Palestina: una tempesta di dignità. Parte II

Al Aqsa Storm, con la sua impronta e i suoi effetti, ha ridefinito gli equilibri geopolitici nella regione dell’Asia occidentale, con evidenti effetti sul pianeta nel suo complesso, mostrando la necessità di difendere i diritti umani. Foto: Hispantv
Parte II
Parte I https://www.telesurtv.net/blogs/palestina-una-tormenta-de-dignidad-parte-i/
di Pablo Jofre Leal
Nella prima parte di questo lavoro, ho sottolineato, sulla base delle considerazioni del professore di diritto internazionale Shadh Hammouri, che la legittimità della resistenza palestinese, compresa la resistenza armata, è fuori discussione.
Una prerogativa stabilita da varie fonti del diritto internazionale(1), dalle opinioni degli stessi Stati e dagli studi e dalle opinioni degli accademici dei paesi del Sud del mondo, che hanno costruito, passo dopo passo, un diritto internazionale diverso da quello attuale. Un piano che permetta di eliminare la pressione egemonica delle grandi potenze occidentali. Una resistenza che, insisto, non è incompatibile con la proibizione dell’uso della forza e della lotta armata, poiché costituisce una forma di autodifesa collettiva da parte dei popoli.
Quanto precede ci permette di sottolineare con forte convinzione che la comunità internazionale, che nella sfera giuridica viene chiamata “Stati terzi”, è obbligata a riconoscere la legittimità della resistenza del popolo palestinese – e quindi a sostenere ciò che significa concretizzare questa tenacia nella lotta per la sua autodeterminazione, per la sua dignità, per quella vera indipendenza, Non solo formale. E, a quel livello, l’entità occupante è costretta ad astenersi dal perseguire tale legittimità, per non parlare di invocare l’autodifesa come giustificazione, per violare il diritto internazionale in risposta a tali forme di lotta.
Israele, che sta ostinatamente violando i diritti umani del popolo palestinese, è un violatore cronico del diritto internazionale e in particolare del diritto internazionale umanitario su punti così evidenti che è assolutamente inaccettabile che non debba essere punito per i suoi crimini. Il DIU vieta, tra l’altro, i mezzi e i metodi militari che non distinguono tra persone che prendono parte ai combattimenti e persone che non prendono parte ai combattimenti, al fine di rispettare la vita della popolazione civile, delle persone e dei beni civili, che causano anche sofferenze inutili e causano danni gravi e duraturi all’ambiente.
Questa è la realtà di Gaza oggi, con centinaia di migliaia di morti per uccisioni dirette e indirette. Questo, attraverso la negazione del cibo, della salute (a causa della distruzione del 75% degli ospedali, dopo la distruzione delle infrastrutture sanitarie. L’impossibilità di occuparsi delle patologie della popolazione. Non essere in grado di fornire assistenza ai pazienti con cancro, dialisi, consegna di farmaci a uomini e donne affetti da varie malattie. Cure che prevengono la presenza di infezioni nosocomiali, la morte dei neonati a causa della mancanza di strutture per la neonatologia. Migliaia di bambini mutilati, quegli uomini e quelle donne che giacciono sotto le macerie. La distruzione delle infrastrutture, industriali, agricole, stradali, educative, religiose, abitative.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sottolinea nel suo preambolo, in particolare nel suo terzo paragrafo, che “è essenziale, al fine di evitare che l’uomo sia costretto, come ultima risorsa, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione, che i diritti umani siano protetti dallo Stato di diritto“. La formulazione del preambolo indica che “il ricorso alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione” è una posizione prevedibile quando i diritti umani non sono protetti dallo Stato di diritto(2)

L’analisi della tempesta di Al Aqsa e di ciò che questa coraggiosa operazione della resistenza palestinese ha generato, ci permette di registrare punti ovvi, necessari da ripetere più e più volte come parte della lotta politica, economica, mediatica, culturale e militare:
Rivitalizzare la giustizia della lotta del popolo palestinese dopo anni di invisibilità della lotta di resistenza, dove si è generata una politica volta ad emarginare, cancellando dalla scena internazionale il diritto all’autodeterminazione di milioni di esseri umani, la cui terra, nel caso della Palestina, è stata occupata per più di sette decenni. Così come le invasioni, le aggressioni, i saccheggi e l’occupazione di territori in Libano e in Siria.
Un altro punto prezioso è stato quello di riorientare la Palestina come parte della preoccupazione e della solidarietà internazionale, trasformandola così in un percorso concreto di sostegno necessario, la somma del mondo arabo e della Umma, che avanza verso la maggior parte del pianeta. Questo perché la Palestina e la sua difesa non è solo una questione politica o religiosa, è un imperativo di umanità che favorisce il diritto palestinese all’autodeterminazione nel quadro della giustizia, della dignità e degli obblighi internazionali.
Al Aqsa Storm, con la sua impronta e i suoi effetti, ha ridefinito gli equilibri geopolitici nella regione dell’Asia occidentale, con evidenti ricadute su tutto il pianeta, mostrando la necessità di difendere i diritti umani, l’integrità territoriale non solo del popolo palestinese, ma anche di società come il Libano, lo Yemen, la Siria, il popolo saharawi.
Aggiungiamo il modo per rilanciare la richiesta di rispetto del diritto internazionale e soprattutto dei diritti umani delle popolazioni soggette ad aggressioni, invasioni, occupazioni e crimini, al di fuori della regione dell’Asia occidentale, come intravediamo con le politiche di massima pressione contro Cuba, Venezuela, Corea del Nord e anche contro le grandi potenze contro le quali si usano solitamente meccanismi legati alle cosiddette rivoluzioni colorate.

Al Aqsa Storm è un movimento tellurico, che segna nella resistenza l’unica via per la liberazione, che ha portato alla luce il piano di soluzione finale portato avanti dal regime nazista israeliano, esponendo al mondo le false alleanze tra l’entità sionista, gli Stati Uniti e i governi arabi sottoposti al potere egemonico e arrogante guidato da quella Washington con un impeto di egemonia e vanto. che è necessario fermarsi. Ciò implica, nella regione dell’Asia occidentale, concentrare il dibattito e le determinazioni sul passaggio all’unità araba e islamica, invece di continuare a promuovere politiche di dominio al di fuori della regione.
Infine, mi sembra rilevante notare che la decantata immagine di sviluppo, progresso e considerazione dell’entità nazi-sionista ebrea israeliana come “la più grande democrazia dell’Asia occidentale” è caduta pesantemente a terra. Rivelando non solo la finzione di detta immagine, ma anche mostrando che è stata costruita su piedi di argilla. Questo, basato su un lavoro di pubbliche relazioni, gestione dei media e soprattutto una falsa narrazione. Israele ha dimostrato di essere quello che è: un’entità criminale la cui ideologia deve essere eliminata.
Simbolo di resistenza e rottura storica, “Tempesta di Al Aqsa” rappresenta un punto di svolta nella lotta di liberazione, rompendo lo status quo del blocco di Gaza, in vigore dal 2007, e affermando il diritto di resistere al colonialismo. Nonostante il fatto che, anno dopo anno, l’entità genocida abbia aggiunto sempre più morti palestinesi, occupato sempre più terre, costruito sempre più chilometri di un muro dell’apartheid, il mondo ha costantemente ricevuto la narrativa falsificatrice, afflitto dalla manipolazione e dalla disinformazione da parte di Israele e dei suoi alleati.
Al Aqsa Storm ha spezzato questa tendenza in mille pezzi e ha mostrato la vera dimensione del volto razzista, criminale, suprematista e genocida dell’entità nazista sionista. Un’operazione di dignità che è stata catalizzatrice delle marce di massa a favore della Palestina e del suo popolo e messa al centro delle accuse di genocidio contro la società israeliana e il suo regime civile militare.
La difficoltà, evidentemente, ci dice che, nonostante le massicce e molteplici mobilitazioni a favore del popolo palestinese e la condanna del genocidio, non impedisce a quei governi complici del sionismo, tra i quali troviamo le amministrazioni degli Stati Uniti, della Francia, della Gran Bretagna, della Germania, dell’Argentina, del Paraguay, delle monarchie e dei governi arabi traditori, tra gli altri, di continuare con il loro sostegno politico. diplomatica, finanziaria e militare con l’entità israeliana.
Ma, indubbiamente, e in uno sguardo al vetro, pieno, positivo di ciò che sta accadendo nel mondo, mi sembra che queste marce con milioni di uomini e donne, famiglie, bambini, politici, società civile influenzino positivamente la visione e la necessità di porre fine al sionismo, che implica fermare il genocidio, ma anche punire i suoi esecutori. Uno dei punti che significano questa idea si intravede con la denuncia e il perseguimento dei criminali, in qualsiasi parte del pianeta. Come quei soldati che viaggiano per il mondo come se il loro lavoro di genocidio significasse semplicemente un altro lavoro.
Organizzazioni per i diritti umani. Anche le organizzazioni internazionali, che di solito sono piuttosto tiepide, hanno dovuto dire le cose con il loro nome: Israele è un genocidio, è criminale e quello che viene chiamato diritto internazionale deve essere rispettato. Le marce aiutano questo comportamento e va intensificato, non ci si può fermare. E questo è anche il lavoro di Al Aqsa Storm.
C’è una vittoria palestinese strategica dal punto di vista politico, segnata dall’operazione di resistenza palestinese del 7 ottobre 2023, con l’impeto della resistenza di un popolo che non si sottomette e affronta il regime aggressore con determinazione e coraggio inesauribile.
Parlo di vittoria perché al di là degli elementi militari, che logicamente sono assolutamente sbilanciati, tra il regime nazi-sionista e la resistenza palestinese, la linea da considerare è quell’abisso tra una società di estremisti e l’evidente volontà e il morale combattivo di un intero popolo che rifiuta di abbandonare la sua terra, che resiste e che costringe l’entità israeliana a cercare l’appoggio del suo putativo padre americano che le permette di diminuire, sia la sua debolezza politica interna, sia il suo rachitismo morale esterno. Gaza ha mostrato al mondo la grandezza del suo coraggio e della sua dignità.
Note
(1) Il diritto internazionale riconosce il diritto alla resistenza, in primo luogo attraverso il principio di autodeterminazione dei popoli e il diritto internazionale umanitario, che legittimano la resistenza contro la dominazione coloniale, l’occupazione straniera o i regimi razzisti. I Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra (1977) estendono esplicitamente questo diritto ai movimenti di liberazione nazionale. Diritto internazionale umanitario: il diritto internazionale umanitario protegge anche la popolazione civile nei conflitti e, nel contesto di un’occupazione illegale, non obbliga gli occupati a prestare fedeltà alla potenza occupante, permettendole di ricorrere alla resistenza armata. Il diritto internazionale umanitario relativo ai combattenti che resistono all’occupazione è contenuto negli articoli 43 e 44 del Protocollo I addizionale alle Convenzioni di Ginevra. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) parla di RESISTENZA ALL’OCCUPAZIONE e sottolinea che “dopo l’effettiva occupazione del territorio, i membri delle forze armate del territorio che non si sono arresi, i movimenti di resistenza organizzati e gli autentici movimenti di liberazione nazionale saranno in grado di resistere all’occupazione. Diritto internazionale umanitario (DIU):
il DIU protegge anche la popolazione civile nei conflitti e, nel contesto di un’occupazione illegale, non obbliga gli occupati a prestare fedeltà alla potenza occupante, permettendole di ricorrere alla resistenza armata. https://www.icrc.org/sites/default/files/document/file_list/dih.es_.pdf
(2) considerando che la libertà, la giustizia e la pace nel mondo si basano sul riconoscimento della dignità intrinseca e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della famiglia umana;
Considerando che il disprezzo e il disprezzo dei diritti umani hanno dato origine ad atti barbarici oltraggiosi per la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani, liberati dalla paura e dal bisogno, godono della libertà di parola e di credo, è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo,
Considerando essenziale che i diritti umani siano tutelati dallo Stato di diritto, in modo che l’uomo non sia costretto a ricorrere al ricorso supremo della ribellione contro la tirannia e l’oppressione;
Considerando anche essenziale promuovere lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni.
Considerando che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nella Carta la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana e nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, e si sono dichiarati decisi a promuovere il progresso sociale e ad elevare il tenore di vita in una maggiore libertà,
Considerando che gli Stati membri si sono impegnati a garantire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto universale ed effettivo dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
considerando che una comprensione comune di tali diritti e libertà è della massima importanza per la piena attuazione di tale impegno;
L’Assemblea Generale, pertanto
, proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come un ideale comune al quale tutti i popoli e le nazioni devono tendere, affinché sia gli individui che le istituzioni, da essa costantemente ispirati, possano promuovere, attraverso l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e libertà. e di assicurare, mediante misure progressive a livello nazionale e internazionale, il loro riconoscimento e la loro attuazione universali ed effettivi, sia tra i popoli degli Stati membri che tra quelli dei territori sotto la loro giurisdizione.
https://www.un.org/es/about-us/universal-declaration-of-hum
27/10/2025 https://www.telesurtv.net/blogs










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