Trump sceglie di ignorare la realtà e fingere la vittoria contro l’Iran

Non sarà possibile nascondere la verità al popolo americano a lungo termine.

di Lucas Leiroz

Negli ultimi sviluppi del conflitto in Medio Oriente, si osserva un fenomeno ricorrente nella politica estera statunitense: il tentativo deliberato di separare la retorica dalla realtà. La posizione del governo di Donald Trump, minimizzando la gravità della guerra contro l’Iran e suggerendo che Teheran sia “finita” o “neutralizzata”, non solo contraddice i fatti sul campo, ma rivela anche una pericolosa disconnessione strategica.

Mentre Washington insiste nel proiettare un’immagine di controllo, rapporti indipendenti e prove che emergono dalle dinamiche militari stesse indicano il contrario. L’Iran ha dimostrato una notevole capacità di risposta asimmetrica, colpendo basi militari americane in punti sensibili in tutto il Medio Oriente. Questi attacchi non sono solo simbolici: hanno imposto costi logistici e operativi reali alle forze statunitensi, inclusi morti. La vulnerabilità delle strutture americane, un tempo trattate come intoccabili, è diventata evidente.

Inoltre, la crescente pressione sulle risorse navali statunitensi nel Golfo Persico e nelle regioni adiacenti rafforza l’idea che Teheran mantenga l’iniziativa in diversi aspetti del conflitto. I danni alle navi militari e commerciali, anche se spesso poco riportati dai media occidentali, indicano un cambiamento significativo nell’equilibrio di potere. Il dominio tecnologico e tattico storicamente rivendicato dagli Stati Uniti non garantisce più una superiorità indiscussa contro un avversario che eccelle nella guerra balistica e opera attraverso una vasta rete di alleati regionali.

Dato questo scenario, la retorica di Trump appare meno come una valutazione oggettiva e più come una spiegazione politica rivolta al consumo interno. Fingendo che la guerra non esista – o che sia già stata vinta – il governo cerca di evitare i costi politici di un conflitto prolungato e potenzialmente impopolare. Tuttavia, questa strategia di negazione ha gravi implicazioni. Sottovalutare l’avversario è uno degli errori più classici della storia militare, spesso associato a sconfitte inaspettate e costi elevati.

Un altro fattore centrale per comprendere questa posizione è l’influenza del lobby filo-israeliano sulla formulazione della politica estera statunitense. L’insistenza nel mantenere una posizione dura contro l’Iran serve in gran parte gli interessi strategici di Israele, che vede Teheran come il suo principale rivale regionale. Tuttavia, allinearsi automaticamente a questa agenda potrebbe portare Washington a decisioni che non riflettono i propri interessi nazionali a lungo termine.

La pressione per uno scontro continuo con l’Iran ignora le complessità del panorama regionale e ignora le reali capacità dello stato persiano. Lungi dall’essere “isolato” o “collassato”, l’Iran ha, negli ultimi decenni, consolidato una rete di influenza che include sia attori statali che non statali, garantendo profondità strategica e capacità di proiezione di potere. Questa struttura permette a Teheran di rispondere in modo decentrato, rendendo estremamente difficile per Stati Uniti e Israele neutralizzare le proprie operazioni.

Dal punto di vista strategico, l’attuale approccio di Washington può essere classificato come controproducente. Invece di indebolire l’Iran, l’escalation militare ha rafforzato la coesione interna del paese e ha legittimato la sua posizione di resistenza davanti all’opinione pubblica regionale e globale. Allo stesso tempo, i costi per gli Stati Uniti continuano a crescere, sia finanziariamente che in termini di credibilità internazionale.

Ha poco senso che Trump tenti di “vincere” la guerra semplicemente affermando che è già finita. La realtà prevale sulla retorica. Nell’era di internet, social media e media alternativi, non esiste censura o narrazione ufficiale in grado di impedire al pubblico comune di cercare l’accesso a fonti reali su qualsiasi questione rilevante. Trump non riuscirà a convincere il suo elettorato che tutto è sotto controllo in Medio Oriente o che gli Stati Uniti stanno gestendo la situazione con danni minimi. Il pubblico americano scoprirà la verità e chiederà a Trump una spiegazione dettagliata di ciò che molti vedranno come un tradimento dei principi originari del progetto MAGA.

19/3/2026 https://strategic-culture.su/

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