La solitudine che uccide: crisi dei legami e smarrimento collettivo
Oltre la cronaca: la famiglia italiana davanti al proprio vuoto
Negli ultimi giorni, la cronaca italiana ha restituito immagini difficili da sostenere e ancora più difficili da comprendere: un padre descritto come “equilibrato” che uccide il figlio a Vasto, un femminicidio ad Alessandria, una madre a Catanzaro che compie un gesto estremo trascinando con sé la vita dei propri figli. Episodi diversi, contesti differenti, ma un filo inquietante sembra attraversarli: la fragilità profonda dei legami, la solitudine che si insinua anche dove dovrebbe esserci protezione, la crisi silenziosa della famiglia come spazio di relazione e responsabilità.
Non si tratta di sovrapporre o semplificare tragedie complesse, né di trarre conclusioni affrettate. Tuttavia, questi fatti interrogano in modo diretto la società italiana. In un Paese in cui si fanno sempre meno figli, dove il calo demografico è ormai strutturale, emerge con forza una contraddizione: mentre la genitorialità si riduce numericamente, sembra al contempo diventare più fragile sul piano culturale ed esistenziale. Fare famiglia non è più sostenuto da reti sociali solide, né da un immaginario condiviso di responsabilità e progettualità.
A ciò si aggiunge una diffusa indifferenza quotidiana. Viviamo spesso accanto agli altri senza davvero vederli. Le difficoltà dei vicini, i segnali di disagio, le crepe nelle vite altrui rimangono invisibili fino a quando non esplodono in forma drammatica. La comunità si dissolve in una somma di individualità isolate, incapaci di riconoscersi reciprocamente. E così la famiglia, invece di essere un presidio di relazione, rischia di diventare uno spazio chiuso, dove le tensioni si accumulano senza possibilità di essere elaborate.
In questo quadro si inserisce anche una certa idea di benessere, sempre più ridotta a dimensione immediata e individuale. Si inseguono modelli di felicità rapida, consumabile, spesso costruita su simboli effimeri: una vacanza pagata a rate, un’immagine di successo da esibire, una normalità apparentemente appagante ma priva di profondità. È un benessere miope, che non si traduce in un progetto esistenziale solido, capace di reggere le inevitabili difficoltà della vita. Quando queste difficoltà emergono, trovano individui spesso disarmati, privi di strumenti interiori e relazionali per affrontarle.
Il confronto con gli Stati Uniti, spesso evocato in relazione alle ricorrenti stragi nelle scuole e nei luoghi pubblici, può apparire lontano, ma non è irrilevante. Là, la violenza esplode in forme eclatanti e collettive; qui, tende a rimanere più nascosta, confinata negli spazi privati, ma non per questo meno significativa. In entrambi i casi, ciò che emerge è una crisi profonda dei legami sociali, una difficoltà a costruire senso, appartenenza, responsabilità condivisa.
La domanda, allora, non è solo cosa stia accadendo, ma dove stiamo andando. È questo il modello di società verso cui vogliamo muoverci? Una società in cui la solitudine cresce, i legami si indeboliscono e il benessere si riduce a consumo individuale? Oppure è ancora possibile immaginare e costruire un’alternativa, fondata su relazioni più consapevoli, su una rinnovata attenzione all’altro, su un’idea di famiglia e di comunità che torni a essere spazio di cura, di ascolto e di responsabilità?
In fondo, come suggerisce l’assonanza tra resistere ed esistere (evocata dalla nostra Laura Tussi), la sfida è proprio questa: resistere alla deriva dell’indifferenza e della superficialità per tornare a esistere pienamente, come individui e come collettività.
Giancarlo Cavalleri
Nella foto: Andrea e Antonio Sciorilli, il figlio del dirigente ASL e il papà che lo ha ucciso a Vasto, nella serata di domenica scorsa, quando ha impugnato l’ascia e ha colpito il ragazzo di 21 anni, al culmine dell’ennesima lite in casa. A quanto pare saranno proprio le intimidazioni e i precedenti scontri fisici e verbali – con tanto di denuncia della famiglia poi ritirata – gli elementi sui quali la difesa dell’omicida punterà per chiedere di derubricare l’accusa da omicidio volontario a eccesso di legittima difesa.
22/4/2026 https://www.farodiroma.it/








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