I partigiani sovietici nella Resistenza italiana

Massimo Eccli, Sandro Teti Editore

Come scrive Mikhail Talalay nella prefazione di questo bellissimo libro, per molti anni si è taciuto sulla partecipazione dei sovietici alla Resistenza. Lo scoppio della Guerra Fredda, con il riconoscimento del comunismo come nuovo nemico, contribuì a silenziare questa pagina di storia anche all’interno dell’Unione Sovietica. Fu solo nel 1967 che Mauro Galleni diede alle stampe I partigiani sovietici nella Resistenza italiana. Da allora, la ricerca storica ha prodotto – in Italia, in URSS e poi in Russia – opere molto importanti.

Il libro pubblicato da Sandro Teti riprende quello di Massimo Eccli del 2018, aggiungendo alle schede dei partigiani sovietici un inquadramento storico. Il saggio, scritto da Teti, ripercorre le tappe che dagli anni ’30 conducono allo scoppio del conflitto e alla vittoria delle forze antifasciste. In questo lungo e puntuale excursus vengono messe in luce anche le parti meno conosciute del movimento partigiano, come ad esempio la diffidenza che spesso guidava inglesi e americani verso la Resistenza. Nella nascente – anche se sottotraccia – contrapposizione con l’Unione Sovietica, i partigiani, soprattutto comunisti e socialisti, erano percepiti come una forza che non limitava la sua azione alla lotta contro la Germania nazista, ma che si poneva anche l’obiettivo di una trasformazione sociale del Paese.

È in un periodo drammatico per il mondo, ma anche portatore di un rinnovato protagonismo della classe operaia – basti pensare agli scioperi del ’44 – che i sovietici si uniscono alla Resistenza. I prigionieri sovietici al fronte venivano talvolta inquadrati come collaborazionisti: il tentativo era quello di mettere le varie etnie che componevano l’Unione Sovietica le une contro le altre. Come notò l’allora commissario del distaccamento caucasico dell’Armata Rossa, Leonid Brežnev: “I collaborazionisti hanno deluso le aspettative del comando tedesco, […] i nazisti sono stati costretti a ritirarli dal fronte per rimpiazzarli con truppe rumene o slovacche” [pag. 82].

Questo fu uno dei motivi che contribuì a spostare prigionieri sovietici in Italia: una volta liberatisi, dopo il caos seguito all’8 settembre, anziché fuggire, essi parteciparono attivamente alla liberazione del nostro Paese. Alcuni nomi, come quello di Pereladov – protagonista dell’esperienza della Repubblica di Montefiorino – sono entrati nella storia. Non è un caso che, delle cinque medaglie d’oro al valor militare concesse a stranieri, quattro siano andate a cittadini sovietici.

Non va dimenticato il ruolo delle donne sovietiche – oltre che italiane – nella Resistenza. C’è una foto divenuta celebre, che ritrae donne armate entrare a Milano il 25 aprile: pochi, però, sanno che quella foto “ritrae le ragazze russe” [pag. 57], due sorelle, Anna e Valentina Ryžova, nipoti del milionario Stepan Rjabušinskij, che divennero partigiane a Milano.

Il libro permette anche di fare ordine sulle molte etnie sovietiche che parteciparono alla guerra, e che venivano comunemente definite “russi”. Un contributo, quello sovietico, che fu importante non solo da un punto di vista etico, ma anche da un punto di vista militare, come ha sottolineato recentemente nel suo ultimo libro Giambattista Cadoppi. Questa eroica impresa continua ad essere ricordata, come evidenzia Sandro Teti: “Con l’eccezione degli Stati baltici e, di recente, dell’Ucraina, tutte le ex Repubbliche Sovietiche, divenute Stati indipendenti dopo il crollo dell’URSS, celebrano con orgoglio la partecipazione dei propri concittadini alla Grande guerra patriottica contro il nazismo” [pag. 84].

Leggere questo libro è un modo per riscoprire un capitolo quasi dimenticato della nostra storia collettiva. La memoria storica non è solo un dovere verso chi ha lottato e sacrificato la propria vita, ma anche uno strumento per comprendere meglio il presente. Dare voce a questi partigiani sovietici significa restituire dignità a chi, pur straniero, ha scelto di combattere per la libertà di un altro popolo. Ricordarli oggi, in un tempo in cui la solidarietà internazionale sembra svanire dietro nuovi muri e sospetti, è un atto di giustizia e umanità che non possiamo permetterci di trascurare.

di Marco Pondrelli

2/8/2025 https://www.marx21.it/

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