Il Forum per il Diritto alla Salute sulla LIP sanità della Cgil
Medicina e potere è una lettera periodica a cura di un gruppo di attiviste e attivisti del Forum per il Diritto alla Salute e di Medicina Democratica.
PERCHÉ IL FORUM PER IL DIRITTO ALLA SALUTE NON HA ADERITO ALLA LIP SULLA SANITÀ DELLA CGIL?
Negli ultimi giorni, da più parti, per strada nelle manifestazioni, sui posti di lavoro, al telefono, nelle chat, viene chiesto ad attiviste e attivisti del Forum per il Diritto alla Salute (FDS) perché il FDS non abbia aderito alla Legge di Iniziativa Popolare (LIP) sulla sanità della CGIL.
In questo spazio editoriale: Medicina e Potere, dove tra l’altro, scrivono insieme compagni che condividono una doppia se non tripla militanza nei movimenti di lotta per il diritto alla salute per una ripresa e tutela del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) come Medicina Democratica (MD), che lo diciamo da subito, ha aderito alla LIP, ma con una “adesione critica”, vorremmo spiegare le ragioni che hanno portato il FDS a questa scelta.
Il FDS non ha aderito alla LIP sulla sanità della CGIL perché ritiene che il testo non affronti i nodi strutturali che hanno indebolito se non, sfasciato del tutto, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Di seguito le ragioni principali, partendo però dagli aspetti positivi che rivendichiamo e che riguardano parti largamente influenzate dall’ormai nota Piattaforma dei 16 punti La salute non è una merce.
GLI ASPETTI POSITIVI CHE RIVENDICHIAMO.
I punti per il quale il FDS ha mantenuto “il punto” sulle questioni della sanità più dirimenti, anche con un dibattito politico serrato, sono:
- L’eliminazione del tetto di spesa per le assunzioni e quindi lo sblocco del turn over;
- Il finanziamento a servizi erogati direttamente dal SSN, anche se questa formulazione può essere facilmente elusa o aggirata;
- Il passaggio al rapporto di dipendenza dei Medici di Medicina Generale (MMG), dei Pediatri di Libera Scelta e degli Specialisti Ambulatoriali;
- La specializzazione universitaria per i MMG;
- Un contratto unico con forme di equiparazione contrattuale tra sanità pubblica e privata;
- Forme progressive di reinternalizzazione del personale in outsourcing;
A questi aggiungiamo i seguenti punti:
- L’inserimento dell’art.41 della Costituzione nel testo della LIP;
- Una riscrittura integrale dell’articolo sulla difesa e il potenziamento dei Consultori con una precisazione sulla garanzia della riservatezza nell’accesso,nel caso vengano realizzati dentro le Case della Comunità.
Questi aspetti positivi sono dovuti all’impegno diretto di attiviste e attivisti del FDS e di MD negli incontri successivi alla prima elaborazione del testo di LIP, in cui il FDS e MD non sono stati coinvolti, e che, va detto, è stato redatto in larga parte da esponenti politici che hanno avuto un ruolo non secondario nelle scelte cha hanno portato all’attuale configurazione del SSN.
IL TANTO CHE ANCORA MANCA.
A queste, abbiamo aggiunto degli emendamenti, che abbiamo inviato a La Via Maestra, e che in sintesi riguardano:
- Il superamento dell’attuale modello aziendalistico, che per noi sta alla base di tutto, proponendo la trasformazione democratica delle aziende sanitarie in Enti socio-sanitati territoriali e ospedalieri, con dimensioni adeguate ai territori e ai bacini di utenza;
- Abolizione del pareggio di bilancio;
- L’introduzione di procedure di selezione pubblica nazionale tramite concorso del Direttore Generale, (come avviene, tra l’altro, nella scuola, con i dirigenti scolastici), così anche del Direttore Amministrativo e del Direttore Sanitario;
- Creazione di un nuovo modello di generazione dei servizi sanitari, partecipato, con il coinvolgimento della collettività e delle operatrici e operatori sanitari, attraverso nuove forme di gestione con la figura dell’Assessore ai servizi sociali e sanitari del Comune o dei Municipi che devono concorrere alla programmazione sanitaria e alla verifica delle risposte ai bisogni di salute;
- Destinazione delle risorse al solo SSN propriamente detto e contemporaneamente sospensione degli iter di accreditamento privato e inizio di una progressiva riconversione al pubblico dell’offerta sanitaria privata;
- Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Unico per tutto il personale sanitario, non solo quello che lavora nel privato accreditato, ma anche del personale esternalizzato, anche qui, per iniziare una progressiva riconversione al pubblico dei servizi e quindi del lavoro;
- Personale adeguato, sì! ma vogliamo che si specifichi: “alla complessità assistenziale dei pazienti”, che oggi è cambiata ed è misurata secondo scale validate a livello scientifico;
- Abrogazione di tutte le facilitazioni fiscali per le assicurazioni sostitutive e/o integrative previste dai CCNL che vanno estese a tutti i cittadini anche pensionati per la copertura delle prestazioni non garantite dal SSN tramite i propri Enti territoriali o ospedalieri o non previste dai LEA, con particolare riferimento alle cure odontoiatriche;
- Auspicando infine l’abolizione dell’intramoenia e dell’extramoenia, ne riteniamo necessaria la sospensione in tutte le Regioni e/o gli enti in cui non siano rispettati i tempi di attesa per le prestazioni previste dai LEA, tempi di attesa continuamente disattesi e spesso causa di ritardi nella diagnosi e conseguente intervento terapeutico di nuove patologie.”
Questi emendamenti non sono stati accettati dagli estensori della LIP.
Questi emendamenti per il FDS, non sono dettagli, ma sono le parti rimanenti della Piattaforma dei 16 punti La salute non è una merce e la loro mancata acquisizione costituiscono la causa per cui, anche gli aspetti positivi, potranno essere surclassati se, come spesso è avvenuto negli ultimi vent’anni, c’è una “shock economy” (N. Klein, 2007) come la crisi dei mutui subprime che nel 2008 portò al blocco del tetto di spesa sul personale e quindi al blocco del turnover e quindi alle esternalizzazioni del personale e ai tagli lineari, o alla pandemia/sindemia del Covid-19 nel 2020.
La LIP, secondo il FDS, non affronta i nodi che hanno sgretolato il SSN e quindi non inverte la tendenza delle contro-riforme passate.
IL MANCATO CONFRONTO.
Alcune voci critiche hanno sottolineato che i loro documenti, come quelli dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, sono stati esclusi senza un confronto approfondito. Il FDS ha più volte chiesto la costituzione di un gruppo di lavoro solo sulla sanità all’interno del percorso de La Via Maestra, oltre al gruppo Welfare e Diritti, che si è riunito pochissime volte in questi anni, per poche ore ogni volta e male organizzato nell’ordine dei lavori. Perché aveva questa esigenza? Perché la sanità è materia complessa, che necessita di studio approfondito, fatto con competenza e radicalità, cioè. andando alla radice dei problemi e delle cause dei tanti conflitti che oggi assillano il SSN e chi ci lavora, e non imponendo dall’alto soluzioni di compromesso con un facile e paternalistico unanimismo che divide, invece di unire. I conflitti vanno risolti, non annullati.
COSA SAREBBE SUCCESSO SE NON CI FOSSIMO STATI?
Ce la siamo fatta questa domanda: cosa sarebbe successo se non ci fosse stato il FDS a rappresentare e a battersi ogni volta nella riproposizione della Piattaforma dei 16 punti La salute non è una merce?
Per esempio:
- Sarebbe stato inserito la citazione dell’art. 41 della Costituzione che, recita che pur riconoscendo la libertà dell’iniziativa privata, stabilisce che essa “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”? È il “meta-diritto” di cui parla Ivan Cavicchi da anni nei suoi libri, e per il quale abbiamo dovuto faticare non poco per farlo inserire tra gli articoli della Costituzione da citare come base della LIP.
- Premesso che il FDS non è d’accordo ad inserire i Consultori all’interno delle Case della Comunità, sarebbe stato modificato il punto sul mantenimento della riservatezza sia dentro che fuori le Case della Comunità? Anche questo punto, lo abbiamo ottenuto con non poca fatica e se non si fosse cambiato, la versione originale, avrebbe creato, non pochi malcontenti da parte del movimento femminista e transfemminista (si veda: Lavoro e Salute anno 42 n. 3 marzo 2026: Ancora sulla LIP sulla sanità della CGIL: e i Consultori, che fine faranno?)
- Sarebbe stato inserito l’art. 5 dal titolo “Disciplina delle esternalizzazioni” che recita nel primo capoverso:
“Al fine di promuovere il diritto alla salute e la qualità dell’assistenza, di contrastare la perdita di competenze interne al Ssn e di favorire la qualità dei rapporti di lavoro nel settore della tutela della salute, a partire dal 1° gennaio 2027 gli enti del Servizio sanitario nazionale non possono ricorrere all’affidamento a terzi delle attività caratteristiche connesse alle finalità istituzionali di assistenza sanitaria e sociosanitaria diretta alle persone (…)”?
Relativamente a questo articolo, durante uno degli ultimi dibattimenti, il FDS, ha denunciato la mancanza nella LIP del tema del superamento delle esternalizzazioni verso una progressiva ri-pubblicizzazione dei servizi esternalizzati: improvvisamente, solo dopo pochi secondi l’intervento del FDS, la CGIL lo fa comparire sullo schermo condiviso (era una riunione online), prova del fatto che lo avevano lì pronto! Non si scrive un articolo in pochi secondi! E allora? Se il FDS non lo avesse fatto presente? Non lo avrebbero fatto uscire? È drammatico solo pensarlo. E che onere ha avuto il FDS.
Ma il FDS non è un sindacato. È una piccola ma attiva associazione di fatto che per scelta politica non è diventata un Ente del Terzo Settore, proprio perché ha studiato il ruolo e l’impatto economico del Terzo Settore sui diritti, i salari e la qualità dell’assistenza, il dumping contrattuale, la complicità nello smantellamento della rete di servizi pubblici nei territori. È un dato di fatto incontrovertibile che in sanità il Terzo Settore ha perso qualsiasi carattere cooperativo e solidale, ma fa impresa, profitto e sfruttamento, con risorse pubbliche, come tutto il privato, ammantandosi della retorica del welfare dal basso e comunitario.
Il FDS ha dovuto ricordare alla CGIL delle tante lavoratrici e lavoratori del terzo settore che lavorano in sanità con contratti da fame in appalto e subappalto?! Ma no! La CGIL lo sa che ci sono questi “fratelli e sorelle – diremmo oggi – figli unici” come canterebbe Rino Gaetano, che sono fuori spesso anche dalla tutela sindacale. Lo sappiamo che lo sa! Ma la CGIL in questo tempo ha dovuto fare quello che non fa di solito un sindacato e si è trovata a vicariare quel ruolo che il PD di Elly Schlein, ma neanche gli altri partiti del cosiddetto “campo largo”, non è in grado di svolgere anche per le sue molte contraddizioni interne e con gli alleati.
QUELLO DA CUI NON SI SFUGGE.
Non si sfugge, però, dai temi proposti dalla Piattaforma del 16 punti La salute non è una merce, che rimane l’unica piattaforma completa e che è stata formata dopo un lungo percorso durato 3 anni con i Congressi per la salute, come abbiamo spiegato su Lavoro e Salute (Anno 42 n. 5 maggio 2026, inserto: Collettività e operatori sanitari nelle lotte per la salute: quale piattaforma?).
E non si sfugge nemmeno dalle interconnessioni tra i vari punti della piattaforma.
Il rifinanziamento con l’aumento del Fondo Sanitario Nazionale, perde di senso senza il blocco delle esternalizzazioni, degli accreditamenti e dei convenzionamenti col privato.
Il potenziamento della sanità territoriale arricchirà solo il privato, che oggi gestisce più del 90% dell’offerta dei servizi territoriali, senza il contestuale sblocco delle assunzioni, del turnover, del tetto di spesa sul personale, lo stanziamento di risorse assunzionali aggiuntive (piano straordinario di assunzioni), senza il passaggio dei medici alla dipendenza, senza il blocco di nuovi accreditamenti, senza il riequilibrio dell’offerta tra pubblico e privato.
Senza la convergenza verso la parità di trattamento, salari e diritti, verso cioè un contratto unico di tutto il personale sanitario non è possibile garantire la continuità assistenziale, la qualità e la continuità delle cure e dell’assistenza, la medicina basata sulla persona, l’umanizzazione.
E un reale coinvolgimento e partecipazione di tutte le operatrici e degli operatori, non è possibile senza scardinare il modello aziendalistico, senza disarticolare il gigantismo delle ASL e dei Distretti, senza modificare il loro assetto iperverticistico e antidemocratico, e con esso il ruolo autoritario, padronale e paternalistico della figura del direttore generale.
Non è infine possibile rilanciare il servizio pubblico a gestione diretta erogato da personale sanitario pubblico senza mettere in discussione il pareggio di bilancio, senza ridefinire i rapporti e le competenze tra stato, regioni, aziende sanitarie ed enti locali, senza bloccare l’autonomia differenziata, e senza ripensare il meccanismo di finanziamento del nostro SSN reintroducendo forme di tassazione progressiva, eliminando gli sgravi fiscali alla sanità integrativa, riducendo la quota destinata all’acquisizione di beni, prestazioni e servizi sanitari e non, e mettendo su tale spesa severi meccanismi di controlli e sanzioni.
I 16 punti della piattaforma sono interconnessi tra di loro e intersezionali.
NON SONO I GATTOPARDI CHE POSSONO RILANCIARE LA SANITÀ PUBBLICA.
È inutile che qualcuno “la butti in caciara”, come si direbbe a Roma, dicendo che il FDS è quello che vorrebbe “cambiare addirittura le aziende sanitarie” o qualcun altro dica che ci sarebbero anche altre piattaforme o proposte. Questi “qualcuno o qualcun altro” sono “i gattopardi” che non possono rilanciare il SSN (Lavoro e Salute, anno 41 n. 5 maggio 2025: Non sono i gattopardi che possono rilanciare la sanità pubblica) perché sono gli stessi che vengono dalla stessa parte di chi ha avuto responsabilità in questi ultimi trent’anni dello sfacelo del SSN e rivendica le contro-riforme fatte, senza mai fare un briciolo di autocritica.
Chi usa la sanità per il proprio tornaconto personale non ha più maschere da indossare. È oggi riconoscibile da chi, lavoratrici e lavoratori sfruttati, pezzi di paese che non ha più servizi a causa del “federalismo sanitario” voluto anche dal centrosinistra, chi fa parte dei più di 5 milioni di persone che rinunciano a curarsi, chi non ha soldi per rimettersi i denti perché le cure odontoiatriche non sono nel LEA, chi ha una malattia rara o invisibile, chi si ammala perché vive vicino ad un inceneritore, chi non trova un appuntamento per un esame diagnostico in tempi adeguati, chi è fragile o persona con disabilità, lo sa.
25/5/2026









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