Venezuela sotto attacco: l’imperialismo torna a colpire

di Marco Pondrelli

Mentre scriviamo, non è ancora del tutto chiaro cosa stia accadendo in Venezuela. Le informazioni sono frammentarie, contraddittorie, ma una cosa emerge con inquietante chiarezza: secondo le stesse dichiarazioni della leadership statunitense, gli Stati Uniti avrebbero condotto un’azione diretta per sequestrare il legittimo Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Un atto gravissimo, che configura un’aggressione aperta a uno Stato sovrano.

Ed è altrettanto inutile aspettarsi una reazione dalla politica italiana. Inutile attendere una parola di condanna, inutile sperare che la massima carica della Repubblica ci dica che esiste un aggredito e un aggressore, e che il diritto internazionale non è un’opinione. Il silenzio complice dell’establishment europeo è ormai una costante. Proprio per questo, la mobilitazione deve partire dal basso, subito.

Quanto sta avvenendo non è un incidente, né il frutto di improvvisazione. È il corollario trumpiano – rozzo, violento, esplicito – alla dottrina Monroe: gli Stati Uniti vogliono che l’America Latina torni a essere il loro “giardino di casa”, uno spazio da controllare, saccheggiare e disciplinare. Il Venezuela, con la sua sovranità, le sue risorse e il suo esempio politico, è un ostacolo da abbattere.

Le accuse grottesche rivolte a Nicolás Maduro – narcotraffico, dittatura, criminalità – non sono altro che il consueto armamentario propagandistico dell’imperialismo. Accuse già viste, già sentite, sempre utili a mascherare le reali mire egemoniche di Washington. L’obiettivo non è solo il petrolio o le immense ricchezze naturali del Venezuela, ma lanciare un messaggio a tutti i popoli dell’America Latina: chi prova a sottrarsi all’ordine imposto verrà punito.

La vera dittatura non è quella costruita a tavolino dai media occidentali, ma quella del capitale globale, esercitata dagli Stati Uniti e dai loro servi. È la stessa logica che portò al colpo di Stato in Cile nel 1973: quando un popolo sceglie la propria strada, quando prova a costruire un’alternativa, allora la risposta è quella militare. La storia si ripete, cambiando volti ma non meccanismi.

È difficile dire cosa accadrà ora. Gli Stati Uniti sperano di insediare il loro fantoccio, comodamente rifugiato all’estero, mentre nei prossimi giorni capiremo se l’operazione è stata condotta con la complicità di una parte dell’esercito traditore o se la rivoluzione bolivariana continuerà a resistere. Quello che è certo è che il sedicente “Presidente pacifista” sta precipitando un Paese sovrano nel caos, giocando con il fuoco della guerra e dell’instabilità regionale.

Di fronte a tutto questo, non possiamo restare neutrali.Non dobbiamo accettare la guerra come normalità, né l’imperialismo come destino. Il Venezuela ha diritto alla propria libertà, alla propria autodeterminazione, al proprio futuro. E difendere quel diritto significa difendere anche il nostro.

4/1/2026 https://www.marx21.it/

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