Il nuovo antisemitismo contro i palestinesi. Il caso Rami Shaath in Francia (vi ricordate Drayfus?)

di Farid Adly

Un procedimento amministrativo di polizia minaccia di espulsione un attivista palestinese, membro del movimento BDS Internazionale. Nei suoi confronti accuse piene di falsità. come quella di essere stato contro l’accordo di cessate il fuoco a Gaza. il 21 maggio ci sarà la seduta della commissione della Prefettura di Nanterre.

Vi ricordate il caso Drayfus. ci vorrebbe un moderno Emile Zola con un nuovo “J’Accuse!”.

L’avvocata dell’attivista politico palestinese Rami Shaath ha dichiarato che le autorità francesi hanno avviato un procedimento di espulsione nei suoi confronti, classificandolo come una “grave minaccia all’ordine pubblico”.

L’avvocata Damia Tahrawi ha riferito che le autorità del distretto di Nanterre li hanno informati dell’intenzione di avviare il procedimento di espulsione, fissando un’udienza davanti a una commissione speciale per il 21 maggio per ascoltare la testimonianza di Shaath.

La potenziale decisione si basa su una valutazione di sicurezza che critica i legami dell’attivista con figure e gruppi filo-palestinesi in Francia, tra cui l’organizzazione “Urgence Palestine”, da lui co-fondata dopo l’inizio della guerra genocida nella Striscia di Gaza..

Le autorità lo accusano inoltre di aver assunto posizioni “estremiste”, tra cui l’opposizione a un cessate il fuoco (falso) e l’espressione del desiderio che la guerra tra Hamas e l’esercito israeliano continui, auspicandone un’espansione regionale (falso). È inoltre accusato di aver espresso dure critiche nei confronti di Israele durante apparizioni pubbliche descritte come “spesso controverse”. Delitto di esprimere liberamente il proprio pensiero, nella culla dell’illuminismo.

Tra queste posizioni figurano le dichiarazioni rilasciate durante una manifestazione a Parigi il 4 novembre 2023, in cui denunciò quella che definì “l’occupazione criminale di Gaza da parte di Israele” e accusò Israele di aver commesso gravi violazioni contro i palestinesi. Non solo lui lo pensa. Lo processano e forse espelleranno, perchè è palestinese.

Il figlio dell’ex ministro e negoziatore palestinese Nabil Shaath ha dichiarato di aver partecipato a diverse manifestazioni che chiedevano un cessate il fuoco immediato, la fine del genocidio, sanzioni, un embargo sulle armi e un’azione internazionale contro Israele.

Rami Shaath ha aggiunto: “Le mie posizioni non sono cambiate da quando la Francia si è adoperata per ottenere la mia liberazione dalle carceri egiziane, dove ero prigioniero politico… ma oggi sembra che vogliano mettermi a tacere”.

Rami Shaath è statop una figura di spicco della rivoluzione egiziana di Piazza Tahrir, del gennaio 2011 ed è stato il coordinatore del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) in Egitto, che chiede il boicottaggio di Israele.

È stato detenuto per 900 giorni nelle carceri egiziane tra il 2019 e il 2022 con l’accusa di incitamento a “disordini contro lo Stato”. È stato poi rilasciato ed estradato in Francia dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha sollevato il suo caso presso le autorità egiziane. Per ottenere il rilasscio ha dovuto rinunciare alla nazionalità egiziana, che deteneva a fianco di quella palestinese, per discendenza di madre egiziana e padre palestinese.

In caso di espulsione, dove andrà Rami? L’Egitto non lo accoglierà a bracce aperte di certo. La sua Palestinewa è occuapata dall’esercito invasore israeliano e non rimarrebbe un solo giorno fuori dal carcere. La terra d’esilio che era la Francia, nega il diritto di libertà ad un cittadino palestinese spsoato con una cittadina francese.

Vi ricordate il caso Drayfus, sempre nella stessa Francia? Ci vorrebbe un modreno Emile Zola con un nuovo scritto “J’Accuse!”.

l’8 gennaio 2022, Amnesty International scriveva di Rami Shaath e della sua liberazione dalle carceri egiziane::

Ci sono voluti altri cinque giorni dall’annuncio della scarcerazione ma finalmente, la mattina dell’8 gennaio il prigioniero di coscienza palestinese-egiziano Ramy Shaath è tornato in libertà, dopo più di 900 giorni di detenzione senza processo.

Figlio di Nabil, l’ex Ministro degli Esteri palestinese negoziatore degli accordi di Oslo, Ramy Shaath è uno storico attivista. Impegnato in favore dei diritti già da prima della rivoluzione del 25 gennaio 2011, aveva anche fondato la sezione egiziana del movimento “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” nei confronti di Israele.

Era stato arrestato il 5 luglio 2019 e accusato di appoggio a un gruppo terrorista (falso), minaccia alla sicurezza nazionale e diffusione di notizie false: imputazioni fotocopia mosse nei confronti di numerosissimi attivisti e dissidenti egiziani.

A portare avanti la campagna per la sua scarcerazione è stata soprattutto Céline Lebrun Shaath, difensora dei diritti umani francese e moglie di Ramy. Non si è mai demoralizzata, neanche quando nel dicembre 2020 il presidente Macron ha insignito il suo omologo egiziano al-Sisi della Legione d’Onore.

“La scarcerazione di Ramy è un testamento vivente della forza dell’organizzazione collettiva per porre fine alle gravi ingiustizie: esattamente quelle contro cui Ramy combatte da una vita”, è stato il primo commento dei familiari di Ramy Shaath, che dovrebbe presto giungere a Parigi dopo l’espulsione dall’Egitto seguita alla liberazione. Link: https://www.amnesty.it/liberato-dopo-oltre-900-giorni-il-prigioniero-palestinese-egiziano-ramy-shaath/

17/5/2026 https://www.anbamed.it/

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