Appunti di viaggio di una missione italiana a Cuba

Persone trasportano acqua durante un’interruzione di corrente all’Avana

L’Avana soffre come non mai, ma non è in ginocchio e chiede solidarietà. Blackout di 40 ore, in 500mila senza acqua, 350m ila posti di lavoro persi. Ma restano in piedi

Risuonano forti le parole della Vice presidente primera dell’Assemblea nazional del Poder Popular, il parlamento cubano: «Nessun paese è perfetto, neppure Cuba. Ma ciò che ci sta accadendo da quasi 70 anni, ed in particolare con le due presidenze Trump, non può essere accettabile in nessun caso». E sulla perfezione dei nostri paesi, Italia compresa, si potrebbe aprire un lunghissimo dibattito di merito. Già immagino gli sciacalli, tanto a destra quanto nella variegata galassia liberale, avventarsi contro il dito – le imperfezioni di Cuba – dimenticando la luna, ossia lo strangolamento silenzioso, il lento taglio di viveri e di beni di prima necessità, come l’acqua, attuato dal «più grande baluardo della democrazia».

Esattamente come a Gaza, e non è un caso. Chi si aspettava una Cuba fiaccata, stanca e in ginocchio è rimasto nuovamente deluso. Ha trovato sofferenza vera, mancanza di tutto ciò che costruisce il nostro quotidiano, dalla perdita di 350 mila posti di lavoro alla mancanza d’acqua, per cui oltre 500 mila persone sono tenute in vita dalle cisterne settimanali. Ha trovato fino a 30/40 ore di blackout continui e ormai il 75% di strutture turistiche (la principale attività economica) chiuse. 15% di Pil in meno in poco più di un anno e un’inflazione al 25%, che arriva al 36% sugli alimenti. Per non parlare di oltre 90 mila persone impossibilitate a fare la dialisi e quasi 13 mila a cui è negata la chemioterapia. Una realtà che le principali agenzie dell’Onu ci hanno raccontato nel corso degli incontri avuti durante la missione della Carovana ‘Rotta su Cuba’.

Ai delusi il popolo cubano e le sue istituzioni rispondono con una dignità esemplare, con una capacità di reazione allenata e coltivata in quasi 70 anni di bloqueo. «A Cuba non si spreca mai nulla» ci ha detto la direttora dell’ospedale Calixto Garcia, mentre ci spiegava cosa significa oggi programmare un intervento chirurgico. Rispondono con una visione internazionale di costruzione continua di alleanze, rapporti, relazioni, fondate su quel nuovo umanesimo di cui questo mondo avrebbe tanto bisogno. E lo fa senza dare lezioni a nessuno, come invece amiamo fare noi, completamente autocentrati sul nostro punto di vista coloniale e ricco.

Lo fa con l’esempio e con una tensione altruista per cui non è difficile trovare a l’Avana, anche in questi giorni, iniziative di solidarietà con Gaza e la Cisgiordania. Con una dignità che noi abbiamo perso dentro alle brutture della nuova era digitale e dei sui strumenti. Quella per noi è diventata la lente da cui guardare il mondo, giudicarlo e annientarlo, senza mai muoverci dal divano di casa.

Il presidente Diaz Canel, ricevendo una delegazione della Carovana, non ha nascosto nulla delle difficoltà. Ha riconosciuto a questa missione un valore ancora più grande, perché pensata e voluta come un’unione di soggetti diversi, proprio come dovrebbe fare il mondo davanti alla preoccupante deriva ultraliberista e di destra. Non ha mai ceduto al vittimismo, ma anzi ha più volte ribadito come la solidarietà internazionale, vasta e continua, permetta a Cuba e al suo popolo di continuare a costruire il proprio futuro, la propria autodeterminazione e la propria libertà. Noi abbiamo semplicemente risposto che aveva davanti una rappresentazione del popolo italiano che non ha mai smesso di credere in quella libertà, nella pace e nel multilateralismo. Ossia la maggioranza del nostro Paese.

2/10/2026 https://italiacuba.it/

Fonte: il manifesto

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