La pericolosa ambiguità di Trump: parla di pace mentre bombarda. Medio Oriente sull’orlo del caos: l’irresponsabilità criminale degli USA

di Lee Morgan

Donald Trump continua a giocare con il fuoco mediorientale oscillando tra proclami di pace e nuove azioni militari. Da una parte annuncia accordi “vicini” con Teheran, dall’altra autorizza raid e minacce che rischiano di far saltare ogni fragile spiraglio diplomatico. È questa la contraddizione più inquietante della strategia americana: parlare di stabilità mentre si alimenta l’escalation.

Nelle ultime ore Washington ha confermato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani nel sud del Paese, definiti “azioni di autodifesa” dal Pentagono. Le operazioni hanno colpito siti missilistici e imbarcazioni accusate di minacciare il traffico nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati del pianeta per l’economia mondiale.

Trump, però, continua contemporaneamente a sostenere che i negoziati con l’Iran starebbero procedendo “molto bene” e che la pace sarebbe più vicina. Una linea ambigua che espone il mondo a un rischio enorme: basta un errore, una rappresaglia o un incidente per trascinare l’intera regione in un conflitto aperto.

Il problema non è soltanto diplomatico. È politico e strategico. Ogni dichiarazione del presidente americano sembra cambiare direzione nel giro di poche ore. Prima le aperture, poi le minacce. Prima il dialogo, poi i bombardamenti. Una gestione imprevedibile che destabilizza gli alleati, irrita Israele e rende impossibile qualsiasi quadro negoziale credibile. Perfino all’interno del Partito Repubblicano emergono dubbi e tensioni sulla linea della Casa Bianca.

Nel frattempo i mercati energetici reagiscono con paura. Lo Stretto di Hormuz resta al centro dello scontro e ogni escalation provoca immediatamente nuove impennate del petrolio e timori per le forniture globali. L’ipotesi di una guerra prolungata nel Golfo non è più uno scenario remoto ma una possibilità concreta che potrebbe travolgere economie già fragili.

L’impressione è che Trump continui a muoversi seguendo una logica personale e spettacolare più che una vera strategia internazionale. Annuncia ultimatum, rilancia piani grandiosi per il Medio Oriente, promette “grandi accordi”, ma intanto aumenta la tensione militare giorno dopo giorno. È un approccio pericoloso, perché con l’Iran non esistono margini per la propaganda permanente o per la diplomazia fatta di slogan.

Il rischio reale è che questa irresponsabilità finisca per incendiare definitivamente un’area già devastata da anni di guerre, vendette e instabilità. E quando le grandi potenze trasformano la politica estera in una continua prova di forza, a pagare il prezzo sono sempre i civili, gli equilibri internazionali e la sicurezza globale.

26/5/2026 https://www.farodiroma.it/

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