“Luoghi idonei”: oltre la crudeltà dei CPR

Nicola Cocco, Elena Ciccarello e Natalie Sclippa

Al di sotto della rete detentiva dei CPR, si è sviluppata nell’ultimo periodo una costellazione sotterranea di spazi di reclusione amministrativa radicalmente opaca, sottratta a qualsiasi tipo di scrutinio pubblico, ispettivo ed epidemiologico: i cosiddetti «luoghi idonei». (…) Solidarietà per i medici che – seguendo il codice deontologico – in coscienza si oppongono alla reclusione nei CPR, luoghi patogeni per la salute fisica e mentale.

I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico”. Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. 

«L’architettura non è più fatta semplicemente per essere vista […], ma per permettere un controllo interno, articolato e dettagliato — per rendere visibili coloro che vi si trovano.»

Michel Foucault, Sorvegliare e punire, 1975 (Parte terza, Capitolo 2, “I mezzi del buon addestramento”)

Introduzione: l’emersione dell’invisibile

Nel dibattito contemporaneo sulle politiche migratorie e sulla violazione sistematica dei diritti fondamentali, l’attenzione scientifica, clinica e l’indignazione della società civile si concentrano prevalentemente sui Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Tuttavia, al di sotto di questa rete detentiva formale e ampiamente contestata, si è sviluppata nell’ultimo periodo una costellazione sotterranea di spazi di reclusione amministrativa radicalmente opaca, sottratta a qualsiasi tipo di scrutinio pubblico, ispettivo ed epidemiologico: i cosiddetti «luoghi idonei». Introdotti nell’ordinamento italiano dall’art. 4 del decreto Sicurezza del 2018 sotto la formula tecnica di «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell’autorità di pubblica sicurezza», questi spazi pensati come veri e propri succedanei dei CPR qualora questi ultimi risultino saturi o temporaneamente inaccessibili.

Un’inchiesta esclusiva condotta dalla rivista lavialibera[1] ha mappato per la prima volta questo arcipelago occulto, rivelando che nel triennio 2023-2025 sono stati oltre 2.500 i cittadini stranieri trattenuti all’interno di uffici di frontiera, aeroporti e camere di sicurezza delle questure prima del rimpatrio forzato. Di loro, più di 1700 sono stati espulsi pochi giorni dopo l’inizio del trattenimento.

L’estensione capillare di questi locali — attivi a fine 2025 in ben 60 questure italiane (con poli ad uso intensivo come Milano con 765 trattenuti, Brescia con 235 e Napoli con 231) — rappresenta una torsione del confinamento amministrativo. La formulazione legislativa era talmente vaga che già nel 2020 l’allora Garante Nazionale delle persone private della libertà personale Mauro Palma aveva chiesto che fossero specificati tempi e modi di utilizzo, vista  la vaghezza della definizione di “idoneo”. Non siamo più di fronte a grandi strutture centralizzate ed esterne alla quotidianità urbana, bensì a una diffusione molecolare del potere custodiale che penetra direttamente nel tessuto operativo delle forze di polizia, rendendo la privazione della libertà un atto amministrativo ordinario e sottratto a garanzie fondamentali.

Figura 1: frame tratto dal video dell’inchiesta di lavialibera, cfr. Nota 2

I filmati dell’inchiesta[2] (Figura 1) e le relazioni del Garante associate alla mappatura descrivono stanze “a-traumatiche” che rievocano contesti manicomiali: ambienti asettici, sprovvisti di docce funzionanti o cuscini, con coperte monouso non sostituite tra un trattenimento e l’altro. Nelle relazioni fornite dalle poche visite del garante nazionale nel 2025 si apprende un uso diffuso di questa forma di detenzione amministrativa, ben oltre le necessità legate alla saturazione dei CPR. A Palermo, ad esempio, un uomo cardiopatico portatore di pacemaker è stato trattenuto potendo ricevere il farmaco salvavita solo grazie al figlio, che è riuscito a consegnarlo a una volante di polizia.  Dalle evidenze raccolte da lavialibera, l’idoneità al trattenimento non viene stabilita dal personale sanitario, ma dagli stessi operatori di polizia mediante accertamenti orali. La presenza di mediatori è sporadica e non viene compilato regolarmente il registro degli eventi critici (autolesionismo, proteste, invii in ospedale). Lo Stato di diritto e la dignità personale appaiono sospesi in nome dell’accelerazione burocratica delle espulsioni.

La prospettiva biopolitica: i non-luoghi di “incuria istituzionale”

Per inquadrare clinicamente ed eticamente questa realtà, occorre superare la mistificazione dell’«idoneità» normativa: questi locali si configurano come «non-luoghi di incuria istituzionale». Con ciò si intende l’impossibilità strutturale, logistica ed etica della cura e dell’ascolto clinico in spazi progettati unicamente per il confinamento. Come documentato da Foucault, la biopolitica gestisce i corpi riducendoli a pura biologia governabile. Nelle questure e negli aeroporti, la «nuda vita» del migrante viene espropriata dei diritti minimi e consegnata a una dimensione oggettuale: il corpo perde la sua storia e diventa un carico amministrativo da imbarcare su un vettore aereo.

Il dato epidemiologico e organizzativo più allarmante riguarda il totale deserto sanitario di queste strutture. A differenza dei CPR, dove l’ente gestore privato è vincolato a un capitolato con presidio medico di base, nei locali idonei non è previsto per legge alcun tipo di screening medico preventivo né assistenza continuativa. Le risposte ufficiali delle Aziende Sanitarie Locali (come l’ASL Napoli 1) interrogate da ASGI confermano l’opacità: «Per il trattenimento nelle strutture idonee non è previsto nessun tipo di intervento da parte della ASL se non su eventuale richiesta della questura».

Il Giudice di Pace convalida il trattenimento apponendo una crocetta su un modulo precompilato, senza una visita medica vincolante che accerti ex-ante le condizioni di salute della persona o la compatibilità con il confinamento in cella e con il volo. Questo vuoto strutturale espone l’individuo a seri rischi infettivi: la letteratura internazionale[3] nonché il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT)[4] dimostrano che il confinamento in spazi ristretti e mal ventilati privi di servizi igienici autonomi rappresenta un fattore di rischio diretto per epidemie di scabbia e tubercolosi, oltre a causare l’interruzione della continuità terapeutica per patologie croniche o acuzie somatiche preesistenti.

Figura 2: Tassi di prevalenza dei disturbi mentali riscontrati in letteratura scientifica per la detenzione amministrativa dei migranti (Elaborazione grafica su dati Verhülsdonk et al., 2021).

La letteratura scientifica internazionale ha ampiamente documentato la natura intrinsecamente patogena della detenzione amministrativa.[5],[6],[7],[8] La meta-analisi condotta da Verhülsdonk et al. evidenzia tassi di disturbo mentale incompatibili con qualsiasi tollerabilità clinica: il 68% sviluppa sintomi depressivi acuti, il 54% sindromi ansiose severe e il 42% presenta i criteri per il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) (Figura 2).[9] Studi longitudinali dimostrano che la cronicizzazione della psicopatologia è direttamente proporzionale alla durata del confinamento, con tassi di autolesionismo e tentativi di suicidio tra il 12% e il 22%.[10]

Rinchiudere esseri umani gravati da questo potenziale di sofferenza in celle d’isolamento nelle questure, in assenza di mediatori, supporto legale e presidi medici per intercettare il rischio suicidario, significa erodere il capitale biologico dell’individuo, trasformando l’effetto “migrante sano” in una traiettoria accelerata di devastazione psichiatrica.

Echi storici: i «crimini di pace» e la sparizione dei corpi

L’invisibilizzazione e la segregazione coatta operate nelle questure richiamano le dinamiche di sottrazione del corpo allo sguardo sociale, medico e legale che hanno caratterizzato altre pratiche storiche di sparizione forzata. Sebbene lo scopo formale sia l’espulsione e non l’eliminazione, il dispositivo biopolitico di sottrazione del corpo vivente da ogni tutela è analogo.

Il Decreto Ministeriale del marzo 2022 che ha secretato i regolamenti interni di questi locali — impedendo di conoscere ufficialmente persino l’altezza delle stanze, le finestre o i servizi igienici —, istituzionalizza l’opacità come tecnica di governo. Escludere l’accesso a ONG, avvocati e giornalisti indipendenti (mediante dinieghi per motivi logistici o richiedendo la firma di moduli in cui si attesta di «non essere giornalisti») spezza la catena del controllo civico, violando il principio per cui l’apertura all’esterno è condizione indispensabile per la dignità umana.

In questo scenario assume pertinenza la categoria dei «crimini di pace», teorizzata nell’ambito della psichiatria critica e della sociologia della devianza. I crimini di pace sono violenze strutturali, silenziose e istituzionalizzate che si consumano nella normale legalità burocratica, avallate dal silenzio o dalla complicità tecnica delle professioni sanitarie e giuridiche. Quando la tutela del paziente viene subordinata alle esigenze operative della pubblica sicurezza, si realizza una dual loyalty (doppia fedeltà) distorta.[11] Il professionista della salute che accetta passivamente l’invisibilizzazione del soggetto o omette di denunciare l’incompatibilità biologica e psicologica di una camera di sicurezza abdica al proprio ruolo deontologico. La mappatura indipendente di questi spazi non può limitarsi a un monitoraggio “igienico”, ma deve orientarsi al loro definitivo superamento.

Dal biopolitico al necropolitico: contro il migranticidio

Se la gestione burocratica dei CPR e dei locali idonei nasce nel paradigma biopolitico del controllo, la deriva quotidiana di questi spazi rischia di tracimare nella necropolitica: un potere sovrano che decide, attraverso l’abbandono e l’indifferenza materiale, chi può vivere e chi può essere lasciato morire.[12] La cronaca ha già consegnato i corpi senza vita di Moussa Balde, Ousmane Sylla, Oussama Darkaoui e Simo Said, deceduti all’interno dei circuiti del confinamento e dell’isolamento dei CPR italiani.

Continuare a finanziare ed espandere la detenzione amministrativa attraverso i locali idonei — i documenti del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) aggiornati al maggio 2025 evidenziano uno stanziamento pubblico di oltre 11 milioni di euro per nuovi spazi in città come Foggia, Taranto, Isernia, Mantova, Reggio Emilia, Vicenza e La Spezia — significa accettare il rischio di produrre nuovi morti invisibili, consumati dall’angoscia in celle sottratte al monitoraggio legale e sociale.

Questi dispositivi non nascono per valutare o accogliere, ma per operare un annullamento dell’individuo, risucchiandolo in un percorso espulsivo che ne cancella l’identità civile e la dignità, inquadrandosi nella logica del “migranticidio”.[13] Il superamento del paradigma non si ottiene chiedendo di rendere questi posti più puliti o «idonei»: l’idoneità della reclusione amministrativa per persone che non hanno commesso alcun reato rappresenta un ossimoro giuridico, clinico ed etico.

È urgente rivolgere un appello alle istituzioni affinché si arresti la deriva securitaria che riduce l’essere umano a «nuda vita». Occorre scardinare il razzismo istituzionale che differenzia i diritti biologici su base nazionale, superando i paradigmi detentivi per restituire centralità alla tutela inalienabile della persona e alla libertà di movimento.

Nicola Cocco (SIMM), Elena Ciccarello (lavialibera) e Natalie Sclippa (lavialibera)

Riferimenti

[1] Sclippa, N. (2026). Stanze segrete per trattenere i migranti. La mappa esclusiva dei “luoghi idonei”. lavialibera, (38), 32-35. https://lavialibera.it/it-schede-2635-trattenimento_dei_migranti_nei_luoghi_idonei_la_mappa_esclusiva

[2] Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=bkLb1JV-2dY

[3] Sherif, B., Hocking, D. C., Rees, S., Affaticati, L. M., & Sundram, S. (2025). A systematic review of qualitative research on the physical and mental health impacts of immigration detention on asylum seekers and refugees. PLOS Global Public Health, 5(10), e0005196.

[4] European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT). (2024). Report to the Italian Government on the visit to Italy carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) from 2 to 12 April 2024 (CPT/Inf (2024) 34). Council of Europe. https://rm.coe.int/1680b2c7e7

[5] Campesi, G. (2018). Seeking asylum in times of crisis: Reception, confinement, and detention at Europe’s southern border. Refugee Survey Quarterly, 37(1), 44-70.

[6] World Health Organization. (2026). Health in immigration detention: evidence brief for policy and practice. World Health Organization.

[7] Cocco, N., Marchese, V., Nicoli, F., Russo, G., Testa, J., Corsaro, A., & Mazzetti, M. (2026). The pathogenicity of immigration detention: a systemic conflict between medical ethics and harmful migration policies. The Lancet Regional Health–Europe, 64.

[8] Cleveland, J., Kronick, R., Gros, H., & Rousseau, C. (2018). Symbolic violence and disempowerment as factors in the adverse impact of immigration detention on adult asylum seekers’ mental health. International journal of public health, 63(8), 1001-1008.

[9] Verhülsdonk, I., Shahab, M., & Molendijk, M. (2021). Prevalence of psychiatric disorders among refugees and migrants in immigration detention: systematic review with meta-analysis. BJPsych open, 7(6), e204.

[10] Von Werthern, M., Robjant, K., Chui, Z., Schon, R., Ottisova, L., Mason, C., & Katona, C. (2018). The impact of immigration detention on mental health: a systematic review. BMC psychiatry, 18(1), 382.

[11] Pont, J., Stöver, H., & Wolff, H. (2012). Dual loyalty in prison health care. American Journal of Public Health, 102(3), 475-480.

[12] Esposito, F., Caja, E., & Cocco, N. (2026). Medical Violence, Border Carcerality, and the Necropolitics of Uncare in the Italian Detention System. In Detention and Deportation in Europe (pp. 80-107). Bristol University Press.

[13] Rivera, A. Dalle politiche migranticide dell’Unione Europea alle comunità del rancore. in Cronache di ordinario razzismo – Quarto Libro bianco sul razzismo in Italia, a cura di Lunaria, 2017.

17/9/2026 https://www.saluteinternazionale.info/

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