Da Auschwitz alla coerenza perduta: conversioni politiche e identità smarrite
Quando la ministra Eugenia Roccella ha sostenuto:” Le gite ad Auschwitz servivano a dirci che l’antisemitismo riguardava un tempo collocato in una precisa area: il fascismo. Per questo motivo sono state incoraggiate e valorizzate” non ha semplicemente sollevato una polemica. Non solo ha indotto la senatrice a vita Liliana Segre a reagire duramente – definendo le parole della ministra un “insulto alla memoria” e che “la verità storica fa male solo a chi ha scheletri nell’armadio” – ma ha toccato un nervo scoperto della nostra cultura politica. Perché dietro quella frase – discutibile, dolorosa, persino offensiva – si cela una trasformazione personale che merita attenzione. E che ci costringe a riflettere su un tema cruciale in Italia: la coerenza.
Nel nostro Paese, cambiare casacca è quasi una tradizione. Da Mussolini(1) la storia politica moderna è piena di svolte ideologiche. Ma il punto non è cambiare idea: è umano, persino necessario. Il punto è come lo si fa. Se il cambiamento è frutto di riflessione, esperienze personali, maturazione, può essere legittimo. Ma se è dettato dalla convenienza, dalla ricerca di potere, dalla volontà di cavalcare il vento, allora diventa trasformismo.
In effetti, le parole di Roccella si inseriscono in un contesto più ampio di riposizionamento politico: da femminista radicale negli anni ’70 a esponente di un governo conservatore: una rottura profonda con le origini libertarie e civili da cui proviene. Roccella non è una figura qualsiasi. Figlia di Franco Roccella, fondatore del Partito Radicale. Sostenitrice dell’aborto (2), del divorzio, dei diritti civili, partecipava alle battaglie che i radicali portavano avanti con coraggio e solitudine. Ma già allora, come molti ricordano, i radicali avevano poco da spartire con la sinistra tradizionale: erano libertari, anticlericali, anticomunisti. Eppure, le loro battaglie hanno contribuito a costruire l’Italia dei diritti.
Oggi, Roccella è ministra per la Famiglia nel governo Meloni, con posizioni anti-abortiste e conservatrici. La stessa che, se nel 1975, alla pag 18 dell’introduzione del suo libro scriveva: “È un vecchio discorso che non ci stancheremo di ripetere, perché a difendere il diritto all’aborto dobbiamo essere proprio noi femministe che l’aborto in sé per sé siamo le ultime a volerlo, ma è un primo passo verso la libera disponibilità e l’autogestione del nostro corpo, senza la quale non c’è libertà né felicità possibile”, oggi nega di essersi mai espressa in termini di <diritto all’aborto> e, senza alcuna vergogna, si spinge fino all’assurdo quando dichiara: “Non in tutti gli ospedali si fa tutto, è molto più difficile trovare un ospedale dove partorire piuttosto che un ospedale dove abortire” .Normale, quindi, che il suo attacco alla sinistra non sorprenda: è in linea con la sua attuale collocazione. Ma è anche una rottura profonda con le sue origini.
E non è la sola.
Daniele Capezzone, da segretario dei Radicali, è diventato editorialista liberista e conservatore. Marco Rizzo, da comunista ortodosso, è oggi sovranista e anti-globalista. Luigi Di Maio, da volto del Movimento 5 Stelle, è passato all’europeismo moderato. Matteo Renzi, da rottamatore del PD, guida un partito centrista e trasversale. Tutti protagonisti di conversioni che sembrano più travestimenti che evoluzioni.
Ecco perché l’affermazione di Roccella su Auschwitz non è solo infelice: è sintomatica. Ridurre la memoria della Shoah a un esercizio ideologico è un errore grave. Ma è anche un segnale di quanto ci si possa allontanare dalle proprie radici, fino a non riconoscerle più.
Cambiare idea può essere segno di intelligenza, evoluzione e adattamento. In politica e nella scienza, ci sono esempi celebri di cambiamenti radicali, ma anche di coerenza incrollabile. La psicologia lo spiega come flessibilità cognitiva, mentre filosofi e leader ne hanno parlato con frasi memorabili. In questo senso, è utile ricordare che anche eminenti scienziati(3), oltre che illustri personaggi(4) hanno cambiato idea su teorie fondamentali, dimostrando apertura mentale. Giusto rilevare, allora, che cambiare è lecito. Ma ricordare da dove si viene è necessario. La memoria delle origini non è una zavorra: è una bussola. E chi la perde, rischia di non sapere più dove sta andando e perché.
In politica, invece, il confine tra evoluzione personale e opportunismo è più sottile: i casi, in particolare, di Eugenia Roccella, Marco Rizzo e Daniele Capezzone sono emblematici e suscitano dibattito sulla coerenza come valore. In politica, a mio parere, la coerenza è fedeltà a un nucleo etico, a una visione del mondo. Una sorta di promessa fatta agli altri e a sé stessi. E chi ha avuto il privilegio di combattere battaglie giuste dovrebbe portarne il segno, anche quando cambia. Perché la politica non è solo strategia: è testimonianza. In questo senso, mi piace riportare le parole del grande Sandro Pertini:” La coerenza è comportarsi come si è, non come si è deciso di essere.”!
Per concludere: se i viaggi ad Auschwitz sono “gite” e l’antifascismo è solo una bandiera della sinistra, allora forse è il caso di chiedersi cosa resta della cultura politica italiana. Roccella, Capezzone, Rizzo, Di Maio, Renzi: tutti protagonisti di conversioni che sembrano più mascheramenti he maturazioni. In un paese nel quale si cambia casacca più spesso che idea, la coerenza è diventata un optional. E la memoria? Un fastidio.
Ma attenzione: chi rinnega le proprie radici per convenienza, chi attacca ciò che ha difeso, chi si reinventa senza spiegare, non è un politico evoluto. È un attore in cerca di palcoscenico. E in questa commedia, il pubblico ha il diritto – e, prima o poi, il dovere – di fischiare, perché “la democrazia non è solo consenso, è anche dissenso consapevole”.
NOTE
- Da socialista rivoluzionario a fondatore del Fascismo
- Autrice del libro “Aborto: facciamolo da noi” (1975)
- Charles Darwin: partì da una visione creazionista, ma sviluppò la teoria dell’evoluzione che rivoluzionò la biologia e Alfred Russel Wallace: co-scopritore della selezione naturale, in seguito abbracciò lo spiritualismo, allontanandosi dalla scienza positivista
- Winston Churchill: iniziò come liberale, poi divenne conservatore, e infine tornò a posizioni più centriste. Celebre per dire: “Chi non cambia idea non ha mai avuto una.” e Salvador Dalì: da simpatizzante anarchico e comunista a sostenitore del franchismo
Renato Fioretti
Collaboratore redazione di Lavoro e Salute
18/10/2025










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