Assedio al municipio rosso
In una Germania sempre più a destra la vittoria della Linke a Berlino è un barlume di speranza. Ma grandi partiti e media agitano l’antisemitismo e criminalità organizzata per impedire la nascita di una coalizione di sinistra attorno a Elif Eralp
Grida di gioia, musica curda e ringraziamenti in tedesco e turco a Berlin-Kreuzberg. Con una vittoria schiacciante del 25,7%, il 20 settembre Die Linke ha vinto nettamente le elezioni per il Parlamento regionale di Berlino. Rispetto alle ultime elezioni della città-stato tenutesi nel 2023, il partito di sinistra ha più che raddoppiato i propri consensi, superando così le aspettative e ottenendo il miglior risultato di sempre a Berlino. «Nella nostra città, l’amore e la giustizia hanno vinto sull’odio», ha affermato la governatrice in pectore Elif Eralp. Per la Cdu invece, fino a poco tempo fa forza di governo a Berlino, il risultato è stato un vero e proprio schiaffo. Dopo i tentativi falliti di rimettere in ordine Berlino, ora tocca a Die Linke. Il partito vuole rendere la città più vivibile per tutti i cittadini e, soprattutto, abbassare gli affitti e attuare un piano di socializzazione (Vergesellschaftung) delle più grandi società immobiliari private.
La campagna elettorale e le reazioni seguite alla vittoria elettorale della Linke dimostrano tuttavia che altri partiti e molti media tedeschi ostacoleranno in ogni modo l’ingresso di Eralp al municipio rosso. I progetti di esproprio per pubblica utilità (Enteignungen) dei fondi immobiliari della Linke sono una spina nel fianco soprattutto per il cancelliere Friedrich Merz (Cdu). Merz, ex uomo d’affari e lobbista nel settore economico, tra l’altro presso BlackRock, una società di investimento statunitense e il più grande gestore patrimoniale al mondo, si è detto infatti indignato riguardo alla questione degli Enteignungen. «L’obiettivo principale è quello di inviare un messaggio chiaro agli investitori internazionali: in Germania non vi sono espropriazioni di proprietà privata», ha dichiarato il cancelliere subito dopo le elezioni. In questo modo intende sostenere aziende come Vonovia, uno dei maggiori proprietari privati di immobili residenziali in Germania, nota per le condizioni disastrose in cui versano i diritti degli inquilini.
È in corso inoltre una massiccia campagna diffamatoria: sia i principali media tedeschi che partiti come la Cdu, la Spd e i Verdi accusano la Linke di un presunto problema interno di antisemitismo e di vicinanza alla criminalità organizzata.
Nonostante permangano alcuni punti di conflitto, al congresso regionale straordinario della Linke a Berlino, tenutosi il 25 settembre, una netta maggioranza dei delegati ha votato a favore dei Sondierungsgespräche (colloqui esplorativi) con i Verdi e l’Spd per formare una maggioranza a Berlino. I Verdi avevano già dato il loro consenso a tali negoziati in precedenza; sabato 26 settembre anche l’Spd ha espresso il proprio accordo. È quindi chiaro: ci saranno negoziati di coalizione già a partire dai prossimi giorni.
Una campagna stile Mamdani a Berlino
Il risultato elettorale a Berlino è stato, in un primo momento, una fonte di speranza per molti esponenti della sinistra in Germania. Infatti, le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in cui l’estrema destra AfD è emersa come forza principale, hanno evidenziato una tendenza diversa, orientata a destra. A Berlino, la Linke è riuscita proprio in ciò che in Germania sembra riuscire solo all’AfD. Qui ha raggiunto un numero maggiore di astenuti in precedenti tornate elettorali rispetto all’AfD e, anche tra le persone che descrivono la propria situazione finanziaria come difficile, la Linke si è posizionata davanti all’AfD.
A livello internazionale, la campagna elettorale di Eralp è stata spesso paragonata a quella del sindaco di New York Zohran Mamdani, che lei stessa ha citato come modello. Entrambi fanno parte di una Sinistra giovane, post-migrante e moderna che si concentra su temi chiari: giustizia sociale, alloggi a prezzi accessibili e città vivibili. Come Mamdani, anche Eralp ha condotto una campagna dal basso, basata sul porta a porta, sulla visibilità nei quartieri, su un’estrema presenza sui social media e su collaborazioni con personaggi famosi come musicisti e influencer. Un’altra caratteristica importante: una posizione chiara e una forte critica nei confronti di Merz e della politica disumana di Trump.
I genitori di Eralp, socialisti e sindacalisti, lasciarono la Turchia nel 1980 in seguito al colpo di Stato militare; lei è nata a Monaco di Baviera e ha studiato giurisprudenza ad Amburgo. Dal 2010 lavora per il partito Die Linke a Berlino e dal 2017 ne è membro. Nel 2019 ha fondato, insieme ai colleghi di partito Hamze Bytyci, Ferat Koçak e Belma Bekos, l’alleanza nazionale Links*Kanax, che si batte per dare voce e favorire l’inclusione dei membri del partito che hanno subito esperienze di razzismo. Dal 2021 Eralp fa parte del Parlamento di Berlino.
La socializzazione dei colossi immobiliari
Il tema principale del partito di Eralp è stato chiaramente il diritto alla casa. Die Linke ha così toccato un nervo scoperto che riguarda l’intera capitale. Gli affitti sono alle stelle, i colossi immobiliari come Vonovia praticano affitti esorbitanti, rendendo difficile per tutti trovare una casa in cui valga la pena vivere: dagli Urberliner (i berlinesi di Berlino) agli studenti fuori sede, fino alle famiglie migranti. Il piano della Linke per affrontare questo problema: un «Mietendeckel», ossia un tetto massimo agli affitti. A più lungo termine, però, la Linke intende affrontare la questione della socializzazione delle grandi società immobiliari private.
In concreto, ciò significa che la Linke intende socializzare il patrimonio immobiliare di 8 società che a Berlino affittano più di 3.000 alloggi a scopo di lucro. L’idea fa riferimento a un referendum del 2021, in cui la maggioranza dei berlinesi ha votato a favore della socializzazione. Se il progetto andasse in porto, circa 220.000 alloggi in più passerebbero in mano pubblica, con conseguente calo degli affitti anche nel mercato privato. Il progetto dovrebbe essere finanziato tramite prestiti. Secondo un recente studio commissionato della fondazione Hans Böckler, una simile socializzazione è del tutto realistica: con una «struttura ben congegnata», ciò sarebbe possibile anche senza tagli al bilancio del Land di Berlino, affermano i ricercatori. Tuttavia, la socializzazione non risolverebbe da sola la carenza di alloggi a Berlino.
Se Eralp diventerà governatrice, intende attuare il progetto. I Verdi, suoi possibili partner di coalizione, la sostengono in questo, mentre l’Spd, anch’essa potenziale partner, è contraria. Il cancelliere Merz ha annunciato che, qualora la socializzazione dovesse essere attuata, la vieterebbe per legge.
Dal 2023 Berlino è governata da una coalizione tra Cdu e Spd. La Linke invece vorrebbe formare una coalizione con i Verdi e l’Spd. C’è però un problema: l’Spd vede con occhio critico le espropriazioni e le idee di socializzazione della Linke, il tema centrale della campagna elettorale.
Presunto antisemitismo all’interno del partito
Un altro tema importante: il presunto antisemitismo di cui viene accusato il Partito di Sinistra da altri partiti e da molti media tedeschi. Queste accuse sono emerse soprattutto dopo che il rapper Dahabflex si è esibito alla fine di agosto in occasione di un comizio elettorale nel quartiere berlinese di Neukölln. La sua canzone «Stop the Genocide» contiene i versi «Yallah, yallah, Intifada, Cisgiordania, Palestina, Gaza» e «Morte, morte all’Idf».
Il Tagesspiegel, principale quotidiano berlinese, ha definito queste frasi «odio aperto verso gli ebrei»; anche la Cdu, la Spd e i Verdi si sono dichiarati indignati. Elif Eralp ha preso immediatamente le distanze, e anche l’associazione distrettuale e la direzione federale della Linke hanno criticato l’esibizione. Ciò, a sua volta, ha irritato lo stesso artista. Lui e molti giovani membri del partito provenienti da contesti migratori criticano il fatto che le figure di spicco del partito si pieghino ai grandi partiti e ai media principali per rimanere eleggibili. È stato triste vedere con quanta rapidità siano state prese le distanze da lui, ha affermato il musicista su Instagram: «Quando si crea pressione mediatica, vieni gettato in pasto ai lupi».
Dopo le elezioni, queste accuse contro il partito continuano senza sosta: «Come riuscite a tenere sotto controllo le vostre esternazioni antisemite?», ha chiesto Christian Tretbar, caporedattore del Tagesspiegel a Tobias Schulze, presidente del gruppo parlamentare della Linke nel Parlamento di Berlino, la sera delle elezioni. Nei commenti su Instagram si leggono molte critiche: ci si chiede se la stessa domanda verrebbe posta anche alla Cdu e all’AfD. Infatti, un studio della fondazione Bertelsmann dimostra che l’antisemitismo è presente in tutti i partiti, ma soprattutto in quelli di centro, di destra e di estrema destra. Nel 2025, il 37% degli elettori dell’AfD e il 31% di quelli della Cdu si sono detti d’accordo con l’affermazione «Gli ebrei hanno troppa influenza nel mondo». Nella Linke, la percentuale è del 21%.
Un episodio verificatosi poco dopo le elezioni ha inoltre dimostrato con quanta mancanza di rispetto la Cdu e l’AfD trattino la cultura della memoria delle vittime ebree del nazismo. A Heidenau, in Sassonia, i consiglieri comunali della Cdu e della Spd non vogliono più le «Stolpersteine». Si tratta di targhe in ottone dorato incastonate in molte strade tedesche, che commemorano in modo ben visibile e accessibile le vittime della Shoah. Sono un elemento centrale della cultura della memoria tedesca e la loro rimozione costituisce un affronto alla comunità ebraica in Germania.
La controversia sui clan post-elezione
Questo tipo di pressione mediatica che costringe la Linke a rendere conto continuamente delle proprie azioni si è manifestata nuovamente solo poche ore dopo. Infatti, a una festa elettorale della Linke a Neukölln si è presentato Issa Remmo, capo di una grande famiglia di Neukölln collegata alla criminalità organizzata. I media hanno subito affermato che la Sinistra avesse invitato «un capo clan». In realtà, però, si trattava di un evento elettorale aperto al pubblico e, non appena un giornalista si è accorto che quell’uomo era Remmo, questi è stato chiaramente allontanato dalla sala. Elif Eralp ha quindi dichiarato all’emittente televisiva pubblica ZDF che Remmo si era presentato senza essere stato invitato. «Non abbiamo nulla a che fare con la criminalità organizzata, anzi, la combattiamo». Un altro ospite che ha suscitato grande scalpore nei media è stato l’attivista Ibrahim Ibrahim, vicino al «Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina», organizzazione vietata in Germania. Secondo la rivista Der Spiegel, il politico della Linke Ferat Koçak, icona della Sinistra di Neukölln, si è fatto fotografare con lui.
La situazione relativa agli ospiti problematici si è complicata quando il 28 settembre, dopo che la Linke aveva preso le distanze da qualsiasi attività legata ai clan, Firas Remmo, figlio di Issa Remmo, ha pubblicato di propria iniziativa alcune chat che mostravano le conversazioni tra lui e il parlamentare della Linke Ferat Koçak. In esse, Koçak gli chiedeva di diffondere un video del suo intervento al Bundestag, in cui criticava il concetto di «clan» e il sospetto automatico basato sul cognome. Il video era accompagnato da un messaggio con «saluti rispettosi» rivolti al padre Issa Remmo. Koçak si è scusato sui social, ma ha reagito con dichiarazioni vaghe, suscitando una valanga di critiche sia all’interno che all’esterno del partito. La Linke intende risolvere la questione il più rapidamente possibile; Koçak ha dichiarato che per il momento sospenderà le sue funzioni parlamentari e si ritirerà dalla scena pubblica.
L‘alleanza resta complicata
Questo caso potrebbe complicare notevolmente i negoziati di coalizione con i Verdi, con i quali la Linke intende governare a Berlino. La presidente del gruppo parlamentare dei Verdi al Bundestag, Katharina Dröge, chiede alla presidente del gruppo parlamentare della Linke, Heidi Reichinnek, di espellere Koçak dal partito: «Se guardiamo al Partito die Linke a Berlino, bisogna innanzitutto constatare che, in particolare, la Linke a Neukölln ha un grave problema di antisemitismo». Oltre ai suoi contatti poco chiari con la criminalità organizzata, Koçak avrebbe «legami con persone che esaltano il terrorismo, che mettono in discussione lo Stato di Israele e che si distinguono per episodi di antisemitismo». A differenza della Linke, che riconosce in gran parte il genocidio in Palestina, tra i Verdi è ancora diffusa la linea secondo cui le critiche a Israele vengono interpretate come antisemitismo.
Per molti partiti e per i media di centrodestra, i casi Koçak o Dahabflex sono un vero e proprio bocconcino. Si inseriscono perfettamente nell’immagine secondo cui la giovane sinistra è piena di criminali antisemiti di dubbia provenienza araba. Certo, il fatto che un deputato della Linke abbia dei rapporti amichevoli con persone coinvolte nella criminalità organizzata è un caso che va chiarito. Allo stesso tempo, però, è evidente quanto fosse atteso un caso del genere e, come per l’antisemitismo, il doppio standard con cui vengono affrontati questi temi.
Infatti, a prescindere dai contatti che la Cdu e l’AfD hanno con l’ambiente criminale di estrema destra, proprio nel gennaio dell’anno scorso, Issa Remmo in persona ha passeggiato tranquillamente per il Bundestag. Ciò è avvenuto nell’ambito di una visita guidata per la «Comunità araba in Germania», organizzata su invito del politico della Cdu Christian Zander. Secondo il figlio Firas Remmo, che ha documentato l’intera visita sui social, Zander avrebbe persino voluto scattare una foto con il capofamiglia. In seguito, Zander ha affermato di non sapere che si trattasse di Issa Remmo. Una versione molto poco credibile, dato che Remmo è il volto simbolo del clan.
Le critiche rivolte al caso Zander-Remmo non sono però paragonabili alla polemica che sta sorgendo ora per il caso Koçak. Questo perché per i media mainstream e i partiti di centrodestra è più facile accusare un politico con un nome turco di fare causa comune con i criminali. O accusare di antisemitismo un rapper curdo-tedesco che si schiera radicalmente a favore della resistenza palestinese.
Il primo ministro bavarese Markus Söder (Csu) ha prontamente minacciato conseguenze finanziarie qualora a Berlino dovesse effettivamente arrivare al potere la Linke. Vorrebbe, tra l’altro, rivedere il trattato di finanziamento della capitale, che regola i fondi che affluiscono a Berlino dagli altri Länder: «Non è possibile che la Federazione versi denaro all’infinito e che noi paghiamo all’infinito per ritrovarci alla fine con una leadership antisemita, alle cui feste partecipano criminali di clan», ha affermato Söder durante la riunione autunnale del gruppo parlamentare della Csu nel Landtag. Anche i piani di espropriazione dei fondi immobiliari della Linke lo hanno indignato. Al contrario, quando l’AfD ha raggiunto il 43,8 % in Sassonia-Anhalt, Söder si è espresso chiaramente contro misure di ripercussione finanziaria per la Sassonia-Anhalt.
I goffi tentativi di Söder di opporsi a quella che, dal suo punto di vista, è una «politica estremista e antidemocratica» della Linke a Berlino chiudendo però entrambi gli occhi di fronte alle vittorie elettorali del partito di estrema destra, riassumono bene ciò che sta accadendo in Germania. Non solo la Linke viene messa sullo stesso piano di un partito di estrema destra, ma viene addirittura dipinta come il male maggiore e il suo successo elettorale a Berlino come potenzialmente pericoloso per la collettività.
Su questa falsa rappresentazione del partito si è ora espresso il gruppo di cui si è parlato molto ultimamente, ma al quale non è stata data abbastanza voce: la comunità ebraica di Berlino. In una lettera aperta 150 ebrei ed ebree della capitale, di diversa provenienza politica, si sono espressi a favore di un governo di sinistra a Berlino, sotto forma di una coalizione tra Linke, Spd e Verdi. Nella lettera confutano l’assunto per il quale una coalizione con la Linke sarebbe pericolosa per la comunità ebraica. Il fatto che alla Linke venga ripetutamente accusata di antisemitismo viene da loro definito una «cinica strumentalizzazione politica», che «equipara quasi ogni critica alla politica israeliana all’antisemitismo».
Se persino il gruppo che si suppone sia a rischio si schiera a favore della Linke, questo in realtà chiarisce che le critiche provenienti dalla destra non hanno alcun fondamento. Resta da sperare che non trovino così tanto seguito da impedire la formazione della coalizione.
Luise Greve è una giornalista freelance e studia all’Università di Lipsia. Si occupa di movimenti sociali, politica estera e sindacati.
1/10/2026 https://jacobinitalia.it/









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