La policrisi europea sotto la lente della critica
Andreas Bieler, Vincenzo Maccarrone
Per capire le molte crisi dell’Europa servono strumenti di analisi come l’economia politica critica, che mette in luce i contenuti dei processi di integrazione, il ruolo del conflitto capitale-lavoro e le alternative economiche e sociali.
Negli ultimi due decenni, l’Unione europea (UE) ha affrontato una serie di crisi intrecciate, tra cui la crisi finanziaria globale del 2008 e i programmi di aggiustamento strutturale imposti dall’UE e dal Fondo Monetario Internazionale a diversi Stati membri; l’aumento dei flussi di rifugiati causati da guerre e carestie e la crisi umanitaria prodotta dalla “Fortezza Europa”; la Brexit e la crescita dell’euroscetticismo. A queste si sono aggiunte nuove crisi che hanno ulteriormente intensificato quelle precedenti: la pandemia, la guerra in Ucraina e l’imminente catastrofe climatica. Per cogliere il carattere multiplo, interrelato e auto-rafforzante delle crisi che colpiscono il capitalismo globale e l’integrazione europea, il termine «policrisi» – originariamente coniato dai teorici della complessità francesi Edgar Morin e Anne Brigitte Kern – è diventato sempre più diffuso, sia tra gli studiosi sia tra le élite europee. Come sosteniamo nel nostro volume collettaneo, Critical Political Economy of the European Polycrisis (Edward Elgar, 2025), l’economia politica critica è particolarmente adatta a contribuire a questo dibattito. Questo articolo illustra gli obiettivi del volume e presenta alcuni delle sue argomentazioni principali.
Lo scopo del volume è duplice. In primo luogo, le crisi sopra delineate rendono di fondamentale importanza una nuova valutazione, in chiave di economia politica critica, dell’integrazione europea, per comprendere la direzione verso cui si sta muovendo l’Europa. In secondo luogo, questo volume rappresenta un tentativo di porre rimedio alcune delle mancanze della letteratura di economia politica critica sull’integrazione europea.
Per quanto riguarda il primo obiettivo, dal 2001 si sono susseguiti diversi importanti volumi collettanei che hanno analizzato lo stato dell’integrazione europea da una prospettiva di economia politica critica, offrendo importanti correttivi rispetto alle analisi liberali e state-centriche. Tra questi si possono ricordare, tra gli altri, Social Forces in the Making of the New Europe (2001), seguito da numerosi altri contributi negli anni successivi. Tuttavia, le recenti dinamiche legate alle crisi del capitalismo, al cambiamento climatico e alle crescenti tensioni geopolitiche rendono oggi necessario un nuovo volume.
Oltre all’aggiornamento empirico, il volume offre anche l’opportunità di riflettere sulla teoria dell’economia politica critica. Ispirata ai lavori di Robert Cox e Kees van der Pijl, questa prospettiva — spesso definita neo-gramsciana o “Scuola di Amsterdam” — si fonda su alcuni presupposti condivisi. In primo luogo, si concentra sui contenuti dell’integrazione europea, piuttosto che sulla sua forma. In contrasto con le teorie mainstream, che enfatizzano rispettivamente il processo di integrazione (neo-funzionalismo) o il ruolo degli Stati (intergovernamentalismo), l’economia politica critica analizza gli obiettivi normativi e i contenuti dell’integrazione, mettendo in luce come la ristrutturazione neoliberale abbia sostenuto il rilancio del progetto europeo a partire dagli anni Ottanta.
Inoltre, questo approccio condivide un impegno verso un’analisi storico-materialista della lotta di classe come strumento euristico per comprendere l’integrazione europea. Ciò implica un’attenzione sia al conflitto tra capitale e lavoro sia alle dinamiche intra-classe, evidenziando l’emergere del capitale transnazionale europeo come frazione dominante o egemonica nel guidare il progetto di ristrutturazione neoliberale.
Infine, vi è un chiaro orientamento verso un progetto emancipatorio. L’attenzione alla dimensione normativa e agli obiettivi sociali dell’integrazione europea implica una riflessione su come questa dovrebbe configurarsi in linea con principi di giustizia sociale. Di conseguenza, molta ricerca si è concentrata anche sulle forze sociali di resistenza contro la ristrutturazione neoliberale guidata dal capitale.
Nonostante i progressi teorici rispetto agli approcci mainstream, permangono tuttavia importanti lacune. In primo luogo, la dimensione coloniale dell’integrazione europea e la letteratura sul capitalismo razziale sono state a lungo trascurate. Analogamente, non è stata adeguatamente considerata la questione della riproduzione sociale, nonostante il contributo del femminismo italiano. Infine, anche la distruzione ambientale ha avuto un ruolo marginale nelle analisi precedenti, nonostante l’attenzione già sollevata da studi come The Limits to Growth nel lontano 1972.
Per questo motivo, il volume mira anche a colmare tali lacune teoriche, includendo contributi che mettono in evidenza le forme di oppressione razziale e patriarcale e la distruzione della natura come elementi costitutivi dell’integrazione europea. Un tema comune che emerge dai diversi capitoli è che il neoliberismo — inteso come progetto politico volto a “disincastrare” il capitale dai vincoli sociali, politici e regolativi e dal controllo democratico — continua a essere egemonico in Europa, pur mostrando evidenti tendenze di crisi.
Questa dinamica emerge chiaramente nell’analisi delle politiche fiscali e industriali dell’UE. Le prime, come sostiene il capitolo di Magnus Ryner, continuano a servire lo scopo di subordinare gli obiettivi sociali alla necessità di fornire un quadro macroeconomico stabile. Le seconde, come evidenziato da Angela Wigger, consentono di aprire nuove frontiere di accumulazione per le imprese private, senza assumersi i rischi associati. Una dinamica simile è messa in luce dall’analisi di Rubén Vezzoni sull’Unione dell’energia dell’UE. Come sostengono Ewa Dziwok e Johannes Jäger, il neoliberismo rimane dominante anche all’interno della nascente economia verde dell’UE. Le strategie riformiste non sono state in grado, ad oggi, di modificare la direzione generale dell’integrazione.
Inoltre, il nuovo quadro di governance economica dell’UE introdotto dopo la crisi finanziaria globale del 2008 ha conferito all’Unione nuovi poteri di intervento per mercificare i servizi pubblici, come mostrato da Costanza Galanti e Stella Christou nel caso della sanità e da Darragh Golden nel caso dei servizi pubblici locali. Rosalind Cavaghan sostiene che, anche quando il Semestre europeo – lo strumento dell’UE post-crisi per il coordinamento delle politiche economiche e sociali degli Stati membri – riconosce le questioni di uguaglianza di genere, la massimizzazione del profitto prevale sulle esigenze della riproduzione sociale. Pur facendo affidamento sul lavoro non pagato per la propria riproduzione, il capitale cerca costantemente di mercificare ambiti della riproduzione sociale come nuovi spazi di investimento redditizio. Oltre alla sanità e ai servizi pubblici locali, questo vale anche per l’edilizia abitativa in Europa, come emerge dai capitoli di Giuseppe Montalbano e Lindsay Flynn e da quello di Stefanie Wöhl.
Il volume pone inoltre una forte enfasi sulla natura diseguale e combinata dell’integrazione europea. Elif Uzgören mette in luce l’integrazione informale della Turchia nell’economia politica europea attraverso la liberalizzazione dei mercati e la deregolamentazione. Alan Cafruny e Vassilis Fouskas mostrano come la guerra in Ucraina e le politiche mercantiliste degli Stati Uniti stiano ricomponendo e riorganizzando il capitale globale nella geografia delle orbite nordamericana e cinese, mentre l’Europa, e in particolare la Germania, ristagnano. L’analisi di Andreas Bieler sull’opposizione all’accordo commerciale tra l’UE e i paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – fornisce evidenze sulle dinamiche di scambio ineguale sottese all’accordo. Julia Eder e Jakob Rammer mostrano chiaramente come gli sforzi dell’UE per la transizione verso l’energia verde intrappolino il Cile in una situazione di dipendenza sia dal capitale e dalla tecnologia stranieri dell’UE sia dall’UE come mercato per le sue esportazioni di idrogeno verde. Valutando le disposizioni della direttiva europea sulla dovuta diligenza in materia di sostenibilità delle imprese, Riccardo Fornasari e Vincenzo Maccarrone sostengono che, a causa dei suoi limiti strutturali, essa non è in grado di modificare lo scambio ineguale tra Nord globale e Sud globale.
Diversi capitoli analizzano anche quello che è forse lo sviluppo politico più significativo in Europa negli ultimi anni, nonché un sintomo della policrisi: l’ascesa dell’estrema destra. Daniela Caterina, Adriano Cozzolino, Gemma Gasseau e Davide Monaco mostrano come in Italia un lungo processo di ristrutturazione neoliberale del berlusconismo abbia infine condotto a un governo di destra guidato dal partito di matrice fascista Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Jasper P. Simons, Miklós Sebők e Ilona Szabó mostrano come Viktor Orbán sia riuscito a costruire un progetto di «contro-egemonia illiberale», che tuttavia «non è riuscito a formare una classe politica transnazionale realmente coesa con un’agenda unitaria». Owen Worth sostiene che, lungi dal mettere in discussione l’egemonia del neoliberismo, i partiti di estrema destra «non sono riusciti in larga misura ad avviare alcuna trasformazione significativa». In effetti, come dimostra il capitolo di Nikolai Huke, l’ascesa dell’estrema destra può essere interpretata come un tentativo di difendere il modo di vita imperiale esistente, fondato sull’economia politica neoliberale dell’UE.
Da quando abbiamo chiuso il volume, le condizioni di crisi dentro e fuori l’UE si sono intensificate. E tuttavia, parafrasando Rosa Luxemburg, il futuro dell’umanità si dispiegherà entro le possibilità della barbarie oppure dell’(eco)socialismo. Le analisi di economia politica critica continueranno a essere fondamentali per tracciare le traiettorie future dell’integrazione europea e per mettere in luce le crepe e le contraddizioni dell’economia politica capitalistica europea, che possono aprire spazi per la resistenza e per alternative progressive.

13/4/2026 https://sbilanciamoci.info/









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