Cosa è accaduto a Ben Assen Adnane nel carcere di Parma?

La prevenzione del suicidio non si riduce al mero “custodialismo” che peraltro, neppure questo, a volte, viene gestito in maniera efficace.
Si sta affermando una sostanziale assuefazione alle notizie di morte? Liquidiamo tutto con “due righe” sui giornali?

E’ STATA AVVIATA UNA INCHIESTA DA PARTE DELLA PROCURA DI PARMA ?
In pochissimi giorni quattro morti nelle carceri italiane; ultimo “suicida” (o forse indotto al suicidio anche
dalle condizioni di costrittività in cui era ridotto);
lo abbiamo denunciato già troppe volte: ORMAI gli istituti penitenziari NON SONO PIU’ CARCERI MA
CAMERE MORTUARIE
E dunque per Ben Assen Adnane cosa si poteva fare per “prevenire” ? O “non si poteva fare nulla”?
Di recente una delegazione di rappresentati politici ha visitato il carcere di Ravenna mettendo in luce un
presunto ed eccellente piano di prevenzione del suicidio adottato dalla regione E-R !!!
Si vede che questo “piano” per Ben Adnen Assane ma anche per il giovanissimo “detenuto”morto a Ferrara
non ha funzionato (e qui parliamo della Emilia Romagna ma gli eventi mortali sono stati tanti altri in altri
penitenziari: Biella, Pordenone, Roma)
quali misure di prevenzione sono state adottate a Parma (di Ferrara e di altri “casi” abbiamo già detto)?
Non risulta al momento, dai mezzi di informazione che la Procura di Parma abbia aperto una inchiesta;
occorre quindi fare alcune considerazioni:

  • Ben Assen Adnane era in “isolamento”; ma prima del cosiddetto isolamento è prevista una visita
    medica per valutare se la persona possa sopportare questa grave misura; ovviamente non facciamo
    molto affidamento su questa prassi sia perché si è spesso verificato che le capacità di previsione
    siano state scarse o nulle (in particolare in relazione a condotte auto-aggressive) sia perché –
    abbiamo constatato- se la persona rifiuta la visita medica l’isolamento viene comunque praticato; è
    poi questa una constatazione che ha indotto ulteriori nostre riflessioni si CCPPRR , ma su questo
    rinviamo a “proposte” che abbiamo fatto in altre circostanze; rimane la domanda : l’impatto che
    l’isolamento avrebbe potuto avere è stato valutato?
  • Che tipo di vigilanza è stata adottata per prevenire l’atto e/o per cercare di mitigarne
    immediatamente gli effetti?
  • Gli unici dati che desumiamo dalle notizie di stampa riguardano gli indici di affollamento del carcere
    di Parma e la carenza di personale; SI TRATTA DI ELEMENTI “FAVORENTI” MOLTO GRAVI MA LA
    POLITICA DI PREVENZIONE NON SI PUO’ RIDURRE A MERO CUSTODIALISMO; se poi pensiamo che
    l’on. Nordio sostenne che il sovraffollamento darebbe un fattore di protezione nei confronti del
    suicidio dobbiamo rassegnarci alla idea che le pratiche istituzionali di prevenzione oggi sono proprio
    prossime allo zero
  • Dunque sovraffollamento (che causando distress ha un effetto opposto a quello ipotizzato
    dall’on.Nordio) e carenza di personale di custodia non “spiegano” l’evento ; si tratta di osservazioni
    che avanzate in maniera così superficiale tradiscono una idea sbagliata della prevenzione e cioè
    tradiscono un approccio custodialistico assolutamente sbagliato anche se la sorveglianza 24/24 ore
    può persino essere utile ma solo come extrema ratio e solo nel caso in cui la vera politica di
    prevenzione della condotta suicidaria sia stata omessa o sia fortemente lacunosa come accade, ci
    pare di poter dire, nella quasi totalità della carceri italiane
  • Ci troviamo dunque in verità in una situazione drammatica : prevenzione all’anno zero e persino
    assenza o insufficienza delle residuali misure custodialistiche
  • E dunque ci dicano “il carcere” di Parma, la Ausl di Parma, la Regione E.R, il ministro Nordio e la
    presidente del consiglio: cosa e’ stato fatto per prevenire questo ennesimo luttuoso evento che
    ha portato alla morte della persona reclusa ?
  • La Ausl di Parma (caso unico in Italia?) ha inventato quelle che abbiamo definito “una tassa sul buon
    samaritano”: al medico “volontario” che entra in carcere viene fatta pagare una tassa gravata poi da
    altri passaggi burocratici; la Regione E-R su questa incredibile tassa non ha avuto nulla da obiettare
    anche se attendiamo future pur se tardive autocritiche; per “aprire” le carceri alla realtà esterna
    non basta , come qualcuno (comunque meritoriamente) ha fatto al carcere di Parma , collocare una
    piccola targa ricordo in plexigas dedicata a Mario Tommasini; bisogna che con Tommasini le
    istituzioni siano rispettose e coerenti ,ma constatiamo ogni giorno che le idee e la prassi di Mario
    siano cadute nel dimenticatoio (per quel che riguarda le condotte istituzionali)
  • Per essere chiari: non conoscevamo Ben Assen Adnane e quindi non avremmo potuto entrare in
    carcere nominati da lui come “medico di fiducia” ; lo abbiamo fatto, anche a Parma, per altre
    persone private della libertà ma incontrando ostacoli burocratici che non devono più esistere; su
    questi ostacoli (qui non parliamo solo di Parma) abbiamo cercato di interloquire col DAP e con la
    regione E-R; risposta : silenzio assoluto…Non sosteniamo certo che la nomina di medici di fiducia
    delle persone private della libertà “risolverebbe” la drammatica situazione dei penitenziari italiani
    ma pure è una prassi che non va ostacolata ; le innumerevoli difficoltà e le barriere vanno abbattute
    salvo poi, post mortem, limitarsi a enumerare le barriere con banali valutazioni sociologiche.
    IN CONCUSIONE : E’ NECESSARIA UNA INCHIESTA GIUDIZIARIA ANCHE SU QUESTA ENNESIMA E , VEROSIMILMENTE, EVITABILE MORTE DI UN GIOVANE UOMO DI 46 ANNI SCRIVERE CHE “SI E’ IMPICCATO” NON RISPONDE A NESSUNO DEGLI INTERROGATIVI CHE OGNI
    PERSONA RAGIONEVOLE e UMANAMENTE SENSIBILE HA IN MENTE ALLA (POSSIBILE?) INCHESTA GIUDIZIARIA AFFIANCHEREMO LA NOSTA INCHIESTA “DAL BASSO”
    CHI (FAMILIARI, CONCELLINI, AMICI) HA QUALCOSA DA COMUNICARCI E’ INVITATO A FARLO

Vito Totire, psichiatra, portavoce “Centro Francesco Lorusso” via polese 30 40122 Bologna
333.4147329
Componente del gruppo autoaiuto “per non morire di carcere”
Bologna, 4.9.2026

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