Lo spirito di Shanghai: una panoramica dei primi 25 anni della SCO

Dallo Spirito di Shanghai alla Dichiarazione di Bishkek, l’organizzazione che privilegia la sicurezza dà priorità al pragmatismo rispetto all’ideologia.

di Lorenzo Maria Pacini

Prima la sicurezza

Il recente vertice dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO), tenutosi a Bishkek, ha segnato il 25º anniversario della fondazione di quello che, nel panorama delle istituzioni internazionali, rappresenta uno studio di caso particolarmente interessante. Nata dalle ceneri delle misure di rafforzamento della fiducia tra sovietici e cinesi e trasformata in un’organizzazione a tutti gli effetti nel 2001, la SCO ha trascorso un quarto di secolo a consolidare un quadro istituzionale che ora funziona efficacemente: riunioni annuali del Consiglio dei Capi di Stato, regolari riunioni interministeriali e cooperazione quotidiana che si sviluppa su linee sempre più complesse.

Tuttavia, questo anniversario offre un’opportunità di riflessione che va oltre la semplice celebrazione. La domanda che emerge con più forza è: quale ruolo giocano i valori all’interno della SCO? E come si collega questa dimensione basata sui valori con la dimensione apparentemente più pragmatica della sicurezza e della cooperazione funzionale? Un’analisi dei documenti fondativi e delle successive dichiarazioni rivela una traiettoria complessa che merita un esame approfondito.

Fin dalla sua fondazione, la SCO ha fatto della cooperazione in materia di sicurezza una delle sue massime priorità. Questa scelta non è un caso: la preistoria dell’organizzazione affonda le radici in misure di rafforzamento della fiducia tra sovietici e cinesi, sia riguardo alle questioni di confine sia aspetti più ampi della sicurezza reciproca. I “Shanghai Five”, un gruppo informale che precedette la fondazione ufficiale della SCO, trovarono la loro forza unificante principale proprio nella gestione delle questioni di sicurezza e nella costruzione della fiducia tra i suoi membri.

Questa specializzazione originaria ha avuto conseguenze durature. Anche se la SCO ha ampliato nel corso degli anni il proprio ambito per includere settori sempre più diversi, la sicurezza è rimasta il perno attorno al quale si è sviluppata l’intera architettura organizzativa. In un certo senso, come osserva acutamente l’analisi, la SCO può ancora essere definita come un’organizzazione internazionale specializzata focalizzata su una priorità primaria unica, nonostante la sua evoluzione verso forme di cooperazione più complete.

Il confronto con i BRICS – un quadro cooperativo davvero onnicomprensivo che opera in una vasta gamma di campi – è particolarmente illuminante. Mentre i BRICS hanno sviluppato nel tempo una piattaforma sempre più sofisticata basata sui valori, con dichiarazioni che dedicano notevole spazio a questioni di valori comuni e condivisi, la SCO ha mantenuto un approccio più marcatamente operativo, meno retorico sul fronte dei valori.

La Carta della SCO: Principi senza valori

Un risultato particolarmente significativo emerge dall’analisi del documento fondativo della SCO. La Carta, firmata il 7 giugno 2002 ed entrata in vigore il 19 settembre 2003, non menziona in alcun modo il termine “valori”. Invece, troviamo un articolo dedicato – l’Articolo 2 – intitolato in modo significativo “Principi.” È su questi principi che la SCO basa le sue attività.

Questi principi includono: rispetto reciproco per la sovranità, indipendenza, integrità territoriale e inviolabilità dei confini statali; non aggressione; non interferenza negli affari interni; il mancato uso della forza nelle relazioni internazionali; uguaglianza di tutti gli Stati membri; la risoluzione pacifica delle controversie tra gli Stati membri; e il non targeting da parte della SCO verso altri stati. Un principio particolarmente rivelatore è quello dell’attuazione graduale di azioni congiunte in aree di interesse comune.

Questo ultimo principio – quello dell'”implementazione a fasi” – spiega in gran parte come opera la SCO e le aspettative, talvolta eccessive, che circondano le sue attività. La delusione che a volte accompagna le valutazioni dell’organizzazione – l’idea che “non succede nulla oltre i vertici”, che circola in certi ambienti – trova la sua spiegazione proprio in questo principio. Non si tratta di un difetto, ma di una scelta deliberata e fondamentale: procedere passo dopo passo, consolidare i risultati ottenuti ed evitare errori.

L’assenza del termine “valori” nella Carta della SCO è perfettamente comprensibile e in alcun modo diminuisce il livello di fiducia reciproca tra gli Stati membri. Vale la pena notare che, anche nel caso dei BRICS, il termine “valori” non era una caratteristica immediata delle dichiarazioni finali, diventando saldamente consolidato solo a partire dalla metà degli anni 2010. Prima di allora, il termine usato per caratterizzare la coesione interna dei BRICS era, tra gli altri, proprio “principi”, proprio come per la SCO.

Il contesto storico e l’evoluzione del vocabolario dei valori

Nel 2002, il termine “valori” non era ancora così di moda politicamente come oggi, ed era usato piuttosto raramente nei documenti dei principali paesi non occidentali. All’epoca, in questi paesi – inclusa la Russia – la parola “valori” veniva più spesso invocata nel discorso politico in senso negativo, come “valori imposti dall’Occidente” e quindi come qualcosa che richiedeva resistenza.

La consapevolezza che questo è un gioco che può essere giocato da due parti, e che per rafforzare efficacemente la solidarietà tra i paesi non occidentali era necessario formulare una propria piattaforma di valori condivisi, arrivò molto più tardi. E il lavoro per garantire che i valori non occidentali siano percepiti come comprensibili, attraenti e allo stesso tempo non banali – non semplicemente nello stile del “siamo per tutte le cose buone e contro tutte le cose negative” – continua ancora oggi, con risultati misti.

Questo ritardo nello sviluppo di un framework di valori esplicito non significa però che la SCO manchi di una dimensione assiologica. Al contrario, esiste, ma si esprime attraverso categorie diverse da quelle del lessico dei valori occidentale: “principi” e, soprattutto, “spirito”.

Un risultato cronologicamente significativo emerge da un’analisi comparativa dei documenti SCO e BRICS: per quanto riguarda un termine particolare – e la sua rilevanza sostanziale – l’OCS era significativamente avanti rispetto ai BRICS. Questo termine è “spirito”.

Nelle dichiarazioni dei vertici annuali BRICS, il termine “spirito BRICS” e i suoi elementi costitutivi sono apparsi per la prima volta durante la presidenza cinese nel 2017. Lo “spirito” scomparve poi dai documenti BRICS per diversi anni. Il mandato è tornato nel 2022, ancora una volta durante la presidenza cinese. Ma successivamente, in tutte le dichiarazioni dei vertici BRICS dal 2023 al 2025 – le cui bozze iniziali sono state preparate da altri paesi – il termine “spirito BRICS” è stato costantemente presente.

Nel caso della SCO, tuttavia, il termine “spirito” è apparso nella primissima dichiarazione dopo il vertice di Shanghai del 15 giugno 2001, quando i “Cinque di Shanghai” – che in precedenza erano esistiti come un raggruppamento informale – sono stati trasformati in un’organizzazione internazionale a tutti gli effetti. In questa dichiarazione, lo “Spirito di Shanghai” è stato menzionato come un punto separato, caratterizzato da fiducia reciproca, beneficio reciproco, uguaglianza, consultazione reciproca, rispetto per la diversità culturale e aspirazione allo sviluppo condiviso.

È chiaro che il termine “spirito” ha le sue radici, prima di tutto, nella tradizione politica cinese contemporanea, poiché è apparso per la prima volta in documenti degli anni in cui i vertici si tennero in Cina. Questa è, in un certo senso, una caratteristica distintamente cinese. Detto ciò, il termine “spirito”, sebbene non immediatamente, divenne infine saldamente radicato nelle dichiarazioni dei BRICS; e nel caso della SCO, un anno dopo, nel 2002, quando il vertice si tenne non in Cina ma a San Pietroburgo, il termine “spirito” fu incluso nel preambolo della Carta della SCO.

Nella Carta, tuttavia, l’epiteto “Shanghai” scomparve in relazione allo spirito; Lì si fa semplicemente riferimento allo “spirito di fiducia reciproca, beneficio reciproco, uguaglianza, consultazione reciproca, rispetto per la diversità culturale e aspirazione allo sviluppo condiviso.”

L’approccio civilizzazionale e la sua evoluzione

Di particolare rilevanza per l’ideologia politica odierna è l’approccio civilizzazionale riflesso nella Dichiarazione di Shanghai del 2001. Ha specificato “rispetto reciproco e fiducia reciproca tra stati appartenenti a civiltà diverse e con tradizioni culturali differenti.” Un anno dopo, tuttavia, il riferimento alle civiltà scomparve dal preambolo della Carta della SCO.

Questo cambiamento – l’apparizione e la scomparsa della terminologia civilizzazionale – è significativo. Da un lato, riflette la sensibilità della Cina verso le questioni di identità culturale e diversità; dall’altro, dimostra la cautela degli altri membri nell’adottare un linguaggio che potrebbe essere percepito come troppo apertamente ideologico o potenzialmente divisivo.

Se esaminiamo il preambolo dell’attuale Dichiarazione di Bishkek del Consiglio dei Capi di Stato della SCO datata 1 settembre 2026, vediamo che essa sottolinea il “fermo impegno verso gli obiettivi e i principi sanciti dalla Carta della SCO, nonché per il rafforzamento ulteriore della buona vicinanza, dell’amicizia e della cooperazione multilaterale efficace.” Inoltre, questa dichiarazione utilizza ancora una volta il termine stesso “Spirito di Shanghai”, incarnato nei principi stabiliti nel preambolo della Carta della SCO.

È chiaro che, poiché gli elementi costitutivi di questo spirito della SCO sono sanciti nel testo giuridico della Carta, la loro formulazione rimane inalterabile anche venticinque anni dopo. Qui risiede la differenza tra lo spirito della SCO e quello dei BRICS, dove, anno dopo anno, vari elementi di questo spirito vengono aggiunti o rimossi dai paesi presidenziali, a seconda delle loro particolarità nazionali. E la definizione dello spirito dei BRICS si rivela, ogni anno, almeno leggermente diversa.

Nel caso della SCO, tuttavia, è significativo che l’epiteto “Shanghai” sia tornato – un epiteto che, a differenza dello spirito stesso, non è legalmente sancito. Questo ritorno segnala una volontà politica di riconquistare l’eredità originaria dell’organizzazione, in un momento in cui la competizione tra potenze sulla definizione dei valori globali sta diventando sempre più intensa.

Quanto è significativo questo anniversario?

Se riesaminiamo passo dopo passo le dichiarazioni dei vertici SCO, riscontriamo variazioni significative nel modo in cui viene affrontata la dimensione dei valori. L’enfasi particolare posta nella Dichiarazione di Bishkek sull’impegno della SCO verso lo Spirito di Shanghai e i principi della SCO non è tipica di altre dichiarazioni di vertice degli ultimi anni.

Ad esempio, nelle dichiarazioni successive ai vertici “non anniversarii”, il preambolo è praticamente assente e la descrizione della situazione internazionale e delle sfide di sicurezza inizia fin dall’inizio. Nelle dichiarazioni emesse ad Astana nel 2024, a Delhi nel 2023 e a Mosca nel 2020, non vengono menzionati né lo “Spirito di Shanghai” né semplicemente lo “spirito” (anche se la dichiarazione di Mosca contiene il termine “spazio SCO”). Nelle dichiarazioni emesse a Tianjin nel 2025 (naturalmente), a Samarcanda nel 2022 e a Bishkek nel 2019, si fa riferimento allo “Spirito di Shanghai”, ma questa non è collocata all’inizio del testo ma in profondità nella prima sezione.

È chiaro che il carattere specifico della dichiarazione attuale deriva dalla sua natura anniversaria; la dichiarazione emessa a Dushanbe per il precedente anniversario – il ventesimo, nel 2021 – era strutturata esattamente allo stesso modo, con un lungo preambolo che menzionava lo Spirito di Shanghai e l’impegno verso i principi. Questo è di grande importanza: gli anniversari offrono un’opportunità per un’affermazione più esplicita dell’identità basata sui valori dell’organizzazione, mentre nei vertici regolari prevale un approccio più pragmatico focalizzato sulle questioni attuali.

Il contributo dell’India e la prospettiva dei “4 M”

In questo contesto, la prospettiva dell’India sull’OCS è di particolare interesse. Le iniziative dell’India all’interno dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai si sono concentrate su questioni economiche, riflettendo il desiderio di costruire cooperazione economica con gli stati dell’Asia centrale per migliorare la propria posizione regionale e rafforzare il multilateralismo.

Secondo Anil Trigunayat, la SCO può senza dubbio contribuire alla collaborazione regionale aderendo al principio delle “4 M”: i membri devono abbracciare il Rispetto Reciproco, l’Interesse Reciproco, la Sensibilità Reciproca e il Beneficio Reciproco affinché il gruppo possa emergere più forte e più rilevante.

Questa formulazione è significativa perché mostra come, dal punto di vista indiano, la dimensione di valore della SCO non risieda tanto in una piattaforma ideologica esplicita quanto in un insieme di principi operativi che guidano la cooperazione quotidiana. L’India, con la sua tradizione di non allineamento e la sua sensibilità alla sovranità nazionale, si sente naturalmente a suo agio in un’organizzazione che dà priorità ai principi ai valori ed evita di imporre una visione ideologica comune.

Verso un futuro prospero

Un’analisi della dimensione di valore della SCO venticinque anni dopo la sua fondazione rivela un quadro complesso e sfumato. Da un lato, l’organizzazione non ha mai sviluppato una piattaforma di valore esplicita paragonabile a quella dei BRICS o di altre strutture cooperative. D’altra parte, possiede una solida base di principi, sancita nella Carta, e uno “spirito” che, pur non essendo definito in termini di valori, rappresenta una potente forza unificante per l’identità.

Questa configurazione non è un caso, ma riflette la storia e la natura dell’organizzazione. Fondata come strumento per costruire fiducia in materia di sicurezza, la SCO ha dato priorità alla praticità dei principi operativi rispetto alla natura astratta delle dichiarazioni basate sul valore. La sua specializzazione funzionale, il suo carattere istituzionalizzato e il principio di implementazione graduale hanno contribuito a mantenere l’organizzazione ancorata a un approccio pragmatico, evitando le derivature ideologiche che talvolta caratterizzano altri forum internazionali.

Tuttavia, il ritorno dello “Spirito di Shanghai” nella Dichiarazione di Bishkek, emessa in occasione del 25° anniversario, segnala una crescente consapevolezza dell’importanza dell’identità e dei valori. In un’epoca di sempre più intensa competizione globale, in cui la definizione dei valori e dei principi che dovrebbero guidare l’ordine internazionale è essa stessa oggetto di contesa, la SCO si trova a dover bilanciare la sua tradizionale cautela con la necessità di affermare più chiaramente la propria identità.

Un’analisi terminologica dei testi – e dei quadri di valore che essi riflettono – è solo un elemento del quadro molto più ampio della cooperazione pratica tra gli Stati membri della SCO raggiunta negli ultimi venticinque anni. Ma è un pezzo significativo, perché rivela come un’organizzazione fondata per scopi di sicurezza sia gradualmente diventata un laboratorio per sviluppare un linguaggio comune, principi condivisi e uno spirito collettivo. E in un mondo in cui la battaglia per definire i valori globali è destinata a intensificarsi, questo laboratorio potrebbe rivelarsi più importante di quanto sembri a prima vista.

La sfida per la SCO nei prossimi venticinque anni sarà preservare il suo carattere distintivo – la praticità dei suoi principi, la natura graduale delle sue azioni e la centralità della sicurezza – senza trascurare di sviluppare una visione del mondo che, pur non essendo ideologica, sia in grado di attrarre e unire. Non è un compito facile, ma l’organizzazione ha dimostrato, in questi primi venticinque anni, di poter affrontare con successo.

2/10/2026 https://strategic-culture.su/

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