La Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina a Roma – la guerra e la “mangiatoia” continuano
La farsa in sostegno al regime ucraino continua, il palcoscenico è l’Italia: a Roma il 10 – 11 luglio è andata in scena la Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina (Ukraine Recovery Conference 2025).
Come si legge nelle fonti ufficiali, l’evento è stato co-organizzato da Italia e Ucraina, con il coinvolgimento di governi, parlamenti, organizzazioni internazionali, imprese, comunità locali e società civile.
Presenti all’evento circa 5.000 partecipanti, fra cui circa 100 delegazioni governative e 40 Organizzazioni Internazionali, incluse le principali banche di sviluppo, 2.000 aziende e rappresentanti di autonomie locali e società civile, oltre 500 giornalisti accreditati.
All’appuntamento, tra le personalità di spicco, erano presenti: la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier polacco Donald Tusk, persino l’inviato speciale di Trump per Russia e Ucraina Keith Kellogg.
La premier Giorgia Meloni entusiasta per la vasta partecipazione all’evento, ha promesso “impegni per oltre 10 miliardi di euro”, a sostegno della ricostruzione e dello sviluppo dell’Ucraina.
Tutti, a parole, si sono impegnati a ricostruire l’Ucraina, tuttavia non si capisce bene con quali soldi, visto che per la ricostruzione dell’Ucraina, secondo la Banca Mondiale servono oltre 500 miliardi di euro.
Zelensky (immancabilmente vestito, con la solita tuta facsimile militare) presente con la moglie, come prevedibile, ha chiesto più armi e soldi, soprattutto i sistemi Patriot e ovviamente nuove sanzioni alla Russia, in altre parole: più guerra alla Russia.
Giorgia Meloni, con Zelensky hanno addirittura valutato una possibile coproduzione tra Italia (ditta Leonardo) e Ucraina di droni militari (in una nota successiva “Leonardo” ha smentito “categoricamente” tale ipotesi).
Pare che Giorgia Meloni abbia dimenticato che tutto ciò potrebbe portare allo scontro diretto tra Italia e Russia. Non teme questa possibilità? Considerando inoltre che l’Ucraina è un paese in piena bancarotta in concreto chi dovrà pagare la produzione di droni? Non è stato specificato a meno che si dia già per scontato che sarà l’Italia.
Sorge una domanda elementare: ma se la ricostruzione segue sempre il raggiungimento della pace, perché Zelensky chiede armi? Probabilmente perché lui, come chi gli fornisce armi, non vuole la pace!
Nel suo discorso d’apertura Giorgia Meloni senza mezzi termini ha attaccato la Russia: “La Russia ha fallito”, (in che cosa? gli analisti seri sono d’accordo a ritenere questa guerra già vinta dalla Russia), ovviamente non una parola sull’inizio della guerra nel 2014, sulle cause del conflitto, sulle continue sofferenze della popolazione del Donbass, sulle stragi di civili che le armi occidentali provocano nel Donbass, nella regione di Kursk e negli attacchi terroristici in profondità sul territorio russo.
“È questo il messaggio che vogliamo ribadire con forza oggi. La Russia incrementa gli attacchi contro i civili, colpisce le infrastrutture indispensabili per la popolazione perché il disegno è lo stesso dall’inizio della guerra: tentare di piegare gli ucraini con il buio, con il freddo, con la fame, con la paura. Questo piano, come altri, è fallito. È fallito in primo luogo perché tutti hanno imparato quanto gli ucraini siano molto più tenaci di ogni aspettativa ed è fallito perché la comunità internazionale si è schierata contro questo scempio, assicurando l’assistenza urgente e necessaria per garantire la continuità dei servizi essenziali. Penso che dovremo tenerne conto in futuro, dovremo tenere conto di chi ha fatto tutto ciò che poteva per impedire queste barbarie e chi invece non l’ha fatto”… Ha sottolineato Giorgia Meloni.
La presidente del Consiglio italiana ha inoltre annunciato il piano dell’Italia per la città di Odessa “Ricostruiamo il cuore culturale dell’Ucraina”:
“Non è un caso che l’Italia abbia scelto di occuparsi di alcuni dei simboli dei luoghi che compongono il mosaico identitario della Nazione ucraina, quel luogo è Odessa e quei simboli sono la Cattedrale della Trasfigurazione, la Filarmonica, il Museo delle Belle Arti. Gemme di un patrimonio culturale splendido che ci appartiene come europei e che, come europei, vogliamo proteggere perché possa essere consegnato a chi verrà dopo di noi”.
Nessuno ricorda un precedente, quando nel marzo 2022 il governo italiano promise all’Ucraina la ricostruzione del teatro di Mariupol. Dopo i combattimenti Mariupol è diventata una città russa e i lavori di ricostruzioni della città e del teatro ora procedono velocemente per mano russa.
Keir Starmer e Emmanuel Macron in collegamento da Londra, hanno annunciato la svolta operativa dei cosiddetti “Volenterosi”. Dopo aver evocato “più pressione” su Putin, Starmer ha fatto sapere che i piani per la forza di peacekeeping postbellica dei “Volenterosi” sono pronti, che Regno Unito e Francia mobiliteranno “fino a 50mila uomini” sul campo e che “un quartier generale della coalizione è già aperto a Parigi”.
Il cancelliere della Germania Friedrich Merz ha affermato che la Germania è pronta ad acquistare dagli Stati Uniti dei sistemi missilistici Patriot da inviare all’Ucraina.
In sostanza, un bel palcoscenico mondiale certo! Ma dove gli interessi per gli italiani? Difficile trovarli. Ciò che si finge di non sapere è che queste somme colossali promesse all’Ucraina, in aggiunta a quelle che serviranno per il riarmo europeo contro la Russia, possono essere recuperate solo mediante drastici tagli su altri comparti della società italiana.
Il popolo italiano sarebbe enormemente grato alla Meloni se, invece di pensare alla ricostruzione dell’Ucraina, dovesse pensare a salvare l’Italia, a ricostruire l’Italia: strade dissestate, lavori pubblici iniziati e mai terminati, treni regolarmente in ritardo, servizi sociali e servizi sanitari al minimo (mesi e mesi di lista d’attesa per un qualsiasi esame diagnostico col SSN), interi quartieri periferici di città in mano al degrado e alla delinquenza degli immigrati, pressione fiscale soffocante, povertà, mancanza di lavoro stabile.. distruzione dell’export italiano verso la Russia.
Al di là dei discorsi d’effetto, delle strette di mano, delle promesse esagerate, alla conferenza di Roma è andata in scena tanta propaganda:
in primo luogo perché le ricostruzioni si fanno a guerra conclusa, non prima;
in secondo luogo perché per promettere bisogna prima trovare i soldi, e ne serviranno un’enormità.
Purtroppo i politici europei stanno trascinando l’intera Europa verso una guerra diretta con la Russia. È su questo punto che i messaggi sono chiarissimi ed amplificati dai media ufficiali, il fine è ottenere il consenso per spese militari smisurate che significheranno enormi sacrifici per le popolazioni europee.
La Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina è stato un evento dove, sullo sfondo di una guerra, si sono intrecciati cinismo, ipocrisia col desiderio di fare affari: una “mangiatoia” è stato il commento dell’Ambasciata Russa a Roma:
“Il 10 luglio, a Roma, si apre la cosiddetta “Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina”. Già di per sé, il nome scelto per questa iniziativa ben rispecchia la logica cinica e menzognera che viene portata avanti dagli attuali leader dei Paesi occidentali, Italia compresa. Anziché fermare la guerra e risolvere le sue cause profonde, è sulle sue conseguenze che essi pongono l’enfasi, mostrando così al mondo intero la loro brama di dominio, la loro avidità e l’ingordigia, per le quali sono disposti a distorcere completamente qualunque realtà di fatto.
Rifiutandosi di dire “basta” a Zelensky e di indirizzarlo verso la ricerca di strade che conducano a una risoluzione pacifica e diplomatica del conflitto in Ucraina, conflitto iniziato nel 2014 con il colpo di Stato e la repressione militare messa in atto ai danni della popolazione civile russofona delle regioni di Donetsk e Lugansk dai nazionalisti giunti al potere, l’Occidente e l’Italia si aprono nuovamente in un insidioso abbraccio, pronti a promettere il loro “eterno” sostegno finanziario al regime di Kiev per mezzo di forniture di armamenti per svariati miliardi. Peraltro, mentre i vertici italiani spendono come se niente fosse consistenti somme di denaro anche nell’organizzazione e nello svolgimento della conferenza dedicata alla ripresa dell’Ucraina. Ne consegue che, da un lato, si finanzia la prosecuzione della guerra sine die, andando ad accrescere in questo modo l’entità della distruzione e delle sofferenze che la popolazione civile della stessa Ucraina dovrà affrontare; mentre, dall’altro lato, si annuncia che verranno raccolte risorse per ripristinare tutto ciò che è andato distrutto, e che tali risorse saranno ripartite tra tutte le varie istituzioni finanziarie e le imprese esecutrici dei lavori.
Dai media trapelano periodicamente notizie in merito al fatto che una parte consistente delle risorse allocate dagli USA e dall’UE per il sostegno militare al regime di Zelensky, che già si stima abbiano superato i 150 miliardi di euro, non verrebbe usata per i fini a cui è destinata, ma che da tempo sia andata a depositarsi nelle tasche dei funzionari ucraini e di quelli occidentali. Una sorte che, evidentemente, attende anche quelle somme a molti zeri che verranno annunciate a conclusione di questa Conferenza di Roma.
Sappiamo tutti che questa grande mangiatoia ha già acquisito vita propria ed è ormai fine a se stessa, essendosi tramutata in un’enorme voragine finanziaria non soltanto per i Paesi occidentali, ma per l’economia globale nel suo complesso. Solo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2023, ha speso per l’Ucraina 15,6 miliardi di dollari, somma che equivale a più di un terzo dell’importo annuo complessivo destinato a tutti i programmi previsti dal Fondo. Da parte sua, la Banca Mondiale, da inizio 2022, ha annunciato stanziamenti per l’Ucraina per quasi 54 miliardi di dollari. Complessivamente, queste somme destinate all’Ucraina ammontano al doppio del valore annuo degli stanziamenti assegnati dai due istituti nati a Bretton Woods a tutti i Paesi africani.
In questo modo, nel tentativo di salvare l’ormai già perduto regime nazionalista di Zelensky, i Paesi occidentali, e in particolare l’Italia con il suo incondizionato sostegno “a 360 gradi” al piccolo führer di Kiev, non soltanto stanno privando la loro popolazione e i loro elettori dei mezzi necessari a finanziare la propria crescita e la realizzazione degli obiettivi interni di carattere sociale, ma stanno anche sottraendo denaro dalle somme promesse ai Paesi bisognosi del Sud e dell’Est globale e destinate a promuovere i loro obiettivi di sviluppo, la lotta contro la povertà e la risoluzione delle problematiche di carattere demografico e ambientale”.
Il commento dell’Ambasciata Russa, di logica cristallina esprime una raffinatezza diplomatica difficilmente comprensibile ai relatori andati in scena alla conferenza di Roma.
In definitiva, siamo davanti all’ennesima conferma che l’Occidente non ha alcuna intenzione di promuovere una vera trattativa di pace in Ucraina. La lingua usata è sempre la stessa: “guerra ad oltranza contro la Russia”.
Mentre l’Occidente collettivo riunito a Roma sorride e applaude se stesso, l’Ucraina continua a precipitare. Quanti uomini dovranno ancora essere sequestrati per strada nella “democratica Ucraina” per essere sbattuti al fronte verso morte certa?
Purtroppo – disgraziatamente per l’Ucraina – nulla è cambiato, lo schema è sempre lo stesso: gli USA vendono armi, la UE finanzia, gli europei s’impoveriscono pagando tasse esorbitanti, ma gli ucraini pagano il prezzo più alto – diventare carne da cannone.
Fonti:
https://www.esteri.it/it/eventi/urc2025/embed/#?secret=rGPdUTBOFh#?secret=Q4ERuIZwbS
https://www.lastampa.it/esteri/2025/02/20/news/ucraina_ricostruzione_500_miliardi-15013239
https://cultura.gov.it/comunicato/22490
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1070335055289554&id=100069392071612&set=a.225128283143573
di Eliseo Bertolasi
14/7/2025 https://www.marx21










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