CUBA. La patria sarà difesa

di Renate Fausten

Cuba: Le celebrazioni del Primo Maggio si sono svolte quest’anno in circostanze estremamente difficili. Gli Stati Uniti stanno inasprendo ulteriormente il blocco. Ma la volontà di combattere rimane incrollabile.

Il 1° maggio di quest’anno a Cuba è stato diverso. Non perché non si sia potuto tenere in Piazza della Rivoluzione a causa della mancanza di benzina. Era già successo, anche se la situazione non era mai stata difficile come oggi. Solo chi è stato in grado di camminare bene o è riuscito a procurarsi un veicolo elettrico o solare ha potuto partecipare. A raggiera, la folla si è diretta in quattro colonne verso la “Tribuna Antimperialista”, proprio davanti all’ambasciata statunitense. Come sempre, molti erano in piedi già dalle prime ore del mattino. Soprattutto i giovani hanno fatto la notte in bianco e, quando i partecipanti si sono messi in movimento alle sei, erano di ottimo umore. La gente era allegra, sventolava le proprie bandiere cubane – tutto come al solito. Ma c’era qualcosa nell’aria.

“La patria se defiende” – “La patria si difende” – era il motto di questo primo maggio. Gridavano incessantemente: “La Patria”, e tutti rispondevano: “Se defiende”. Tra risate e balli, consciamente o inconsciamente, la gente percepiva il pericolo che incombeva su di loro. I presentatori televisivi hanno detto, che i partecipanti erano prevalentemente vestiti di bianco per esprimere il loro desiderio di pace. Tuttavia, credo che questo sia un po’ esagerato. Delle varie magliette del primo maggio che possiedo, sono tutte bianche, e in passato ci era stato sempre detto che il bianco, il rosso o il blu, cioè i colori nazionali, fossero l’abbigliamento appropriato per questa occasione.

Con un po’ di ritardo, dopo le otto, mezzo milione di abitanti della capitale, stipati, si sono fatti strada verso la “Tribuna”, con tutti gli occhi puntati sull’ambasciata americana. Sorprendentemente, avevano tutti un aspetto fresco mentre chiedevano a gran voce la fine del blocco e la pace, e gridavano ai rappresentanti statunitensi, seduti dietro i vetri oscurati, che Cuba non era sola. Solo all’Avana c’erano più di 800 amici provenienti da 38 paesi.

Poiché la carica di presidente della confederazione sindacale è attualmente vacante, il discorso centrale è stato tenuto da Osnay Miguel Colina Rodríguez, presidente del comitato organizzatore del prossimo congresso della confederazione sindacale CTC. Anche lui ha sottolineato che Cuba non rappresenta una minaccia per nessuno. Anche se solo l’idea che il piccolo paese possa rappresentare una minaccia per la potente Stati Uniti è ridicola. Durante la manifestazione, è stato simbolicamente consegnato a Raúl Castro, fratello di Fidel Castro, e al presidente Miguel Díaz-Canel un libro in cui più di sei milioni di cubani hanno firmato per la loro patria. Si tratta di più di sei milioni di persone che, in caso di emergenza, sono pronte a difendere Cuba. Sono consapevoli che è in gioco tutto o niente.

A quanto pare, la potente manifestazione di più di mezzo milione di persone davanti all’ambasciata statunitense e i quattro milioni che in tutto il paese sono scesi in piazza per Cuba e il socialismo hanno talmente irritato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che lo stesso giorno ha emanato un nuovo decreto che prevede, tra l’altro, sanzioni contro le banche straniere che collaborano con Cuba. Inoltre, Donald Trump ha anche annunciato che manderà la portaerei USS “Abraham Lincoln” al largo delle coste cubane, di ritorno dall’Iran. Il 2 maggio si è svolto come ogni anno l’”Incontro Internazionale di Solidarietà” nel Palazzo dei Congressi, ed era presente quasi tutti coloro che contano nel partito e nel governo. Il presidente Díaz-Canel ha elogiato il coraggio dei visitatori che hanno viaggiato a Cuba in questo periodo – erano rappresentate persone da tutti e cinque i continenti.

Come ha chiarito il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez, il blocco è un atto di guerra. “Patria es humanidad” – “La patria è l’umanità”, ha detto. E in caso di attacco, secondo questa logica del poeta nazionale José Martí, è l’umanità ad essere attaccata. Ma cosa farà l’umanità se Cuba venisse attaccata? Sì, cosa faremo allora? Questa domanda l’economista belga Marc Vandepitte l’ha rivolta anche a tutti i presenti. Rob Miller, dalla Gran Bretagna, ha parlato a nome di quattro milioni di lavoratori. Vuole convincere il governo di Londra ad aiutare Cuba. 117 parlamentari hanno firmato una petizione in tal senso. Per lui, i veri eroi sono i medici e gli infermieri negli ospedali cubani.

Ammirazione è stata espressa per l’Italia, poiché era riuscita a portare in piazza a Roma più di 10.000 persone per Cuba il primo maggio. Il gruppo più vivace all’incontro di solidarietà era quello dei venezuelani, che chiedevano incessantemente la libertà per Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, rapiti dagli Stati Uniti all’inizio di gennaio. Anche il presidente cubano ha chiesto con veemenza la loro liberazione – sebbene egli stesso sia minacciato da Washington. Per Cuba è importante che molte persone solidali vengano dall’estero. Innanzitutto, perché danno la sensazione che Cuba non è sola. E in secondo luogo, perché i cubani sperano che Trump non voglia attaccare briga con il mondo intero contemporaneamente.

da https://www.jungewelt.de

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

6/5/2026 https://www.marx21.it/

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