Sanità integrativa nella scuola: Deambrogio (PRC), un accordo vergognoso trovato nel silenzio estivo per smantellare il sistema pubblico

«L’accordo trovato presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla sanità integrativa rappresenta una vera e propria porcheria politica e sociale». 

Con queste parole Alberto Deambrogio, segretario regionale piemontese del Partito della Rifondazione Comunista, attacca duramente l’intesa raggiunta a livello ministeriale.

«Si è scelto deliberatamente il mezzo di un’estate torrida per chiudere la partita, sperando che il provvedimento passasse inosservato e senza avere  sollevati particolari problemi sul fronte sindacale e politico», denuncia Deambrogio.

Secondo il segretario del PRC piemontese, l’operazione svela un disegno preciso: «Questo governo vuole procedere spedito verso lo smantellamento definitivo della sanità pubblica. Per farlo, sfrutta cinicamente una situazione critica da esso stesso alimentata, fatta di cronico sottofinanziamento degli ospedali e dei servizi territoriali. A questo si aggiunge il dramma economico dei lavoratori della scuola, che si trovano con stipendi al palo, storicamente bassi e falcidiati dall’inflazione. In questo modo si spingono i dipendenti verso una soluzione che solo nominalmente è facoltativa, ma che invece rischia di aprire falle enormi sul terreno unitario di una salute garantita ed esigibile per tutte e tutti allo stesso modo».

«La strada tracciata da questo accordo – incalza Deambrogio – è la via maestra per accontentare i difensori del privato, accelerando la finanziarizzazione del sistema sanitario a scapito del diritto universale alla salute sancito dalla Costituzione».

Il segretario regionale del PRC non risparmia critiche nemmeno alle altre forze politiche e sindacali: «Ancora una volta registriamo la totale assenza critica delle opposizioni parlamentari, con il Partito Democratico in prima fila che non è pervenuto. Anche  l’atteggiamento della CGIL, che ha scelto di non contestare l’impianto generale di questa deriva, rinunciando a una battaglia fondamentale contro i pilastri del welfare aziendale e privato, è rinunciatario. Solo che queste rinunce le pagheremo care e quando ci troveremo nelle mani dei fondi speculativi sarà troppo tardi per lamentarsi”

7 agosto 2026

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