41 anni del giornale La Jornada

di Fernando Buen Abad

Alcuni di noi sono cresciuti imparando dal giornale La Jornada che non si tratta di una semplice celebrazione della critica per commemorarla per abitudine, abbiamo imparato che è la conferma di una salda persistenza storica in un terreno ostile, quello della battaglia mediatica, dove il potere economico e politico dispiega i suoi arsenali per monopolizzare la coscienza sociale e reprimere ogni forma di dissidenza. L’anniversario apre un necessario orizzonte di riflessione, cosa significa, nell’era della guerra cognitiva globale e della saturazione dell’informazione, mantenere una visione critica da parte della stampa scritta? Come si riconfigura il ruolo di un giornale che è nato nel 1984 – nel bel mezzo della ristrutturazione neoliberista – e che, contro ogni previsione, è rimasto fedele al compito di cronaca da un punto di vista ribelle, senza piegarsi alle narrazioni dominanti?

Non si tratta di un’apologia acritica o dell’idealizzazione di un mezzo che ha subito anche contraddizioni, tensioni interne, pressioni economiche e dilemmi editoriali. Si tratta di riconoscere che La Jornada incarna, con tutte le sue difficoltà, la possibilità concreta di un giornalismo impegnato nelle lotte sociali, nei movimenti popolari, nelle cause della dignità umana di fronte alla voracità capitalista. Lungo il percorso si annodano le memorie degli scioperi operai, delle resistenze contadine, dei movimenti studenteschi, delle lotte femministe, dei dibattiti intellettuali, degli scontri con il potere politico ed economico.

Con la sua crescita, La Jornada va intesa in chiave storica. È emerso in un momento in cui la dittatura del consenso neoliberista veniva installata con tutti i suoi meccanismi, le privatizzazioni, la liberalizzazione del commercio, il debito estero, le riforme del lavoro e dell’istruzione, la subordinazione ai dettami del Fondo Monetario Internazionale. Il giornalismo egemonico è diventato, in larga misura, un portavoce di queste trasformazioni, nascondendo i loro costi sociali ed esaltandone i presunti benefici. La Conferenza irruppe come contrappunto, diede spazio ai critici di quel modello, rese visibile la resistenza sociale e aprì un canale di riflessione teorica e politica che cercava di smantellare il linguaggio tecnocratico del neoliberismo. Da allora, si è posto nella scomoda dissidenza, un luogo necessario per lo sviluppo democratico di qualsiasi società.

In questi 41 anni, il giornale ha dimostrato che il giornalismo critico non è uno slogan astratto, ma un esercizio materiale, reportage di comunità indigene che difendono i loro territori contro i megaprogetti estrattivi; copertura delle lotte degli insegnanti; analisi della violenza strutturale subita dai migranti; cronache delle devastazioni della militarizzazione; denunce di corruzione politica e imprenditoriale; Riflessioni sulla cultura, la filosofia, l’arte e la scienza da prospettive emancipatorie. Ogni sezione del giornale è stata un laboratorio semiotico in cui si sono confrontati i discorsi, si sono prodotti significati alternativi e si è contrastata la logica della merce dell’informazione.

Va ricordato che questo anniversario cade in un momento storico di enorme complessità. La cosiddetta “era digitale” ha trasformato radicalmente le condizioni di produzione, circolazione e consumo dell’informazione. La stampa scritta è sotto assedio da parte delle piattaforme digitali, degli algoritmi che privilegiano lo spettacolo rispetto all’analisi, dell’immediatezza che sacrifica la profondità, della mercificazione dell’attenzione come nuova risorsa sfruttata dalle multinazionali tecnologiche. Il diario non è un semplice intermediario di informazioni, ma un produttore di significati che permette ai soggetti sociali di elaborare la propria comprensione del mondo. In questo senso, La Jornada non si limita a descrivere la realtà, la riconfigura dando visibilità ai conflitti, dando un nome alle ingiustizie, dando voce all’invisibile. Diventa uno strumento della prassi semiotica, un medium dove i segni si ribellano all’ordine costituito e si mettono al servizio dell’emancipazione.

Molti hanno cercato di mettere a tacere o screditare La Jornada in diversi modi, campagne diffamatorie, pressioni economiche attraverso il ritiro della pubblicità ufficiale, tentativi di dividere la sua comunità di lettori e collaboratori, o la semplice saturazione dello spazio informativo con contenuti frivoli che cercano di relegare ai margini la voce critica. Tuttavia, il giornale ha resistito grazie a una comunità solidale di giornalisti, intellettuali, artisti, attivisti e lettori che hanno capito che difendere questo mezzo non è un gesto di nostalgia, ma una necessità vitale nella lotta per la verità. Il 41° anniversario non solo ricorda le conquiste del passato, ma rinnova anche la responsabilità collettiva di sostenere uno spazio di comunicazione al servizio delle persone.

Celebriamo le visioni critiche che propongono, in questo anniversario, nella sua essenza, la celebrazione della pluralità emancipatrice. La Jornada non è un monolite ideologico o un dogma editoriale, ma uno spazio in cui convergono voci diverse che condividono una preoccupazione comune, smantellano le narrazioni di dominio e aprono percorsi di emancipazione. Questa pluralità non significa relativismo, ma piuttosto una ricchezza di approcci che si alimentano a vicenda per produrre analisi più complesse e approfondite. Il diario è, in questo senso, una scuola di pensiero critico in movimento, un laboratorio collettivo dove si prova, si discute e si affina la capacità di interpretare il mondo per trasformarlo.

In questo contesto, i 41 anni de La Jornada ci sfidano anche a ripensare il futuro del giornalismo critico. Come sostenere l’indipendenza editoriale di fronte all’insicurezza del lavoro dei giornalisti? Come garantire la redditività economica di un mezzo che non si sottomette alle logiche della pubblicità aziendale? Come articolarsi con le nuove generazioni che consumano informazioni in formati digitali e social network? Queste domande fanno parte delle sfide che devono affrontare, non solo perché in ogni riga scritta su La Jornada c’è la certezza che un altro giornalismo è possibile, che un’altra comunicazione è necessaria, che un’altra società si costruisce nella misura in cui le persone prendono la parola e non si lasciano strappare dal diritto di dare un nome alla propria realtà. Questa certezza, sostenuta da 41 anni di lotta quotidiana, è un patrimonio collettivo che merita non solo di essere celebrato, ma di essere ampliato, moltiplicato, reinventato. Non è in gioco solo la storia di un giornale, ma anche il futuro della critica e l’emancipazione dei nostri popoli.

Originariamente pubblicato su La Jornada: https://www.jornada.com.mx/2025/09/21/opinion/016a1pol

22/9/2025 https://www.telesurtv.net/blogs

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