“Romperemo il blocco israeliano”, le Thousands Madleens salpano verso Gaza insieme alla Global Sumud Flotilla
A cura di Alessandro Barbero
“A terra sarete i nostri occhi, siete voi la nostra sicurezza quando saremo in mare!”. Questa è frase ripetuta all’infinito durante la giornata del 4 aprile, al porto vecchio di Marsiglia, in occasione della partenza di una ventina di imbarcazioni della Thousand Madleens e della Freedom Flotilla Coalition francese, che raggiungeranno le barche della Global Sumud Flotilla in Calabria.
A sei mesi dalla prima Global Sumud Flotilla, la più grande iniziativa civile di solidarietà internazionalista mai realizzata a sostegno del popolo palestinese, una nuova missione infatti è pronta a salpare da Barcellona il 12 aprile. Durante il viaggio, la flotta si unirà ad altri attivisti in partenza dalla Sicilia, dal porto di Tunisi e da altri punti strategici del Mediterraneo, per un totale di oltre 100 imbarcazioni, con l’obiettivo di consegnare aiuti umanitari e stabilire una presenza civile di sostegno permanente nella Striscia di Gaza.
Questa volta, la coalizione tra la Global Sumud Flotilla e la Thousand Madleens to Gaza non mira solo a consegnare generi alimentari, medicinali e aiuti umanitari, essenziali per la sopravvivenza della popolazione palestinese. Accanto a medici, infermieri e operatori sanitari, a bordo saranno presenti anche educatori, ingegneri e squadre di ricostruzione, nonché investigatori sui crimini di guerra, membri della protezione civile e osservatori internazionali, con l’obiettivo di documentare il genocidio e l’ecocidio.
Pertanto, la spedizione della flottiglia, accompagnata da un convoglio umanitario che tenterà di forzare il blocco via terra partendo dalla Tunisia, mira, come spiegano gli organizzatori “a smascherare la falsa retorica della ricostruzione e della pace dietro la quale si nasconde un piano coloniale, concepito per Gaza all’inizio del 2026, in cui Trump e i suoi alleati dell’estrema destra mondiale pretendevano di decidere il futuro della Palestina a porte chiuse con le potenze arabe complici. Lungi dall’essere una missione esclusivamente umanitaria, questa nuova flottiglia mira quindi a denunciare politicamente il piano di Trump” .
La Thousand Madleens esiste dal giugno 2025; dopo un tour lungo le coste francesi per far conoscere il loro progetto di ripartire verso Gaza, le 18 imbarcazioni si sono sistemate nel porto dell’Estaque, dopo Port Saint-Louis-du-Rhône, per prepararsi alla navigazione. Per diverse settimane il loro cantiere è stato pienamente sostenuto e incoraggiato dalla popolazione marsigliese, e nel quartire dell’Estaque si sono viste fiorire bandiere con i colori della Palestina in sostegno alle flottiglie. Nutriti e sostenuti spontaneamente dalla popolazione, gli equipaggi e i cittadini hanno vissuto una formidabile avventura umana all’insegna della mobilitazione per la Palestina.
Tino, attivista della flottilla, racconta che, secondo lui, « l’anima di questo progetto sta nell’avere un obiettivo concreto su cui tutti possano impegnarsi, in una diversità piuttosto rara da trovare nell’ambiente militante. Di fronte all’impasse dei metodi e delle azioni, questa mobilitazione ha permesso di creare un’energia collettiva tra persone che non si conoscevano, in un funzionamento orizzontale in cui ognuno può essere autonomo e decisionale, con una trasmissione di know-how, circoli di conoscenza, competenza e lavoro in cui ognuno è responsabile di ciò che intraprende. Il mare diventa un mezzo d’azione per un obiettivo comune che ci permette di risvegliarci e di lottare contro gli imperialismi, le frontiere che uccidono, il capitalismo: per l’autodeterminazione dei popoli!”.
Si apprende che su ogni barca ci sono circa 8 persone, di cui 2 o 3 marinai, e che ogni veliero ha un tema che è stato determinato da un questionario compilato per candidarsi. Tra questi le donne, l’istruzione, la stampa, i prigionieri, l’agricoltura, l’infanzia, la pesca, l’ecologia, la salute e il diritto al ritorno. Ogni barca è rappresentativa della società civile.
MK è una skipper e sarà al timone di una delle barche a vela dirette a Gaza. «È una missione politica», spiega. Infatti siamo tanti skipper, tante persone che danno una mano, tutte davvero piene di gentilezza, gente che è venuta da ogni parte per aiutarci, e qui abbiamo creato davvero un piccolo villaggio dove tutti danno una mano e fanno il possibile per preparare le barche, ma anche per riempirle di amore affinché possiamo vivere bene questa traversata”.
“E ovviamente c’è paura”, continua. «Penso che ogni marinaio possa dire che, qualche giorno prima della partenza, a volte non si ha proprio voglia di partire. E penso che sia sano. Credo che si debba conservare questa parte di verità dentro di noi perché, in fondo, in mare, ecco, si tratta di sopravvivenza, si mangia, si dorme, ci si assicura che l’equipaggio stia bene e si va avanti. Quindi sono cose molto rudimentali, ma penso che sia questo che ci tiene uniti. E lì, soprattutto, è l’amore che ci porta tutti insieme”.
Per quanto riguarda il rischio di essere intercettati da Israele, la Flottiglia si sta preparando. “Stiamo effettuando valutazioni dei rischi continue. Questo ci porta a interrogarci sulla nostra missione, ma soprattutto sul significato profondo di come decideremo di allearci e continuare a trovare quel coraggio, quella motivazione tra di noi, tenendo conto dei rischi che esistono e che sono reali”.
11/4/2026 https://www.infopal.it/









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