Autonomia Differenziata in Piemonte: il Centro Destra firma un passaggio disastroso sulle materie “no-LEP”

L’opposizione in Consiglio vota contro, ma senza il coraggio di una vera alternativa

«L’approvazione in Consiglio Regionale delle preintese per il percorso di Autonomia Differenziata rappresenta una pagina buia per il Piemonte e una minaccia diretta sul percorso di chi ha a cuore la sostanza dei diritti e l’ eguaglianza», dichiara Alberto Deambrogio, segretario regionale piemontese del Partito della Rifondazione Comunista. 

«La giunta Cirio accelera irresponsabilmente su un progetto di frammentazione del Paese, puntando a incamerare immediatamente le cosiddette materie “no-LEP” (ovvero quelle per cui non sono previsti i Livelli Essenziali delle Prestazioni). Si tratta di un vero e proprio scippo democratico: con il pretesto che queste materie non richiedano la definizione di standard minimi di servizio per i cittadini, la destra piemontese intende privatizzare e regionalizzare asset strategici — dalla gestione del territorio alla protezione civile, dalla previdenza complementare alle professioni, alla tutela della salute e al coordinamento della finanza pubblica –  sottraendoli a ogni principio di solidarietà nazionale e di controllo pubblico redistributivo.

 Questa manovra non aumenterà l’efficienza, ma aggraverà i divari territoriali, i conflitti istituzionali e la frammentazione normativa, a esclusivo vantaggio delle lobby locali, dei fondi speculativi internazionali 

e degli interessi privati.

Dobbiamo purtroppo registrare anche la profonda debolezza delle argomentazioni sviluppate dalle opposizioni di centrosinistra in Consiglio Regionale. Se da un lato hanno espresso un voto contrario, dall’altro lo hanno fatto restando prigioniere dello stesso schema ideologico che ha originato questo disastro, ovvero la sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. Criticare la fretta di Cirio di fronte alla pazienza negoziale di Chiamparino o gli squilibri finanziari del decreto Calderoli senza rifiutare in toto la logica della regionalizzazione e della competizione tra territori significa non avere il coraggio di una vera alternativa. Anche denunciare l’operazione del centro destra e della Lega come sola propaganda non coglie nel segno il velenosissimo sconquasso che la controriforma porterebbe con sé.

Non si contrasta l’autonomia differenziata in questo modo, la si contrasta con la nettezza del rifiuto nel merito di questa operazione, facendo i conti sino in fondo con i passaggi, come la modifica del Titolo V della costituzione (votato a suo tempo dal centrosinistra), che ci hanno portato sino a qui. 

Come Rifondazione Comunista continueremo a batterci al fianco dei movimenti e dei comitati e delle figure istituzionali  che si oppongono a qualsiasi forma di Autonomia Differenziata. La nostra battaglia non si ferma vicino all’aula di un consiglio regionale complice, ma proseguirà nelle mobilitazioni popolari che si determineranno da qui ai prossimi passaggi parlamentari, per difendere la Costituzione, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza sociale».

22/9/2026

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