteriore “FOIA” promossa in merito). Quindi, il contesto è indubbiamente enigmatico e attesta almeno cinque evidenze.

  1. La prima evidenza è che i Governi della precedente legislatura hanno proceduto nell’approvazione dell’opera TAP senza attivare alcuna analisi, documentabile e verificabile, degli effettivi benefici dell’opera e dei suoi costi intertemporali. Parandosi dietro l’imposizione dell’interesse “strategico”, non solo hanno ristretto gli spazi di deliberazione dei Cittadini, scatenando il dissenso partecipato delle popolazioni e di diverse amministrazioni locali salentine, ma soprattutto hanno eluso standard internazionali di trasparenza, obblighi di informazione previsti dalla Convenzione di Aarhus, obblighi specifici di analisi dei costi, che proprio la normativa europea sui PIC, i programmi tra i quali si ascrive appunto TAP, esigerebbe.
  2. Tra l’altro, questo significa anche che il Parlamento della precedente legislatura, ed è la seconda evidenza che si desume da lacune e silenzi del Governo, ha ratificato, con la legge n. 153 del 2013, un Trattato internazionale con Albania e Grecia di subordinazione della propria sovranità agli interessi finanziari di TAP, senza una verifica dei “vantaggi” di tale subordinazione. È noto, infatti, che quel Trattato trilaterale, votato da una maggioranza frutto di una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, incorpora, nel suo Preambolo, la cosiddetta “Carta dell’Energia”, il cui art. 47 comma 3 contiene una clausola definita “zombie”, perché impone allo Stato, anche in caso di recesso, di restare vincolato ai costi e benefici della multinazionale per una proiezione di vent’anni, come se il recesso non esistesse (di qui, la formula “zombie” di quel comma: «Le disposizioni del presente Trattato continuano ad applicarsi agli investimenti effettuati nell’area di una Parte contraente da investitori di altre Parti contraenti o nell’area di altre Parti contraenti da investitori di detta Parte contraente, per un periodo di 20 anni a decorrere dalla data in cui il recesso dal Trattato prende effetto».). Appare dunque singolare che lo Stato italiano abbia accettato il primato dei costi-benefici della multinazionale privata, senza nulla aver valutato dei propri, a garanzia dei Cittadini e dell’autonomia sovrana delle scelte politiche. è vero che l’Italia ha già effettuato il recesso da quella “Carta” (a decorrere dal 2016), ma è altrettanto vero che la sua interpretazione è molto controversa, rispetto al Trattato del 2013 che l’ha appunto incorporata prima del recesso: un atto suicida nelle “strategie” energetiche dell’Italia, di cui nessuno ha avvertito la decenza di mettere al corrente i Cittadini, prima di “ratificarlo”.
  3. Il silenzio, però, e siamo alla terza evidenza, è anche del Governo in carica, che addirittura tace con il MISE verso un altro Ministero, quello degli Esteri, nonostante il “Contratto per il governo del cambiamento” (votato dagli elettori e inserito nelle mozioni parlamentari di fiducia al Governo) garantisca trasparenza nelle analisi costi-benefici. A questo punto, delle due l’una: o il Governo effettivamente non ha nulla di chiaro e documentabile su tale analisi costi-benefici (nonostante i Manuali di buone pratiche che gli stessi uffici ministeriali e quelli del Senato mettono a disposizione per i decisori politici: cfr. La valutazione dei costi e dei benefici nell’analisi dell’impatto della regolazione, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2001; Ufficio valutazione di impatto del Senato della Repubblica, Strumenti di programmazione e ACB: l’esperienza italiana, 2017), oppure preferisce mantenere un non comprensibile (perché in violazione della Convenzione di Aarhus) riserbo in merito, pur continuando con esternazioni ufficiali di richiamo ai “vantaggi” dell’opera ed eludendo i migliori standard OCSE di trasparenza verso i Cittadini. La trasparenza informativa è un bene comune che rafforza la democrazia, perché consente a chiunque di maturare opinioni e determinazioni in modo pubblico e accessibile senza ostacoli. In tutta la storia di TAP, sembra questo il costante tassello mancante dell’intero mosaico (basti ricordare che, come documentabile, le “informazioni ambientali” – negate ai Cittadini dal … Ministero dell’Ambiente nella precedente legislatura – sono state finalmente garantite dopo un ricorso e una sentenza del TAR Lazio contro … il Ministero dell’Ambiente).
  4. In questo quadro, la quarta evidenza riguarda le “preoccupazioni” votate a suo tempo (per determinazione dei parlamentari europei M5S), nel maggio 2018, dal Parlamento Europeo, in merito alla corrispondenza degli investimenti della BEI su TAP agli standard internazionali di garanzia sociale e ambientale: quelle preoccupazioni, alla prova delle lacune ministeriali, non sono per nulla infondate, perché il dovere di informare sui costi e benefici di un’opera impattante, come TAP, risponde appunto a una delle più importanti garanzie sociali (nulla si sa, per esempio, sulle ricadute occupazionali definitive – non quelle contingenti di cantiere – dell’opera) e ambientali (con riguardo, per esempio, alle emissioni c.d. “fuggitive” e ai costi “climatici” rispetto all’Accordo di Parigi del 2015) indicate da quegli standard, evidentemente disattesi.
  5. D’altra parte, ed è l’ultima amara evidenza che confessioni e silenzi ministeriali ci consegnano, decidere di portare avanti un’opera come TAP, a fortissimo impatto sul clima (nessuna evidenza scientifica lo nega), senza aver contezza informativa di che cosa possa comportate per quella drammatica categoria di costi, che sia l’ONU che il Consiglio Economico e Sociale Europeo hanno dichiarato prioritari per la tutela dei diritti delle generazioni future (ci si riferisce ai costi “climatici” di cui parlano, per esempio, il documento ONU “Global Sustainable Development Report 2019 drafted by the Group of independent scientists” e l’ultimo parere CESE del marzo 2018/C 081/04), significa perpetrare un imperdonabile atto di irresponsabilità politica; ancor più difficile da accettare, se si pensa che la clausola “zombie” garantisce comunque gli interessi di TAP nei suoi costi-benefici, mentre i Cittadini italiani, grazie a una politica che di costi-benefici parla senza verifiche trasparenti, subiranno probabilmente solo costi, presumibilmente sempre maggiori nel quadro dei cambiamenti climatici del pianeta e per diverse generazioni, non certo “compensabili” (perché il degrado climatico non si compensa con il denaro) da eventuali “risparmi di bolletta” (“risparmi” che nessuno studio e nessuna indagine prospettica assume come certi e addirittura quantificati al 10%, dichiarato dal Ministro Salvini: cfr. È vero che il Tap ridurrebbe del 10% il costo dell’energia per gli italiani? in https://www.agi.it/fact-checking/tap_costo_energia_salvini).

Allo stato attuale, è questa l’unica “strategia” che si desume dalle risposte e dai silenzi dei Governi di ieri e di oggi. Viene da chiedersi a chi possa andar bene un simile scenario, dato che offende l’intelligenza civica di tutti al di là di come la si pensi su TAP, perché occulta il presente e il futuro di una vita sostenibile nell’era dell’incertezza climatica e della transizione ecologica, che sta cambiando radicalmente le dinamiche del mercato energetico e dei bisogni dei Cittadini. La politica è capacità di tematizzare coraggiosamente il futuro. Su TAP, almeno allo stato dell’arte delle risposte e dei silenzi, si continua a non farlo.

 Documenti analisi costi-benefici TAP 

Movimento No TAP, Comitato No TAP Salento, Movimento No TAP della Provincia di Brindisi, Associazione “Terra mia”, Associazione “Salento Km0”, Associazione “Bianca Guidetti Serra”, Prof. Graziano Petrachi, Prof. Avv. Michele Carducci.

13/9/2018 https://comune-info.net

 

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