Il movimento francese alla prova dello sciopero
Le lotte rivendicano condizioni di apprendimento degne e risorse per l’istruzione pubblica. Un migliaio di scuole mobilitate, circa seimila fermi per una grève générale nazionale e intersindacale
Iniziata il 21 settembre in un liceo di Créteil, dove studenti, genitori e insegnanti si sono riuniti per chiedere più mezzi per l’istruzione pubblica, la mobilitazione si è inizialmente diffusa nella regione parigina per poi strutturarsi a livello nazionale. Martedi 29 settembre, giorno di sciopero dei lavoratori del settore pubblico, 75 licei sono bloccati in Ile de France e diversi altri a Nizza, Grenoble e Lille. Nei giorni seguenti i picchetti davanti ai licei si sono moltiplicati fino a interessare un migliaio di istituti scolastici e costringere il ministero a dichiarare la chiusura di 400 scuole e chiedere il passaggio ai corsi online. Il formale ricevimento di alcuni rappresentanti di sindacati studenteschi da parte del ministro dell’educazione venerdi 2 ottobre rimane insufficiente a rispondere a rivendicazioni che durano da anni e alle quali il governo oppone una risposta sostanzialmente poliziesca.
Le ragioni della mobilitazione
Gli studenti, sostenuti da insegnanti e personale educativo, rivendicano condizioni di apprendimento degne e mezzi adeguati per l’istruzione pubblica. Il decennio Macron pesa sul diritto all’istruzione attraverso tagli che hanno portato alla riduzione delle assunzioni, al mancato rinnovo delle infrastrutture e al sovraffollamento delle classi. Secondo uno studio della Depp, servizio statistico dell’Education Nationale, nel 2024-2025 il 10,4% delle ore di corso nei licei generali e tecnologici non sono state assicurate a causa dell’incapacità di far fronte alle alte temperature e alla più generale mancata sostituzione degli insegnanti assenti. È in queste condizioni materiali che gli alunni frequentano corsi dalle 8 del mattino alle 18 di sera, con una media di 30 alunni per classe. Non è del resto casuale che la mobilitazione sia partita dalla Seine Saint Denis: territorio fortemente precarizzato, segnato da un tasso di disoccupazione del 11,5% (contro l’8,3% nazionale) e già al centro della mobilitazione intersindacale per il diritto all’educazione. Rivendicando un «plan d’urgence 93» i sindacati Cgt, Cnt, Sud, Fsu denunciano da anni la chiusura delle classi e la riduzione del personale medico-sociale in quello che è il dipartimento più povero di Francia.
A questa povertà di mezzi materiali si aggiunge lo stato di angoscia generato dai meccanismi di competizione e di triage che regolano l’accesso all’istruzione superiore, in particolare attraverso la piattaforma Parcoursup, della quale il movimento dei liceali richiede l’abolizione. Istituita nel 2018, Parcoursup raccoglie le prefenze e organizza le candidature secondo un algoritmo spesso denunciato per la sua opacità. Un rapporto parlamentare presentato nel febbraio di quest’anno ne constata esplicitamente «la riuscita sul piano tecnico» e «il fallimento sul piano politico» attirando l’attenzione sul «vizio discriminante nello studio dei dossiers» in ragione della menzione del liceo di provenienza del candidato. A fronte di un’istituzione che si presenta come meritocratico strumento di mobilità sociale, Parcoursup cristallizza dunque i meccanismi di riproduzione sociale che penalizzano in particolare le filiere professionali, in cui secondo la Cgt più della metà degli alunni non trovano accesso al primo anno di insegnamento superiore.
Sui cartelloni esposti ai picchetti davanti ai licei si leggono slogan come « vogliamo il bac [baccalauréat, maturità] ci inviano la bac [brigade anti crime, corpi di polizia speciali attivi nelle banlieues urbane] ».
Repressione poliziesca e risposta politica
Un rapporto di Amnesty International fornisce un primo riassunto parziale delle violenze poliziesche contro ragazze e ragazzi minorenni durante la prima settimana di mobilitazioni: spari di flashball, gas e manganellate che hanno condotto alla mutilazione e al ferimento di diversi studenti. A Tour, un liceale di 16 anni ha perso un occhio a seguito di uno sparo di proiettili di gomma (Lbd) da parte della polizia. A Saint-Ouen-l’Aumône, nella Val-d’Oise, un poliziotto ha sparato un candelotto lacrimogeno a distanza ravvicinata contro un liceale, provocando la frattura della mandibola e perdita dei denti inferiori. A Aleçon, una liceale di 14 anni è stata violentemente aggredita al collo. Più di tremila studenti sono stati fermati. Il numero di fermi è cresciuto esponenzialmente fino a giungere a 6mila, il 90% dei quali minorenni. Il 1 ottobre, 1.949 giovani sono stati fermati: il più alto numero nella storia recente, come ricorda il sociologo Samuel Hayat in un post su facebook, superiore ai Gilets jaunes, alle rivolte del 2005 o al maggio 68. A Belfort, un agente in borghese arresta un liceale tenendolo faccia a terra in un corso d’acqua ; l’agente viene poi attaccato da altro gruppo di ragazzi che sono ora accusati di tentativo di omicidio. Lunedi 5 ottobre, a Lens, un quindicenne ha perso una mano a causa di una granata lanciata dalla polizia (grenade de desencerclement) che lo ha colpito mentre correva. Il giornale Mediapart riporta le testimonianze delle violenze subite da liceali durante lo stato di fermo : malmenati, spogliati a forza, minacciati e insultati. L’enorme portata traumatizzante di queste violenze sulle vite di giovani adolescenti è per il momento difficile da misurare, ma rimane insufficiente a fermare la mobilitazione.
Sindacati, insegnanti e alcuni gruppi politici, in particolare la France Insoumise, sostengono gli studenti e le loro ragioni, convocando lo sciopero generale nazionale di martedi 6 ottobre. L’ondata di violenze ha spinto insegnanti e personale di educazione di diversi licei a formare catene umane in difesa degli alunni. In diverse occasioni, sindaci e parlamentari della sinistra radicale hanno presenziato davanti ai blocchi per evitare che l’intervento di poliziotti coperti da passamontagna e armati di flashball degenerasse. Diversi rappresentanti Lfi, tra i quali il sindaco di Saint Denis Bally Bagayoko, sono andati davanti ai licei e si sono interposti: un atto per il quale il prefetto di Parigi ha sporto denuncia contro Bagayoko. Gli insegnanti di molti licei hanno rifiutato di garantire i corsi online, denunciandone il carattere disciplinare volto a soffocare le mobilitazioni e privo di ogni reale volontà di garantire una continuità didattica. Dal canto loro, i sindacati hanno ottenuto da alcuni tribunali amministrativi l’annullamento dei decreti prefettorali che vietavano ogni raggruppamento nei pressi dei licei, hanno sostenuto gli scioperi degli insegnanti e convocato tutti i settori a scioperare martedì 6 ottobre a livello nazionale.
Il contesto politico in vista delle elezioni
Se i tagli alla scuola pubblica fanno parte di una politica ormai più che consolidata, il movimento attuale si inscrive in un contesto politico segnato da una situazione finanziaria critica e dalle elezioni presidenziali.
In primo luogo, la pauperizzazione del sistema scolastico ha un carattere strutturale e politico che si rispecchia in quello che puo’ essere definito il governo tramite il debito pubblico. Giovedi 1 ottobre, proprio mentre il Ministro dell’Educazione dichiarava la chiusura di 400 licei per contenere le mobilitazioni, il tasso di interesse dei buoni del tesoro saliva quasi al 4,92% e un progetto di legge finanziaria veniva deposto all’Assemblea. Da un lato, le politiche di agevolazione fiscale per il capitale hanno creato le condizioni politiche affinché lo Stato sia sempre più dipendente dai mercati finanziari per spingere in avanti un debito oggi al 119% del Pil. Dall’altro lato, la riduzione del deficit (dunque del peso del debito) viene sempre sostenuta con il taglio della spesa pubblica e sociale.
Dal punto di vista della scuola, questo si traduce nella soppressione di 1.558 posti di insegnanti a partire da settembre 2027 e nel tentativo (rapidamente abbandonato) di inserire dei costi di iscrizione alle formazioni professionalizzanti Bts e alle classi di preparazione alle Grands Ecoles. Più in generale, come riassumono gli analisti di Alternatives Economiques, le economie sul bilancio si fanno sulla pelle di lavoratori, precari e pensionati. In un contesto di progressione dell’inflazione e di erosione del potere d’acquisto, la finanziaria propone di congelare l’adeguamento delle prestazioni sociali (contributi alle spese d’affitto, bonus sui bassi salari), delle pensioni superiori a 1.260 euro al mese e dei valori di riferimento a partire dai quali viene calcolato il salario lordo dei dipendenti pubblici. Al contrario, i grandi patrimoni rimangono protetti da ogni meccanismo di redistribuzione sostanziale e riprodotti dall’introduzione di ulteriori agevolazioni ed esoneri fiscali per donazioni intrafamiliari.
In secondo luogo, la mobilitazione dei liceali avviene sullo sfondo delle elezioni presidenziali previste il 18 aprile e il 2 maggio 2027. Secondo un recente sondaggio Ipsos, le intenzioni di voto al primo turno vedono Marine Le Pen intorno al 33-35% dei suffragi e Jean-Luc Mélénchon al 15,5-17%, seguiti dal Partito Socialista, Ensemble e i Repubblicani. Indipendentemente dal carattere evolutivo di queste cifre – ristrutturazioni interne al Rassemblement National di Le Pen dopo la pubblicazione dei propositi apertamente antisemiti di Jordan Bardella, primarie del Ps/Place Publique tra il 9 e il 16 ottobre e frammentazione a destra tra i macronisti Gabriel Attal e Edouard Philippe e la destra Lr di Bruno Retailleau – ci si può chiedere se e come questo movimento sociale avrà degli effetti di ricomposizione del voto.
La France Insoumise è oggetto di continui attacchi mediatici e istituzionali, come dimostrano le accuse di manipolazione e di «strumentalizzazione» delle masse rivolte a Lfi da parte del Primo ministro Sebastien Lecornu e del Ministro dell’Interno (ex prefetto) Laurent Nunez. Che le istanze portate avanti dai liceali siano quelle del mondo sindacale e della sinistra è un dato di fatto, cosi come lo è che il nuovo protagonismo delle fasce più giovani della società, spesso provenienti dai quartieri popolari delle periferie urbane, alimenta una dinamica sulla quale Lfi ha costruito la sua proposta politica ed elettorale.
Lo sciopero generale nazionale del 6 ottobre costituisce un momento importante per comprendere quanto il movimento sarà capace di strutturarsi nella durata.
Eugène Orrit è artigiano di giorno e tipografo di notte. Segue con interesse lo sviluppo dei movimenti sociali in Francia.
6/10/2026 https://jacobinitalia.it/










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