Israele: la protesta contro il genocidio a Gaza dilaga ovunque
Già da giorni, già da prima della votazione (la scorsa notte, ore 3 dell’8 agosto) che dà il via libera alla totale occupazione della striscia di Gaza, è protesta continua in terra d’Israele. Non più solo Kaplan Street a Tel Aviv, che a un certo punto le forze dell’ordine israeliane hanno deciso di ‘chiudere’ per evitare che i settimanali sit-in degenerassero in pericolosi assembramenti. E non più solo Habima Square, che dalla fine di marzo, ogni giovedì sera, si era sempre più riempita di attivisti di ogni età, con le foto delle migliaia di bambini morti a Gaza, colpo d’occhio impressionante di faccine un tempo sorridenti, e corpicini sempre più scheletriti man mano che la fame diventava arma di guerra, e cartelli con le scritte più diverse per dire ’stop genocidio, basta guerra’. https://www.instagram.com/reel/DM8BIlyohzi/embed/captioned/?cr=1&v=14&wp=540&rd=https%3A%2F%2Fserenoregis.org&rp=%2F2025%2F08%2F08%2Fisraele-la-protesta-dilaga-ovunque%2F#%7B%22ci%22%3A0%2C%22os%22%3A8489%2C%22ls%22%3A1005%2C%22le%22%3A7242%7D
Ormai è davvero una marea. Non finisci di condividere le scene delle manganellate distribuite la sera del 31 luglio in una certa Piazza di Tel Aviv, per denunciare la mancata restituzione alla famiglia delle spoglie dell’attivista palestinese Awdah Hathaleen, ucciso dal colono israeliano Yinon Levi, che dalla chat della coalizione It’s Time (la stessa che si era fatta promotrice del Peace Summit a Gerusalemme l’8/9 maggio scorso) ecco l’annuncio di un accampamento “ad oltranza” in Piazza Dizengoff, con denso programma di interventi che anche senza sapere nulla degli speakers capisci che toccherà temi importanti – e per di più in data 3 di agosto, che quest’anno è coinciso con Tisha B’Av, ricorrenza molto significativa per il mondo ebraico.
“È venuto il tempo di reagire con una voce collettiva contro la criminalità di chi ci governa… Reagiamo tutti insieme per mettere fine alla sofferenza dei palestinesi e per l’inizio della guarigione anche nostra…” poi la mattina dopo apprendi che anche quella situazione lì è stata sloggiata in serata con la forza, e sui social passi in rassegna i reels dei manifestanti tirati su di peso, trascinati via dagli agenti, a volte impossibili da rimuovere perché auto-incatenati alle transenne, mentre l’audio ti trasmette la concitazione per niente in ritirata del momento, la consapevolezza quasi euforica di un’opposizione che si percepisce in crescita.
E infatti: quasi nelle stesse ore ecco già pronta un’altra convocazione per la sera successiva. Il giorno dopo (che era l’altro ieri) arriva l’appello che dice “tutti ai confini di Gaza, sotto il muro, destinazione Sderot” per denunciare l’annunciata occupazione proprio totale della striscia, costi quel che costi, con la catastrofe che ne seguirà – e pazienza se ai 2000 militari deceduti nel conflitto dal 7 ottobre ad oggi, si aggiungerà quella ventina di ostaggi rimasti forse vivi benché ridotti pelle ed ossa, come ha avuto il coraggio di dire qualche giorno fa su Canale 12 un certo Hagai Ben-Artzi, ideologo del colonialismo in corso e cognato di Netanyahu: “2000 morti o 2020… che differenza potrà mai fare…”
“Unisciti a noi in marcia verso Gaza, per denunciare la molto prossima morte degli ostaggi. Unisciti a noi in marcia verso Gaza per denunciare la continua strage dei palestinesi. Unisciti a noi in marcia verso Gaza per denunciare la morte dei nostri soldati…” questo il comunicato diramato dalla org Standing Together che ormai sembra avere il ruolo di capofila, per questo formidabile Peace Movement tra Israele e Palestina – e a seguire il dettagliato elenco delle navette pronte a partire dalle principali città d’Israele, per essere il più possibile numerosi alle 18 a Sderot, svincolo nord occidentale verso la striscia.

Manifestazione riuscitissima, erano davvero tanti. In molti si sono presentati con il sacco di farina sulle spalle che da qualche tempo è diventato il segno distintivo di queste marce, per significare l’opposizione alla fame che Israele sta imponendo ai Palestinesi. “Siamo andati al confine con Gaza per ribadire con tutta l’energia che abbiamo, che ci opponiamo a questa intollerabile realtà e fermamente rifiutiamo il progetto di occupare Gaza, che avrà il solo effetto di accrescere la devastazione per i palestinesi, condannare alla sicura morte gli ostaggi ancora vivi e condannare tutti noi alla guerra permanente: è ora di finirla, basta!” è il messaggio della palestinese Rula Daood, alla co-direzione (insieme all’israeliano Alon-Lee Green) di Standing Together.
Ed eccoci a ieri. In attesa di sapere l’esito dell’incontro al parlamento israeliano circa il piano di ‘conquista’ della striscia di Gaza proposto da Netanyahu con il sostegno di Trump, ecco la (mezza) buona notizia circa la restituzione del corpo di Awdah Hathalen agli abitanti del villaggio di Umm al-Khair, poco distante da Masafer Yatta, dove l’attivista abitava: le donne e i compagni che da giorni erano in sciopero della fame si sono ricomposti per il funerale, che però l’IDF ha deciso di interdire ai troppi amici del defunto, posti di blocco ovunque.
“Volevamo solo stringerci tra tutti noi che, con Awdha, avevamo condiviso tante iniziative importanti” ha dichiarato a Sky News la giovane Abigail, affiliata ai Combatants for Peace. “E’ incredibile questo ennesimo abuso per lui e per tutti noi. E tutto ciò succede mentre il colono che l’ha ucciso, Yinon Levi, noto delinquente, può tranquillamente scorrazzare da uomo libero, dopo aver scontato solo qualche giorno ai domiciliari! Non posso immaginare la sofferenza che sarà per la famiglia di Awdha incontrarlo, soprattutto per sua moglie, rimasta sola con tre figli piccoli!”.
Nella notte l’occupazione totale della striscia è stata approvata, nel tempo che ci vorrà oltre un milione di palestinesi verranno evacuati per la gioia dei coloni, mentre sul terreno sarà guerra vera, Vietnam reviseted sulle sponde del Mediterraneo. A seconda dei sondaggi veniamo a sapere che alla maggioranza degli israeliani non importa granché; o che non ne possono più di questa guerra perenne, con i riservisti allo stremo e i figli che affrontano volentieri la prigione piuttosto che arruolarsi.
Qualche giorno fa, intervistato da Sky News, l’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, aveva detto: “E’ venuta l’ora per gli israeliani di dimostrare la loro opposizione con iniziative di disobbedienza civile in tutto il paese”.
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Beh sta succedendo. Nelle stesse ore in cui a Gerusalemme, davanti alla sede del governo, era in corso un rumoroso sit-in, con gran display di slogan, cartelli, bandiere, percussioni ecc, la coalizione It’s Time diffondeva un elenco continuamente aggiornato di analoghe manifestazioni in tutto il paese: “La gente si sta svegliando. Sta finalmente capendo che la ri-occupazione di Gaza è una sentenza di morte: per gli ostaggi, per i soldati, per gli abitanti di Gaza e per tutti noi.(…) Il nostro compito, come forza di opposizione dal basso, è resistere a questo progetto che con la scusa della guerra al terrorismo, ci sta portando a una guerra di annientamento e senza fine, già fin troppo orribile per i palestinesi, e quanto mai dolorosa per tutti noi. Basta fame in Palestina, basta occupazione in Cisgiordania, basta guerra!”
A’ suivre.

Daniela Bezzi
8/8/2025 https://serenoregis.org/










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