Oltre il velo della propaganda: le realtà della società iraniana
In questa analisi, Hanieh Tarkian sfida le narrazioni occidentali dominanti sull’Iran. (Illustrazione: Cronaca della Palestina)
Hanieh Tarkian sfida le narrazioni occidentali sull’Iran, sostenendo che sia stato caricaturato per giustificare l’aggressione. Esaminando lo sviluppo sociale dell’Iran, l’ascesa scientifica e il ruolo geopolitico, Tarkian sostiene che il paese sia emerso come una forza centrale nel passaggio verso un ordine mondiale multipolare e nella resistenza all’egemonia occidentale.
Il discorso geopolitico contemporaneo che circonda il Medio Oriente, in particolare nel contesto della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele, si basa fortemente su una narrazione calcolata e distorta della Repubblica Islamica dell’Iran. Nei media occidentali mainstream, l’Iran viene spesso caricaturato come uno stato canadillo arcaico e oscurantista, una rappresentazione costruita su islamofobia deliberata e tropi orientalisti. Questa impostazione ha uno scopo geopolitico specifico: demonizzare una nazione indipendente e sovrana e fabbricare il consenso internazionale per interventi imperialisti, sanzioni illegali e sforzi di destabilizzazione perpetua guidati dagli Stati Uniti e dai loro alleati regionali.
La realtà della società iraniana, tuttavia, diverge profondamente da questa immagine artificiale. Dietro il velo di una propaganda incessante si cela una società dinamica, altamente istruita e scientificamente avanzata che rappresenta l’epicentro di uno storico spostamento globale dall’unipolarità atlanticista verso un ordine mondiale multipolare. Per comprendere l’Iran di oggi—e il suo legame indissolubile con la causa palestinese—bisogna guardare oltre la retorica ed esaminare le realtà oscurate del suo tessuto sociale, la sua rinascita scientifica e la sua storica ricerca di sovranità.
Le radici storiche della resistenza
Per comprendere l’attuale traiettoria geopolitica dell’Iran, è essenziale esaminare l’eredità della dinastia Pahlavi, un regime che ha funzionato in gran parte come un proxy degli interessi occidentali. Prima della Rivoluzione del 1979, l’Iran fu sottoposto a un progetto di ‘occidentalizzazione forzata’, un’impresa progettata non per sviluppare organicamente la nazione, ma per eradicarne l’identità tradizionale, religiosa e culturale, rendendo così la popolazione più facilmente manipolabile da parte delle potenze straniere.
Dal punto di vista economico, l’era Pahlavi fu caratterizzata da una profonda dipendenza dalle entrate petrolifere e dalle importazioni estere, che portò a un grave caso di “malattia olandese” negli anni ’70. Invece di investire in infrastrutture interne o produzione industriale sostenibile, il regime ha inondato il mercato con beni di consumo occidentali, soffocando le industrie locali e aggravando le disuguaglianze di ricchezza. I militari erano ugualmente sottomessi; gli Stati Uniti controllavano sostanzialmente l’approvvigionamento e l’amministrazione delle forze armate iraniane, trasformando il paese in un mercato estremamente redditizio per i produttori americani di armi, mentre utilizzavano le forze iraniane per assicurare l’egemonia occidentale nel Golfo Persico.
La Rivoluzione Islamica del 1979 fu, quindi, fondamentalmente un movimento di identità popolare e di massa. Fu una rivolta nata dal desiderio di recuperare la dignità nazionale, le radici spirituali e il controllo sovrano sulle risorse interne contro un sistema che stava vendendo il paese alle forze imperialiste. Oggi, l’Iran fa infuriare gli Stati Uniti e Israele non per presunte violazioni dei diritti umani, ma perché difende con forza la propria indipendenza e si rifiuta di sottomettersi all’egemonia globale.
Decostruzione del mito della donna oppressa
Una delle armi più potenti nella guerra ibrida dell’Occidente contro l’Iran è la strumentazione strategica dei diritti delle donne. La narrazione dominante ignora sistematicamente i dati empirici, preferendo invece dipingere un quadro di oppressione femminile istituzionalizzata e rappresentare le donne iraniane come sottomesse paria.
Analizzando dati concreti post-1979, la condizione delle donne iraniane ha subito un straordinario progresso che smantella completamente decenni di retorica occidentale. Prima della rivoluzione, sotto lo Scià sostenuto dagli Stati Uniti, il tasso di analfabetismo femminile oscillava allarmantemente tra il 50% e il 60%. L’approccio dittatoriale del regime Pahlavi alla modernizzazione includeva lo strappo violento dei veli dalle teste delle donne per strada, costringendo molte donne tradizionali a uscire completamente dalla sfera pubblica.
Oggi, l’analfabetismo femminile è precipitato sotto il 10%. Nell’istruzione primaria, la Repubblica Islamica dell’Iran ha raggiunto il primo posto mondiale per l’equità educativa tra ragazze e ragazzi. Nell’istruzione superiore, la trasformazione è ancora più sorprendente: le donne costituiscono ora oltre il 50% di tutti gli studenti universitari in Iran e, in alcune facoltà accademiche, l’iscrizione supera il 60%. La proporzione di professoresse universitarie e docenti donne è cresciuta da circa il 14% prima della rivoluzione a quasi il 30% oggi.
Il campo medico offre un’altra metrica convincente dell’empowerment femminile. Dal 1979, il numero di specialiste mediche donne in Iran è aumentato di dodici volte, rispetto a un aumento solo triplicatore per i loro omologhi maschi. Oggi, le donne rappresentano il 40% di tutti i medici specializzati e un sorprendente 98% degli specialisti in ostetricia e ginecologia. Di conseguenza, il tasso di mortalità materna durante il parto ha registrato una drastica riduzione del 90%, contribuendo a un aumento complessivo dell’aspettativa di vita femminile da 57,6 anni a quasi 78 anni.
Inoltre, le donne iraniane hanno compiuto enormi progressi nell’ambito sportivo. Il numero di federazioni sportive femminili è passato da un’unica entità a 49, le strutture sportive dedicate alle donne sono passate da 7 a 38 e il numero di allenatrici donne è schizzato alle stelle, passando da sole 9 a oltre 35.000. Le atlete iraniane competono attivamente a livello internazionale, mantenendo con orgoglio la loro identità culturale e religiosa.
Queste cifre indiscutibili dimostrano che la partecipazione femminile alla vita pubblica, accademica, politica ed economica non è solo consentita in Iran, ma è attivamente incoraggiata dalle sue istituzioni. Il modello islamico implementato in Iran propone un’assoluta uguaglianza ontologica e spirituale tra uomini e donne, riconoscendo i loro tratti psicologici e fisici distinti ma complementari. Rifiuta esplicitamente il modello capitalista occidentale, che spesso equipara la liberazione femminile alla mercificazione dei corpi femminili o alla loro riduzione a basso costo.
Una rinascita scientifica e tecnologica
Un’altra realtà sistematicamente oscurata dai media mainstream è l’emergere dell’Iran come una potenza scientifica formidabile. Alla fine degli anni ’70, nonostante avesse l’1% della popolazione mondiale, l’Iran contribuì con un misero 0,1% alla produzione scientifica globale, paralizzato da un sistema educativo che non riusciva a collegare la ricerca accademica con le esigenze industriali interne.
Dopo la rivoluzione, l’Iran avviò una massiccia ristrutturazione dei suoi settori accademico e tecnologico, passando da un focus puramente educativo alla ricerca e, infine, alla commercializzazione della tecnologia. Secondo il New Scientist, nel 2010 l’Iran aveva raggiunto il tasso di crescita scientifica più rapido al mondo—undici volte la media globale. I dati del database Scopus illustrano questo salto esponenziale: il numero di documenti scientifici registrati dall’Iran è passato da soli 850 nel 1996 a oltre 74.440 nel 2020, rappresentando un fattore di crescita superiore a 80.
Oggi, l’Iran rappresenta il 2% della produzione scientifica globale totale, classificandosi ufficialmente al 16º posto al mondo e 1º in Medio Oriente. Questo progresso non è solo quantitativo; la qualità della ricerca iraniana è aumentata vertiginosamente, con la sua quota tra l’1% degli articoli più citati al mondo che è aumentata quasi di otto volte tra il 2007 e il 2019. In campi specializzati e all’avanguardia, l’Iran detiene posizioni globali straordinarie: 16º in nanotecnologia, 16º in biochimica, 14º in fisica, 12º in matematica, 11º in aerospaziale e, in modo sorprendente, 2º a livello globale nella ricerca sulle cellule staminali.
Per rompere la sua storica dipendenza dalle esportazioni di petrolio, l’Iran ha riconosciuto con successo un’economia dinamica e basata sulla conoscenza. Guidato da una popolazione giovane e altamente istruita, il paese ospita oltre 5.500 aziende basate sulla conoscenza e più di 6.000 start-up attive. Rapporti di istituzioni internazionali, tra cui UNCTAD e McKinsey, hanno esplicitamente riconosciuto il solido capitale umano dell’Iran, sottolineando che il paese si colloca tra i primi cinque a livello globale per numero annuo di laureati in ingegneria, ponendolo alla pari degli Stati Uniti e davanti a nazioni come Giappone e Corea del Sud.
Il legame Iran-Palestina e le traiettorie future
La consolidazione interna del potere scientifico, sociale e militare da parte dell’Iran alimenta direttamente la sua postura geopolitica, in particolare riguardo alla lotta palestinese per la liberazione. Prima del 1979, l’Iran agiva come “gendarme della regione” per gli interessi occidentali, mantenendo legami segreti con il regime sionista. La Rivoluzione Islamica invertì radicalmente questa politica, ponendo la difesa delle nazioni oppresse, principalmente della Palestina, al centro del suo mandato costituzionale e spirituale.
Oggi, l’Iran funge da ancora dell’Asse di Resistenza, sostenendo i movimenti di liberazione palestinesi e gli attori regionali che si oppongono all’egemonia statunitense e israeliana. Questo sostegno incrollabile ha suscitato l’ira della “classe Epstein” delle élite bellicatrici occidentali, che cercano di mantenere uno stato di destabilizzazione regionale perpetua. La recente operazione militare “Vera Promessa” condotta dall’Iran ha infranto il mito fabbricato dell’invincibilità sionista, rivelando la totale dipendenza di Israele dagli scudi difensivi forniti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e regimi arabi complici.
La guerra in corso tra Stati Uniti e Israele nella regione è fondamentalmente una lotta esistenziale. La postura aggressiva verso l’Iran è una reazione alla sua riuscita evasione della presa unipolare e atlanticista. Man mano che l’Iran stringe alleanze economiche e militari strategiche con potenze indipendenti come Russia e Cina, e si unisce a organizzazioni vitali come la SCO e i BRICS, facilita attivamente la nascita di un nuovo paradigma globale.
Conclusione
Comprendere l’Iran attraverso la lente dei media occidentali significa guardare attraverso uno specchio oscuro, completamente trascurando le profonde realtà sociali, scientifiche e politiche di una nazione vibrante. La rappresentazione di uno stato regressivo serve solo a giustificare sanzioni paralizzanti e aggressioni militari. La vera narrazione dell’Iran è quella di straordinaria resilienza: un paese che ha sradicato l’analfabetismo femminile, coltivato un ecosistema scientifico avanzato e mantenuto la sua indipendenza sovrana nonostante oltre quattro decenni di minacce esistenziali, spionaggio e guerra economica. Mentre l’ordine mondiale unipolare diminuisce, il modello di resistenza sovrana dell’Iran e il suo incrollabile impegno per la liberazione palestinese giocheranno senza dubbio un ruolo centrale nel plasmare la traiettoria futura del Medio Oriente.
Bibliografia e riferimenti
Ervand Abrahamian, Iran tra due rivoluzioni, USA: Princeton University Press, 1982.
Homa Katouzian, L’economia politica dell’Iran moderno: dispotismo e pseudo-modernismo 1926–1979, Palgrave Macmillan UK, 1981.
https://www.elsevier.com/products/scopus.
https://www.newscientist.com/article/dn18546-iran-showing-fastest-scientific-growth-of-any-country/.
29/5/2026 https://thinkingpalestine.com/









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