Francia, sciopero generale il 6 ottobre: la rabbia dei liceali si unisce a quella dei lavoratori
Studenti, insegnanti, operai: un fronte comune contro l’austerità. Il governo minaccia i genitori, i sindacati rispondono con lo sciopero
Venerdì 2 ottobre 2026 non è un giorno come gli altri per la Francia. Mentre il governo cerca di dare una spiegazione plausibile alle sue ottuse poliitche, oltre quattrocento licei sono sbarrati, avvolti dal fumo dei cassonetti in fiamme e dalle nuvole di gas lacrimogeni. Non è la solita rivolta di periferia, né un semplice capriccio generazionale. È il crollo fisico e morale di un patto sociale che l’Europa intera ha sacrificato sull’altare del rigore di bilancio e del profitto, trasformando le aule scolastiche nel teatro di una resa dei conti storica.
Juliette ha diciassette anni e studia al liceo Clémenceau di Montpellier. La sua voce, chiara e disperata, riassume il disastro: «Oggi il nostro istituto è bloccato per la mancanza di mezzi, di professori, non ci sono abbastanza banchi. Non abbiamo infermiere, non abbiamo sorveglianti, e tutto ciò che fanno per noi è toglierci i telefoni». Non si tratta di lamentele isolate. Come spiega la ragazza, con il sistema Parcoursup «si gioca il nostro futuro con un algoritmo, non va bene niente. Fa paura quello che è successo ieri e siamo stufi dei teppisti». La sua denuncia è un atto d’accusa contro un sistema che ha smesso di investire nel futuro, trasformando l’istruzione in una mera selezione di mercato dove l’ansia sostituisce la speranza.
Questa rabbia non nasce dal nulla. È la conseguenza diretta, prevedibile e calcolata di una precisa scelta politica. Il governo francese ha appena varato una manovra che prevede cinquantaquattro miliardi di euro di tagli e risparmi, congelando per l’ennesima volta gli stipendi dei dipendenti pubblici. Questa è l’essenza del neoliberismo più ottuso applicato alla lettera: lo Stato si ritira, i servizi pubblici vengono svuotati, gli edifici scolastici crollano a pezzi perché non c’è stato un euro per l’isolamento termico durante le ondate di calore di giugno. L’Europa ha imposto per decenni la dottrina dei bilanci in perfetto ordine, ottenendo invece debito, e il risultato è che oggi le scuole francesi sono diventate trappole insalubri, con classi da trentacinque alunni e orari massacranti, mentre le casse dello Stato vengono blindate per proteggere i mercati finanziari.
Di fronte a questo disastro, la risposta delle istituzioni non è stata l’ascolto, ma la blindatura. Il ministro dell’Interno parla di violenza sfrenata, il premier dà la colpa all’estrema sinistra per nascondere le proprie responsabilità, il guardasigilli minaccia di far pagare i danni ai genitori. È la classica reazione di chi ha esaurito ogni legittimità politica: criminalizzare il disagio e la conseguente protesta. Oltre tremila ragazzi sono stati arrestati, centinaia feriti, alcuni in modo grave. Si risponde con i manganelli a chi chiede semplicemente di poter studiare in un luogo dignitoso. La repressione è l’ultimo rifugio di un modello economico che non sa più produrre benessere, e che per questo deve produrre ordine pubblico.
Quello che sta accadendo tra le mura screpolate dei licei di Saint-Denis, Lione o Parigi è l’anticipazione di un collasso che riguarda tutto il Vecchio Continente. I sindacati, dalla CGT ai lavoratori dell’energia che hanno già indetto lo sciopero per il 6 ottobre, hanno capito che la battaglia degli studenti è anche la loro. Non si tratta più di chiedere un aumento o un’assunzione in più. Si tratta di fermare la distruzione di ogni infrastruttura sociale. Quando la scuola, l’energia e la sanità vengono trattate come voci di costo da abbattere, la società smette di funzionare e inizia a disintegrarsi.
A sette mesi dalle elezioni presidenziali, il clima è esplosivo perché la popolazione ha toccato con mano il fallimento della classe dirigente. Non c’è più spazio per le narrazioni rassicuranti o per le riforme cosmetiche, che di solito sono vere e proprie controriforme. Le scuole chiuse e le strade in fiamme raccontano una cosa molto semplice: non si può governare una società trattandola come un’azienda. Il neoliberismo ha promesso efficienza e ha consegnato il caos. E ora, mentre le sirene della polizia coprono il classico suono della campanella, la Francia ci sta mostrando il fondo del baratro in cui l’intera Europa ha deciso di gettarsi.
2/10/2026 https://www.lantidiplomatico.it/









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