L’illusione del secondo pilastro: la risoluzione Zaffini e lo smantellamento silenzioso della sanità pubblica

di Alberto Deambrogio

La bozza di risoluzione sulla sanità integrativa, presentata dal senatore Francesco Zaffini (FdI), segna un punto di non ritorno ideologico nel dibattito sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Sotto la retorica della “regolamentazione” e del “raddoppio degli iscritti ai fondi”, si cela un disegno ben preciso: istituzionalizzare il sistema misto, trasformando la sanità integrativa in un pilastro strutturale e sostitutivo, anziché residuale. 

È l’ammissione di una resa. Invece di rifinanziare il settore pubblico e abbattere le liste d’attesa, la destra sceglie di governare il declino, canalizzando le risorse dei lavoratori e i vantaggi fiscali verso l’intermediazione assicurativa e mutalistica.Il testo parla esplicitamente di favorire l’espansione dei fondi e di estendere le tutele anche dopo il pensionamento. Rocordiamoci il monito di Alessandro Volpi sul ruolo vampiresco che i grandi fondi americani, già ampiamente all’ interno di tanti asset italiani, saranno pronti a sbolgere.

Una mossa che punta a sgravare lo Stato dai compiti di cura, scaricandoli su un binario privato-aziendale.

Questo approccio non fa che legittimare l’esistenza di cittadini di serie A, dotati di coperture contrattuali forti, e cittadini di serie B, lasciati a un SSN impoverito. Il concetto di “convenienza sociale” inserito nella bozza appare come un paravento semantico per giustificare nuove agevolazioni a chi gestisce questi fondi, drenando ulteriore gettito fiscale che potrebbe, e dovrebbe, sostenere gli ospedali pubblici.

Si consuma così un cambio di paradigma: la salute passa da diritto universale costituzionale a benefit aziendale legato al contratto di lavoro. Questo modello aggrava le disuguaglianze, poiché i fondi replicano le asimmetrie del mercato del lavoro, penalizzando precari, disoccupati, donne e residenti nelle aree svantaggiate del Paese.

In questo scenario, lascia amareggiati il silenzio di parte del mondo sindacale. Nella proposta di Legge di Iniziativa Popolare (LIP) sulla sanità promossa dalla CGIL, il tema della sanità integrativa, dei fondi, e del welfare aziendale sostitutivo risulta clamorosamente assente.

 Non aver affrontato di petto l’arretramento contrattuale che negli anni ha barattato i salari reali con i pacchetti sanitari privati rappresenta un vuoto politico di prima grandezza. 

Senza una netta deviazione su questo punto, la difesa del pubblico resta monca.

Resta infine un forte e preoccupante dubbio sulle opposizioni parlamentari. Davanti all’apertura formale di Zaffini a un voto condiviso “senza ostruzionismi”, quale sarà la loro postura? Cederanno alle sirene del pragmatismo bipartisan, accettando la logica del secondo pilastro in cambio di qualche emendamento di facciata, o avranno il coraggio di erigere un muro invalicabile a difesa dell’universalismo della legge 833 del 1978 per andare oltre nella sua difesa? 

Il rischio di una complicità balbettante è drammaticamente concreto.

31/7/2026

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