Sindacati di oggi. Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia, non sa quel che trova?

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L’obiettivo primario degli imprenditori, e dei suoi governi bipartisan, è abolire lo Stato sociale e privatizzare struttura economica più redditizia, vedi la sanità. La prova più evidente per chi vuole guardare la realtà che si sta radicando in Europa ce l’abbiamo in Italia con le sinergie all’opera tra governo – meglio dire governi degli ultimi dieci anni principalmente – e Confindustria, organizzazione padronale a capo di tutta l’offensiva dei poteri economici e finanziari.
In Europa non c’è stata una controffensiva sindacale per cercare di frenare l’impoverimento ma solo risposte e tutte dentro le compatibilità, protese a tutelare le politiche liberiste che ci hanno portato a questo stato di cose. tragiche per le sue conseguenze sociali. Ma siamo in Italia, l’unico Paese che storicamente ha un padronato assistito finanziariamente e legislativamente dallo Stato, cioè dalle tasse pagate dai lavoratori e dai pensionati mentre lor signori le evadono tutte trasferendo i capitali all’estero. Per restare all’oggi si può registrare che dei 90 miliardi stanziati dal “decreto cura” e agosto per la pandemia, oltre 60 andarono alle imprese, con Confindustria che ha continuato a sbraitare e piangere miseria contro il mondo del lavoro.

Nel mentre aumenta senza sosta alcuna l’impoverimento di grossa parte della popolazione, di fronte al continuo arricchimento dei poteri anche durante la pandemia, Atto di barbarie che poggia sull’aumento dello sfruttamento indiscriminato degli operai e il continuo peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro. E non ci sono solo i bassi salari, l’incremento veloce della precarietà e della flessibilità, l’innalzamento dei ritmi e l’allungamento degli orari lavorativi (che porta agli omicidi sul lavoro e alle malattie professionali), ma anche l’incertezza crescente legata alle pensioni e alle liquidazioni, i tagli alla sanità.

Quale piattaforma di rapporto attivo con il governo e la controparte potrebbe ridare respiro di massa all’azione sociale del sindacato?

La disoccupazione strutturale di massa produce la precarietà del tempo di lavoro e delle relative condizioni deprivate da ogni diritto all’organizzazione sindacale per la ricomposizione di una collettiva progettualità sulla difesa dei diritti residui come base per la riconquista dei pieni diritti di condizione lavorativa e salariale. Questa è la base sulla quale le “democrazie di carta”, dentro le quali operano i governi costruiscono la nuova schiavitù insita nei piani di governo.

La stessa fine di un’idea di istruzione pubblica sostituita dalla “cultura” aziendalistica determina una marginalità esistenziale delle nuove generazioni.
La lotta tra poveri diventa strutturale e le disuguaglianze formali e sostanziali si intensificano tra i più vulnerabili e fragili, i più emarginati. Diventa precarietà giuridica facendo venir meno la piena cittadinanza nei diritti, del lavoro come in quella alloggiativa e di salute.
Un quadro sociale sempre più degradato e fautore, anche nella popolazione più sofferente, di opzioni politiche rancorose e autodistruttive.
E’ sconfortante vedere come le grosse organizzazioni sindacali escludono che il piano elaborato dal comitato di esperti voluto dal governo non presenta altro che le vecchie ricette politiche che hanno portato agli orrori di oggi. Come sorvolare sul fatto che dopo cinque decenni dall’approvazione dello Statuto dei lavoratori sono peggiorate le norme e le condizioni di donne e uomini che nell’arrancare quotidiano cercano faticosamente di cucire le proprie esistenze con la spada di Damocle della precarietà fino a sfiorare vere e proprie forme di schiavitù.

Il percorso verso la fine della contrattazione nazionale rappresenta l’involucro d’acciaio di questa ristrutturazione, dentro il quale sono cresciuti mostri di assistenzialismo elemosinante come lo sviluppo del welfare aziendale e la sanità integrativa, il tutto delegato alle grandi fondazioni finanziarie del padronato. ma oggi. dal primo luglio, anche il sindacato ha ascoltato verso la finanziarizzazione sui fondi pensione. Per gli assunti, nel settore privato, da quella data scatta il silenzio/assenso per cui, se entro 60 giorni non viene manifestata una chiara volontà in senso contrario, i contributi finiranno nel fondo pensione della categoria. Ma la finanziarizzazione non finisce qui perché dal 31 ottobre entrerà in vigore la piena “portabilità” dei fondi negoziali di categoria che potranno essere affidati dal singolo lavoratore ad una banca o a una assicurazione, mutandone la natura da fondi chiusi in veri fondi aperti dove il peso dei grandi gestori, come BlackRock, sarà ancora maggiore.
Quindi, a partire dall’addio definitivo alle pensioni pubbliche come cambierà la natura del sindacato confederale?

Redazione di Lavoro e Salute

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