Ancora morte in carcere a Reggio Emilia

MORTI DI REGGIO EMILIA…
ENNESIMO INTOLLERABILE CRIMINE DI PACE NEL CARCERE DI REGGIO EMILIA
CHE VENGA INDETTA UNA GIORNATA DI LUTTO PER LA MORTE DI MENA ISTAFANOUS
BASTA CON L’INDIFFERENZA E COL RAZZISMO

Mena Istafanous, un altro morto che il ceto politico e qualche magistrato avranno sulla coscienza, ammesso
che ne abbiano una.

Mentre si consumava il massacro del Bosco ospizio un evento tragico si consumava nelle carceri della città;
l’ennesimo nelle “nostre prigioni” ormai ridotte a camere mortuarie, come qualcun altro, “insospettabile”
di ideologia antiistituzionale, ha già detto;
una prima domanda; perché Mena Istafanous non era in una REMS?

Forse qualcuno sperava che rovistando nel suo computer (ne aveva uno?) si potesse trovare qualche segno
di radicalizzazione islamica? No certo, non è per questo: è a causa di una organica, totale, tragica incapacità
delle istituzioni totali di dare una risposta e di esprimere una capacità di presa in carico del disagio mentale;
l’incuria e l’abbandono inducono rabbia e violenza a cui lo “stato” risponde con altrettanta e anzi più grande
e moltiplicata violenza e repressione;

è oggetto di dura repressione anche chi si pone fuori dall’alveo della “medicina carceraria” come dimostra
la assurda iniziativa della procura di Ravenna contro i medici “non carcerieri”
la presa in carico e la prevenzione necessitano anzitutto di volontà poi, contestualmente, di empatia e di
capacità professionale ; le forme di disagio sono diverse e multiformi e sono associate a variabili sociali,
antropologiche, culturali; molti anni fa comparve in Emilia , a imitazione della esperienza francese, la sigla di
un “centro Devereux”, buona idea ma vita troppo breve; la prassi del centro Devereux in Francia è stata
quella della presa in carico del disagio psicologico e psichiatrico di persone provenienti da culture
extraeuropee che necessitano di una capacità di accoglienza mirata e non solo/prevalentemente psico-
farmacologica; prima ancora della inspiegabile collocazione in carcere (era nel settore cosiddetto ATSM?)
piuttosto che in una Rems occorre interrogarsi dunque sulle capacità e i mezzi utilizzabili per prevenire
condizioni di disagio e di disperazione che sono alla origine di comportamenti antisociali e certo pericolosi
che danno però poi innesco ad una escalation che si conclude con la morte e non solo a Reggio Emilia ma
anche a Villa Verucchio , a Bologna, a Verona, ovunque;

solo pochi giorni fa una delegazione del PD in visita al carcere di Ravenna ha detto due cose: 1) la regione
ha elaborato un eccellente piano per la prevenzione del suicidio: PURTROPPO CONSTATIAMO QUANTO
SIA STATO EFFICACE 2) la “colpa” di quello che non va è tutta e solo del governo
Il “carcere” adotta regole di funzionamento che ostacolano e rallentano il diritto della persona privata della
libertà di nominare un medico di fiducia; la Ausl di Parma addirittura ha inventato la “tassa sul buon
samaritano” e la applica al medico volontario che si reca in carcere per visitare il suo assistito; la Regione ,
sulla tassa, pur messa a conoscenza, non ha obiettato nulla;
intendiamoci: non avevamo incarico di medico di fiducia per Mena (i più poveri e disagiati non sanno
neanche di avere questo diritto), né il medico di fiducia può fare miracoli, tuttavia:

  • Alla richiesta congiunta del medico e del paziente di attivare contatti da remoto per colloqui
    psicologici o psichiatrici le carceri o non rispondono anche a seguito di numerosi messaggi via pec
    (caso più frequente) o rispondono che NON E’ POSSIBILE quando invece dare la possibilità di un
    contatto a frequenza settimanale potrebbe essere un valido inizio di un possibile supporto
    psicoterapico
  • Il fatto tuttavia che alcuni istituti per la nostra esperienza (Piacenza e Pavia, per ora) siano in grado
    di garantire il contatto significa che la procedura è praticabile e non si capisce dunque perché
    venga impedita , prevalentemente, con un irritante “silenzio” (anche del DAP)
  • Al medico di fiducia viene negata la possibilità di visitare la cosiddetta “stanza di pernottamento”
    un veto assurdo visto che per valutare le condizioni di salute occorre avere anche contezza delle
    condizioni ambientali in cui la persona vive
  • Acquisire la cartella clinica della persona assistita è una impresa ciclopica: abbiamo chiesto alla
    Regione se e quando sarà agibile la possibilità di accedere al fascicolo sanitario; ma il fascicolo
    sanitario della persona privata della libertà esiste?
  • Ovviamente le indicazioni del medico o psichiatra di fiducia non devono essere un optional ma,
    pure nel confronto con la “medicina penitenziaria”, devono essere accolte ed eseguite
  • Le carceri continuano dunque ad essere monadi isolate dall’esterno, sostanzialmente impenetrabili:
    un grave riscontro di ciò è costituito dalla impossibilità, per certi penitenziari (dalla intera Romagna,
    a Cagliari , a Bari) di ottenere dalle Ausl copia dei rapporti semestrali sulle carceri (ammesso che,
    appunto in certe Ausl , questi rapporti, siano stati redatti)
  • Le “indicazioni” degli operatori Ausl (quando le visite semestrali vengono fatte, è il caso ad esempio
    di Bologna, anche se per acquisire il rapporto, a volte, ci si mettono dei mesi) rimangono indicazioni
    “facoltative” mentre devono diventare vincolanti e da attuare immediatamente; vediamo per
    esempio la questione delle bombolette di gas; mezzo frequentemente utilizzato per condotte
    autolesioniste e suicidarie : sono ancora, incredibilmente, in “libera circolazione” ed anche in
    carceri in cui si sono verificati suicidi e morti forse preterintenzionali
  • I magistrati di sorveglianza non intervengono? Piuttosto abbiamo interloquito (si fa per dire) di
    recente con un magistrato di sorveglianza che ci ha fatto sapere dalla sua segreteria che “non
    parla con i medici”, il medico, forse, può relazionale ad un avvocato che può essere ricevuto
    (ascolto una volta al mese)

DENUNCIAMO L’EVENTO MORTE DI MENA ISTAFANOUS COME L’ENNESIMO E ULTIMO IN ORDINE DI TEMPO CRIMINE DI PACE CHE IN UN PAESE CIVILE CHE RISPETTA LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA NON SI SAREBBE MAI VERIFICATO PERCHE’ EVENTI DI QUESTO TIPO NON SI VERIFICHINO PIU’ OCCORRONO MISURE URGENTI CHIARE A VOLTE PERSINO SEMPLICI CHE LE ISTITUIZONI TOTALI E LA MAGGIORANZA DEL CETO POLITICO NON INTENDONO ADOTTARE PER INCURIA, CALCOLO ELETTORALE E SADISMO
Solidarietà e un abbraccio ai familiari del ragazzo, ai suoi amici e a che gli voleva bene

Vito Totire, psichiatra, portavoce Centro F. Lorusso via Polese 30 Bologna
Bologna, 4.10.2026

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