Omicidio sul lavoro nell’area Fincantieri di Ancona: il governo attualmente in carica è corresponsabile
Dalla ”cultura della prevenzione” alla prassi e al potere operaio della prevenzione
Ancora una volta morte sul lavoro; la ministra Calderone aveva appena esibito i dati Inail che attesterebbero addirittura un calo degli eventi mortali; ma sono dati inattendibili e peraltro , anche un solo morto è “troppo”
Il governo in carica è corresponsabile di quanto accaduto; spieghiamo perché : il governo e la maggioranza parlamentare hanno deliberato un finanziamento a Fincantieri di 80 milioni di euro per ripianare le “spese “che la azienda ha sostenuto per risarcire (in maniera peraltro inadeguata, anche perché un vero risarcimento non è umanamente possibile) le vittime dell’amianto; immaginiamo la “filosofia” di Fincatieri, evidentemente suggerita al governo “amico dei padroni” : abbiamo ucciso ( omicidi colposi o anche omicidi colposi cin previsione) molti operai ma “pensavamo che uccidere operai fosse gratis” evidentemente il “ragionamento” ha fatto breccia nel caritatevole cuore del governo che ha combinato il “prelievo” dal Fondo vittime dell’amianto : cioè è stato sottratto dal fondo per le vittime per essere devoluto alla azienda responsabile della strage colposa.
QUESTO EPISODIO E’ GRAVISSIMO E MINA LE BASI DI UNA QUALUNQUE POSSIBILITA’ DI COESIONE SOCIALE: domani chiunque,
responsabile di omicidio colposo, potrà chiedere al governo la restituzione dei risarcimenti che è stato condannato, da un tribunale, a versare alla vittima !
Certo non è l’unico atto iniquo di questo governo; materialmente, rispetto alle spese militari che consentono il prolungamento delle guerre, è persino un finanziamento “iniquo” ma minore (anche se solo dal punto di vista quantitativo);
rimane il fatto che il governo di un paese civile non deve finanziare guerre e non deve dare nessun sostegno economico o morale a chi, ha violando le norme di prevenzione, ha gravemente pregiudicato la speranza di vita o anche “solo” di salute di lavoratori e lavoratrici.
I finanziamenti devono essere piuttosto dati ai lavoratori , ai loro rappresentanti, agli rrllss spesso boicottati, perseguitati e
licenziati per aver denunciato lacune e gravi rischi nella procedure di sicurezza; i recenti commenti di alcune componenti sindacali dopo l’omicidio di Ancona sono da discutere apertamente, non certo per polemica ma per un confronto aperto e sincero tra lavoratori, per evitare ogni forma di subalternità o di “timidezza” nei confronti dei datori di lavoro:
- La cultura della prevenzione intesa come conoscenza del rischio è necessaria ma è solo la premessa
- ALLA CULTURA DELLA PREVENZIONE DEVE ASSOCIARSI LA PRASSI E SOPRATTUTTO IL POTERE (OPERAIO) DELLA PREVENZIONE
- IL DVR (DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO) NON DEVE ESSERE DELEGATO AL PADRONE MA DEVE ESSERE VALIDATO CRITICAMENTE DAI LAVORATORI E DALLE LORO RAPPRESENTANZE
- IL DVR DEVE ESSERE PUBBLICO !
- LO STRUMENTO NECESSARIO PER LA AUTODIFESA E’ LA ASSEMBLEA OPERAIA DI GRUPPO OMOGENEO CHE I LAVORATORI AUTOGESTISCONO CON MEDICI DEL LAVORO E TECNICI DELLA PREVENZONE DI LORO FIDUCIA NOMINATI anche ai sensi dell’art.9 dello STATUTO DEI LAVORATORI
- DA MOLTI DECENNI RIVENDICHIAMO IL POTENZIAMENTO DEI SERVIZI DI PREVENZIONE (CHE NON ARRIVA MAI) E L’AFFINAMENTO DELLE PROCEDURE DI INTERVENTO DEI SERVIZI MA OCCORRE USCIRE DA UNO SCENARIO IN CUI I
LAVORATORI SONO “SOGGETTI VIGILATI PASSIVI”; I SERVIZI DI VIGILANZA DEVONO ENTRARE IN SINERGIA operativa
CON LE ASSEMBLEE OPERAIE DI GRUPPO OMOGENEO - IL RISCHIO SI ABBATTE ALLA FONTE, I DDPPII SI ADOTTANO SOLO DOVE E QUANDO LA ELIMINAZIONE ALLA FONTE NON E’ TECNOLOGICAMENTE FATTIBILE (e non perché “abbatterlo” rappresenta un costo per la azienda); nel caso dell’ultimo operaio morto ad Ancona certamente occorre fare una analisi sulla disponibilità del dpi adeguato ma anche e prima occorre comprendere come sarebbe stato possibile prevenire lo sviluppo della fiammata
- Tutta la organizzazione del lavoro va rivista e revisionata con azioni di miglioramento ispirati anche a criteri di
ergonomia sia per l’abbattimento dei rischi fisici che per la eliminazione di condizioni di distress - Lo sciopero di otto ore indetto per questo ennesimo omicidio deve trovare continuità con dimensione nazionale e
protrarsi nel tempo dopo le prime otto ore - INTERROMPERE FINALMENTE E DEFINITIVAMENTE IL MICIDIALE MECCANISMO DEGLI APPALTI CHE COMPORTA UNA ABITUALE E DRAMMATICA CADUTA DELLE MISURE DI PREVENZIONE
- Lo sciopero, in caso di accertata violazione delle misure di prevenzione NON DEVE COMPORTATE DECURTAZIONI SALARIALI
Esprimiamo cordoglio e solidarietà ai familiari e ai compagni di lavoro della vittima e un sincero augurio di guarigione al lavoratore
ricoverato in ospedale; sostegno anche (ovviamente pro bono) sul piano tecnico e professionale.
Uguale speranza di vita e di salute per tutti
ARRIVARE IL GIORNO PRIMA E NON IL GIORNO DOPO
CONTARE SULLA FORZA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI
Vito Totire, medico del lavoro, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO
via Polese 30 40122 Bologna
Ancona/Bologna, 30.9.2026









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