Il degrado morale nella morte di Abderrahim Fakir e il tradimento dei valori fondativi

Di fronte all’orrore dell’indifferenza e dell’odio social, una domanda s’impone con urgenza storica: che popolo siamo diventati?

Le dinamiche della morte di Abderrahim Fakir, quarantatreenne soffocato mentre era immobilizzato e ammanettato, evocano con drammatica lucidità la stessa dinamica dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis. Un uomo brutalmente schiacciato mentre le sue richieste di aiuto si facevano via via più flebili, sotto gli occhi complici di chi avrebbe dovuto garantire la legalità e la sicurezza, anziché privarlo della vita.

Se da un lato una parte della società civile insorge e manifesta il proprio sdegno di fronte a un simile abuso di potere, dall’altro emerge uno spaccato angosciante. Sui social media e nel dibattito pubblico assistiamo alla giustificazione dell’operato delle forze dell’ordine e, nei casi più estremi, a un compiacimento brutale per la morte di un uomo, deumanizzato per il solo fatto di essere di origine straniera, pur vivendo in Italia da 35 anni. Si tratta di manifestazioni d’odio di una violenza verbale tale da far impallidire le peggiori espressioni dei gerarchi di Hitler.

Ma le cose non vengono per caso, sono il frutto di una deriva ideologica e culturale.

È il frutto avvelenato di un preciso percorso politico e culturale seguito ed imposto da classi dirigenti “bipolari”:

– Revisionismo storico: anni di normalizzazione e riabilitazione eufemistica dell’ideologia fascista, spesso equiparando vittime e carnefici.

– Tolleranza dei simboli: la giustificazione surreale di simbologie e gesti d’ispirazione nazista, fatti passare superficialmente per “antichi simboli millenari” per giustificare l’amico che deve annientare il nemico.

– Sdoganamento del nazismo estremo: una politica estera fatta di finanziamenti, armi e imposizioni culturali che tollera o sminuisce il riemergere di ideologie naziste, belliciste e autoritarie nel continente europeo.

Il risultato di questa progressione è la realtà che osserviamo oggi: uomini in divisa che soffocano una persona indifesa che chiede aiuto, testimoni passivi che non intervengono e una tifoseria digitale che applaude l’esecuzione.

Il tradimento della memoria Partigiana

L’aspetto più profondo di questa crisi morale risiede nel tradimento sistematico della memoria. I nostri Partigiani hanno lottato e sono caduti per consegnarci un’Italia fondata sulla dignità umana, sulla libertà e sul rispetto della vita. La totale incapacità delle istituzioni e della società di tramandare questi valori ha creato un vuoto etico, oggi riempito da cinismo e discriminazione, razziale e xenofoba.

Quando la vita umana perde il suo valore sacrosanto di fronte all’autorità o alla provenienza geografica, non siamo semplicemente di fronte a un fatto di cronaca: siamo di fronte al fallimento della nostra civiltà che troppo facilmente viene chiamata democratica.

Marco Nesci

20/772026

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