PNRR, altro che svolta epocale: l’Europa presta i soldi e poi ti presenta il conto

Dall’euforia sul PNRR alla realtà dei vincoli: il Patto di Stabilità torna a dominare, limitando politiche sociali e autonomia. I “mercati” dettano le regole, mentre la politica scarica responsabilità. Più che svolta epocale, un ritorno all’austerità.

PNRR, la svolta epocale

Più del Piano Marshall, molto di più. L’Europa come una sorella, come una benefattrice, non più una matrigna. Occasione irripetibile, tutta sulle spalle della responsabilizzazione politica però, Si sa, questi politici potrebbero rovinare un atto di generosità così semplice, così puro, tanto da non prevedere condizionalità. L’Europa, finalmente, inizia a formare un popolo, una comunità reale.

Queste, più o meno, le grida euforiche e abbacinate delle conventicole europeiste, non molto tempo fa. Si diceva altresì che il Pnrr avrebbe messo in soffitta, definitivamente, il Patto di Stabilità, perché l’epoca è cambiata, perché “pacta sunt servanda” ma “rebus sic stantibus”. E diciamolo, la pandemia, la guerra in Ucraina avevano cambiato lo scenario sociale e l’Europa, la saggia Europa, lo aveva capito in tempo.

E invece? E invece siamo qui, dopo 26 anni su 30 di avanzo primario, a sfracellare la nostra autonomia sul rapporto deficit/Pil. Quel beneamato 3%, indicato casualmente come se si stesse giocando al bingo di quartiere, irrompe puntuale per ribadire la scomparsa della democrazia sostanziale. Per democrazia sostanziale si intende la possibilità di condizionare le politiche pubbliche in senso sociale attraverso il conflitto.

Tanto da poter arrivare a una piena occupazione, alla sanità pubblica per tutti, alla casa quale diritto inalienabile dell’individuo, a pensioni, assicurazioni sociali, a industrie pubbliche che lanciano l’economia del Paese. Ebbene, tutto questo, anche con Che Guevara riesumato e posto a capo del governo rivoluzionario, non si può fare. Perché? Perché i parametri non si possono sforare pena la richiesta di tagli, di privatizzazioni, di spending review. La richiesta di chi? Ma dell’Europa, naturalmente.

Così da favorire i cosiddetti “mercati”. Che parola “i mercati”! Quanta disinvoltura quando viene evocata tra i doppiopetti dell’informazione. Quanta seriosità impudica. Il termine sembra alludere a un’entità liofilizzata, che si squaglia tra i dati digitali che corrono veloci in codici alfanumerici. A nessuno verrebbe in mente che “i mercati” sono esseri umani veri e propri, non influencer digitali. Individui che speculano sulle privatizzazioni, sulle spending review, sulla disoccupazione strutturale.

E quindi? Quindi MeloniConteSchelin, tutti a rimpallarsi responsabilità, distrazioni e superficialità. Questo perché la Seconda repubblica non può ragionare con serietà, perché strutturalmente la serietà è stata espunta dall’ordinamento politico. Non esiste più un arco parlamentare che difende le prerogative costituzionali del Paese e che, quando serve, mette in piedi un’azione diplomatica unitaria contro le ingerenze dei “mercati”. Questo non accade perché le forze politiche della Seconda repubblica non sono forze costituzionali.

In particolare la Seconda repubblica si contraddistingue per il suo sovversivismo, per il suo impeto anticostituzionale, condiviso da tutte le forze politiche e da tutti i Presidenti della Repubblica. Questo nonostante tutti i bei NO con cui la popolazione italiana, la popolazione italiana e non i partiti, boccia i tentativi di riforma a cadenza decennale e con genesi bipartisan.

Ma capisco anche la natura umana. Senza patti di stabilità, riprendendo in mano le leve della decisione politica, questo teatrino spettacolarizzato, chiamato classe politica, sparirebbe. Al suo posto tornerebbero quelle pericolose ideologie, quelle preoccupanti visioni del mondo contrapposte, capaci di formare classi dirigenti impegnate, composte, solenni. E al suo posto tornerebbe la democrazia sostanziale che si nutre del conflitto verticale. E senza conflitto, lo si capirà prima o poi, non ci sarà mai alcuna democrazia.

Ferdinando Pastore

24/4/2026 https://www.kulturjam.it/

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