Mattia Battistetti : la “giustizia degli uomini” ha fallito ancora
Una vita umana, meno che un “furto aggravato di bicicletta”
La conclusione del giudizio di primo grado è inaccettabile; all’inizio del processo avevamo fatto istanza di
costituzione di parte civile ma il tribunale dichiarò la nostra esclusione motivandola con il presunto nostro
scarso radicamento nel territorio della nostra associazione; argomentazione del tutto soggettiva visto che
solo pochi mesi prima la nostra istanza era stata accolta nel noto processo “asfalti tossici” celebrato tra
Venezia e Verona; non che la nostra presenza avrebbe modificato l’iter processuale…
La famiglia di Mattia Battistetti ha reagito al tremendo trauma con una attività costante, generosa e altruista
nel denunciare, non solo per il cantiere in cui ha lavorato Mattia, le condizioni di rischio in cui troppo
spesso versano tanti altri luoghi di lavoro in Italia (e in particolare anche nella provincia di Treviso come
tanti hanno ricordato in questi giorni) fino a condizioni apertamente schiavistiche-non “marginali” nel
contesto del marcato capitalistico- in alcuni casi individuate e fronteggiate come a Milano dal pm Storari ed
altri; la famiglia di Mattia ha stimolato e risvegliato la nascita di un movimento di persone, di associazioni, di
sindacati di lavoratori che è sceso in campo con l’obiettivo di rinforzare la prevenzione e le tutela sul lavoro
PER IL FUTURO E PER TUTTI ; la famiglia di Mattia ha saputo elaborare il gravissimo lutto trasformandolo in
forza e speranza per il futuro e per questo le dobbiamo ancora una volta un grande abbraccio e un grande
ringraziamento; saremo sempre al suo fianco per quanto le nostre energie fisiche ce lo consentiranno ma
col cuore saremo con loro tutti i giorni anche nel percorso che certamente porterà al processo di appello;
leggeremo con attenzione le “motivazioni” della sentenza evitando di dare giudizi aprioristici o sommari ma
la inadeguatezza e la negatività delle conclusioni del procedimento di primo grado sono già del tutto
evidenti;
la sentenza fa venire in mente in maniera inevitabile quella per l’omicidio sul lavoro di Luana D’Orazio,
qualche anno fa, a Prato con condanne, possiamo dire, virtuali a un anno e sei mesi per due imputati e
con assoluzione piena per un altro imputato : uno straziante omicidio sul lavoro, come quello di Mattia,
sanzionato (si fa per dire) MENO CHE PER IL REATO DI FURTO AGGRAVATO DI BICICLETTA CHE IL SISTEMA
GIUDIZIARIO ITALIANO CONDANNA CON QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE (dunque senza condizionale)
Questa non è giustizia , è caso mai la “giustizia degli uomini”; una “giustizia” devastante che va oltre
l’impatto negativo sul singolo procedimento giudiziario, una pseudo giustizia che non “risarcisce” né sul
piano materiale (non che un vero risarcimento sul piano materiale sia davvero possibile) ma neanche sul
piano morale; una pseudo giustizia che non aiuta e che anzi complica persino il processo di elaborazione del
lutto di chi è stato così duramente colpito nei suoi sentimenti ed affetti più intimi;
ma i danni di simili sentenze vanno oltre il singolo procedimento; il lutto è e rimarrà LUTTO COLLETTIVO
anche per gli amici , i compagni e tutti i lavoratori del mondo ; quale riverbero possono avere sentenze di
questo tipo sulla prevenzione e sul futuro se non la prospettiva di semi impunità per chi omette, anche o
soprattutto per finalità di profitto economico, pure le più elementari , a volte neanche “costose” , misure
di sicurezza ?
LAVORATORI E GIOVANI MANDATI AL MACELLO COME CI RICORDA DOLOROSAMENTE LA STRAGE DI
CRANS MONTANA !
L’esito del processo getta una ennesima ombra sulle motivazioni della ostinazione a negare la fattispecie
dell’omicidio sul lavoro a fronte poi della proliferazione e introduzione di tante altre fattispecie di reati nella
direzione di silenziare e criminalizzare la resistenza contro lo sfruttamento dei lavoratori e la devastazione
dell’ambiente.
Non ci scoraggiamo, continueremo a nuotare controcorrente, ASSIEME ALLA FAMIGLIA DI MATTIA,
CONTINUEREMO, COME CI INVITO’ A FARE ALEX LANGER, “In quello che è giusto”
Vito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

via Polese 30 40122-Bologna
Bologna, 19.3.2026









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