Israele, vietate le manifestazioni pacifiste

Quando il dissenso diventa reato. Gli assembramenti di oltre 50 persone vengono considerati fuorilegge. Una misura che colpisce direttamente il diritto fondamentale al dissenso e che sta suscitando preoccupazione tra organizzazioni per i diritti umani, attivisti e osservatori internazionali. Pena di morte verso l’approvazione

Mentre nel parlamento israeliano avanza il disegno di legge per introdurre la pena di morte, nelle piazze gruppi di pacifisti tentano di manifestare contro la guerra, incontrando una dura repressione.

In Israele si restringe lo spazio della democrazia.

Le manifestazioni pacifiste sono infatti state vietate e gli assembramenti di oltre 50 persone vengono considerati fuorilegge. Una misura che colpisce direttamente il diritto fondamentale al dissenso e che sta suscitando preoccupazione tra organizzazioni per i diritti umani, attivisti e osservatori internazionali.

Non si tratta solo di un provvedimento tecnico legato alla sicurezza: siamo di fronte a una scelta politica che ridefinisce i confini della protesta civile. Quando lo Stato impedisce ai cittadini di esprimere pubblicamente la propria opposizione alla guerra, si apre una ferita profonda di cui si parla troppo poco.

Circolano alcune immagini dei cittadini che sono scesi in piazza contro la guerra e dell’intervento delle forze di polizia israeliane.

E’ molto importante che a Tel Aviv, nonostante i divieti, alcuni gruppi di attivisti abbiano cercato comunque di far sentire la propria voce.

Manifestazione definita “illegale” dalla polizia, ma sui cartelli dei pacifisti c’è scritto “resistenza”
“La polizia ha disperso violentemente 1.500 manifestanti contro la guerra e contro il governo”, ha detto sui social media Alon-Lee Green, co-direttore del gruppo di attivisti ebreo-palestinese Standing Together.

In piazza è stato srotolato un enorme striscione con una parola semplice e potente: “RESISTENZA”

Pacifisti israeliani in piazza il 28 marzo 2026

Un gesto simbolico che richiama la tradizione nonviolenta, quella che non si arrende di fronte alla repressione ma continua a cercare spazi di espressione.

Le voci pacifiste, seppur schiacciate dalla maggioranza, continuano a farsi sentire, portando nelle piazze foto di bambini uccisi a Teheran, a Gaza o in Libano, per ricordare a tutti il costo inaccettabile della guerra.

Le limitazioni alle libertà di riunione e di espressione rischiano di violare standard consolidati del diritto internazionale. Il diritto di manifestare pacificamente è infatti tutelato da convenzioni fondamentali, e rappresenta uno dei pilastri delle società democratiche.

Negli ultimi anni, anche in altri contesti, si è assistito a un progressivo restringimento del dissenso, spesso giustificato con esigenze di sicurezza, le stesse che hanno vietato al cardinale Pizzaballa di entrare in chiesa.

Il governo israeliano tenta di comprimere le libertà civili per evitare che il NO alla guerra si diffonda.

In Israele forte sostegno alla guerra ma crescono i pacifisti

Il caso israeliano si inserisce in questo quadro. Colpire i pacifisti — cioè coloro che chiedono dialogo, cessate il fuoco, negoziati — significa indebolire proprio quelle voci che potrebbero contribuire a costruire alternative alla violenza.


La cronaca dell’agenzia AFP

Secondo l’AFP il 28 marzo, la sera del 28 marzo, le forze di sicurezza israeliane hanno disperso una manifestazione non autorizzata contro la guerra a Tel Aviv e centinaia di manifestanti contro la guerra sono stati dispersi. Gli organizzatori hanno condannato la “violenta dispersione” e hanno promesso di lanciare nuove proteste.

Almeno quattro persone sono state arrestate e alcuni manifestanti sono stati spinti a terra in una manifestazione a Habima Square nel centro di Tel Aviv, secondo i giornalisti dell’AFP presenti.

Un portavoce della polizia ha detto che un’altra manifestazione di circa 100 persone ha avuto luogo nella città settentrionale di Haifa, che è stata anch’essa classificata come “illegale” dalle autorità, e cinque persone sono state arrestate.

A Tel Aviv, lo striscione tenuto in alto dai manifestanti diceva “resistenza”, mentre altri si sono riuniti dietro un enorme striscione che diceva “Smettila di aggiungere carburante alla macchina da guerra”.

I manifestanti hanno risposto alla chiamata di diverse organizzazioni della società civile, come “Peace Now” e “Watching Together”, che hanno condannato la “guerra senza fine” lanciata dal primo ministro israeliano Netanyahu.

Dall’attacco all’Iran del 28 febbraio, che ha scatenato la guerra in Medio Oriente, ci sono state molte piccole proteste a Tel Aviv. “Common Watch” ha detto in una dichiarazione la sera del 28: “Non ci arrenderemo. Le proteste contro la guerra e il governo continueranno ad espandersi”. La dichiarazione ha anche condannato le proteste di “dispersione violenta” a Tel Aviv. 

Fonte https://www.163.com/dy/article/KP6LF02C0514BQ68.html

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