PD, l’architrave del neoliberismo e della guerra

Versione interattiva Lavoro e Salute Settembre 2026 – Lavoro & Salute – Blog

Archivio Lavoro e Salute – Home page

Il grande tradimento sociale: come si è fatto architrave del neoliberismo e della guerra

di Marco Nesci

Esiste un filo rosso, robusto e coerente, che lega la modernizzazione liberista degli anni Novanta alle politiche di austerità del decennio successivo, fino al bellicismo acritico dei giorni nostri. Questo filo rappresenta l’evoluzione ideologica del Partito Democratico (e dei suoi antecedenti politici): un percorso di progressivo asservimento alle logiche del capitale finanziario, ai diktat dell’Unione Europea e agli interessi geopolitici dell’Alleanza Atlantica.

Lungi dall’incarnare un argine alle destre, il PD ha svolto un ruolo ben più insidioso: ha agito da esecutore materiale di quelle riforme strutturali che la destra tradizionale non avrebbe mai avuto la forza politica o la legittimazione sociale di far digerire al paese. Neutralizzando la conflittualità sociale e cooptando i corpi intermedi, il PD si è strutturato come il vero partito liberista di governo, responsabile diretto dello smantellamento dello stato sociale e del definitivo impoverimento delle classi lavoratrici.

  1. La gestazione del dogma, le “Lenzuolate” di Bersani e la mercificazione dei beni comuni

L’atto di nascita del liberismo “progressista” italiano risale alla stagione dei governi dell’Ulivo e, in particolare, all’opera di Pier Luigi Bersani. Presentate all’opinione pubblica sotto l’amabile e rassicurante metafora delle “lenzuolate”, le liberalizzazioni varate tra il 1999 e il 2008 hanno in realtà rappresentato il grimaldello ideologico per abbattere l’intervento pubblico nell’economia.

L’inganno del mercato energetico

Il Decreto Bersani sull’Energia del 1999, recependo passivamente le direttive comunitarie sul mercato unico, ha avviato lo smembramento dell’ENEL e la progressiva privatizzazione del settore elettrico. La narrazione dominante prometteva che la libera concorrenza avrebbe abbattuto i costi per le famiglie. La realtà storica ha smentito clamorosamente la teoria:

. Frammentazione strategica: Un bene primario ed essenziale è stato trasformato in una merce finanziaria soggetta a speculazioni sui mercati borsistici.

. Costi per i cittadini: L’uscita dal regime di tutela e la privatizzazione della produzione non hanno generato alcun calo strutturale delle tariffe, ma hanno garantito dividendi milionari agli azionisti privati, drenando risorse dalle tasche dei ceti sociali meno abbienti.

La legittimazione del profitto sui servizi pubblici

Se le liberalizzazioni commerciali colpendolo le corporazioni locali potevano apparire accattivanti, il vero danno sistemico è stato sul piano culturale. L’ideologia bersaniana ha sancito che la competizione di mercato fosse a prescindere un valore superiore alla gestione statale.

Questo paradigma ha spianato la strada all’esternalizzazione dei servizi pubblici locali (trasporto pubblico, gestione dei rifiuti, servizi idrici e assistenziali).

Le conseguenze per la classe lavoratrice sono state drammatiche:

1- Proliferazione dei subappalti: Gare al massimo ribasso che hanno distrutto le tutele contrattuali dei lavoratori del settore pubblico indiretto e precarizzato il lavoro

2- Aumento dei costi per gli utenti: Tariffe in crescita costante a fronte di un peggioramento della qualità dei servizi offerti alla collettività, con le politiche di guerra che hanno fatto il resto

Se la stagione di Bersani ha gettato le basi ideologiche della privatizzazione, il sostegno compatto fornito dal PD al Governo Tecnico di Mario Monti (2011-2013) rappresenta il momento d’apice del tradimento sociale. In nome della presunta “responsabilità nazionale” e del vincolo esterno imposto dalla Commissione Europea e dalla BCE, il PD si è fatto scudo politico per far approvare misure di macelleria sociale.

    STAGIONE BERSANI Liberalizzazioni e privatizzazioni (1999 – 2008) – Mercificazione energia – Esternalizzazione servizi – Precarizzazione subappalti

    STAGIONE MONTI – Austerità e smantellamento del Welfare (2011 – 2013) – Riforma Fornero Pensioni (Esodati) – Attacco all’Articolo 18 – Blocco del turnover giovanile

    RIFORME STRUTTURALI PD – Jobs Act Renzi (2015) – ESITO POLITICO E SOCIALE:
    – Definitivo impoverimento delle classi popolari
    – Sottomissione ai diktat economico-finanziari
    – Allineamento bellicista ed euroatlantista

    La Riforma Fornero ennesimo massacro sociale ed economico targato PD

    Il voto favorevole del PD alla Legge Fornero del 2011 ha scardinato il sistema previdenziale italiano, agganciando l’età pensionabile alle aspettative di vita e generalizzando il metodo contributivo. I danni di questo provvedimento vanno ben oltre il dato contabile:

    . Il dramma degli esodati: Centinaia di migliaia di lavoratori si sono ritrovati da un giorno all’altro privi di stipendio e senza ancora il diritto alla pensione, abbandonati in un limbo normativo causato dall’incompetenza cieca della tecnocrazia sostenuta dal PD.
    . La trappola per i giovani: Trattenendo coattivamente al lavoro i lavoratori anziani, si è bloccato il ricambio generazionale. I giovani sono stati così spinti nel pozzo nero del precariato, costretti ad accettare stipendi da fame e forme contrattuali atipiche che garantiranno loro, in futuro, pensioni sociali al limite della sopravvivenza.

    L’attacco allo Statuto dei Lavoratori

    Poco prima del Jobs Act di Matteo Renzi del 2015 — che della de-strutturazione del diritto del lavoro ha rappresentato l’esito finale —, il governo Monti, con l’avallo decisivo del PD di Bersani, ha sferrato il primo colpo mortale all’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Riforma Fornero del Lavoro, 2012). Sostituendo la reintegra sul posto di lavoro con un mero indennizzo monetario nei licenziamenti economici, si è trasformato il lavoratore in una risorsa usa-e-getta, eliminando ogni tutela reale contro l’arbitrio padronale.

    1. Il tassello bellicista: la continuazione delle politiche contro i deboli

    Negli ultimi anni, l’evoluzione ideologica del PD si è arricchita di una componente fondamentale: l’allineamento bellicista acritico. La conversione alle logiche di riarmo incentivate da Bruxelles e dalla NATO ha chiuso il cerchio di un partito del tutto organico all’establishment dominante, fino alla finanziarizzazione e armamento del regime nazista di Zelensky.

    L’approvazione dell’invio sistematico di armamenti e il sostegno all’innalzamento delle spese militari al 2% e oltre del PIL sottraggono direttamente risorse fondamentali alla spesa sociale. Ogni euro destinato alle spese di riarmo è un euro sottratto alla sanità pubblica — ormai al collasso —, alla scuola, ai trasporti e al sostegno alla povertà. Il PD, facendosi promotore di una retorica militarista e di guerra permanente voluta dai Democratici Usa che sono il loro vero modello, ha dimostrato di voler sacrificare lo stato sociale sull’altare degli equilibri geopolitici e dei profitti dell’industria bellica, di cui tra l’altro ha messo a capo ex illustri esponenti del PD stesso.

    L’improponibilità del PD come alternativa sociale

    L’analisi storica e politica degli ultimi trent’anni mostra un quadro inequivocabile. Il Partito Democratico non rappresenta un’involuzione contingente o un errore di percorso, ma l’incarnazione matura della destra liberista e tecnocratica in Italia.

    Un partito che ha:

    • Privatizzato e frammentato i beni strategici della nazione in nome della logica di mercato;
    • Votato l’austerità e il taglio dei diritti previdenziali e del lavoro per rassicurare i mercati finanziari;
    • Abbracciato l’agenda bellicista, convertendo la spesa pubblica da sociale a militare;
    • Eletti a paladini della innovazione economica e sociale la leadership bancaria incarnata da Draghi

    risulta strutturalmente improponibile per chiunque persegua la costruzione di una reale e necessaria alternativa sociale. Senza una rottura radicale con le logiche del vincolo esterno europeo, con la deregolamentazione del lavoro e con la speculazione finanziaria, qualsiasi polo politico che graviti attorno al PD rimarrà un mero strumento di consolidamento delle disuguaglianze e di oppressione verso le classi sociali più deboli.

    Marco Nesci

    Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute


    NOTA A MARGINE della redazione

    Bersani: il mito. senza SE e senza MA
    I socialmedia hanno in molti casi un impatto distruttivo sulla memoria della storia politica di questi ultimi trent’anni e costruiscono falsi miti per la petulante riproposizione di personaggi che hanno fatto consapevolmente dei grandi danni sociali con le scelte liberiste del centrosinistra, in consapevole e praticata connessione con il centrodestra.

    Il più gettonato per sostenere il “Campo largo”è il pur simpatico Pierluigi Bersani, ma vediamo cosa ha combinato. Chi vuole informarsi apra questi link:

    . Articolo 18 e il mercato del lavoro. legge n. 92 del 2012. Ridusse la possibilità di ottenere la reintegra
    https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/riforma-del-mercato-del-lavoro-ddl-5256-voto-finale/38995

    . Per i assunti dopo marzo 2015 non vale l’articolo 18
    https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/legge-delega-jobs-act-ddl-2660-a-voto-finale/14179

    . Pareggio di bilancio in Costituzione (firmatario)
    https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/pareggio-di-bilancio-in-costituzione-pdl-cost-4205-abb-b-voto-finale/38220?utm_source=chatgpt.com

    . Ratifica del Mes nel 2012
    https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-5359-voto-finale/39325?utm_source=chatgpt.com

    . Esodati. Riforma Fornero
    https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/manovra-salva-italia-ddl-4829-a-voto-finale-prima-lettura-camera/37692

    Versione interattiva Lavoro e Salute Settembre 2026 – Lavoro & Salute – Blog

    Archivio Lavoro e Salute – Home page

    0 commenti

    Lascia un Commento

    Vuoi partecipare alla discussione?
    Sentitevi liberi di contribuire!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *