Dati di fatto contro la “remigrazione”
Mi è accaduto di leggere, diversi mesi fa, un’avvertenza di un importante sondaggista, di cui non ricordo il nome, che nel segnalare l’opportunità e la dignità del sostegno all’immigrazione (anche extra-UE), sostiene che più che le difese di principio varrebbero i resoconti di esperienze e situazioni concrete di fusione fra italiani doc (!) e famiglie straniere. Sono ovviamente d’accordo: basti vedere ai parchi-gioco, nelle scuole e nelle piazze la serena confusione fra bambini/e e ragazzi/e di ogni “colore”, o riportare l’esperienza degli insegnanti. La serena convivenza in queste fasce di età è un dato di fatto e una realtà del paese. Una realtà che s’impone da sé. Sono anche convinto che l’ostilità che dall’alto si costruisce contro i “migranti irregolari” e la “sostituzione etnica”, oltre che una costante propaganda della paura, finalizzata a squallidi calcoli elettorali, sia una necessità più profonda per le élite finanziarie e sociali occidentali, perché esse temono – ragionevolmente – che una fusione fra popolazioni costituirebbe un raggruppamento sociale innovativo e democratico nei paesi europei. E ricordo che, subito dopo la prima guerra punica (ne parla, credo, lo storico greco Polibio, ma io ho ricavato la notizia da un suo attentissimo lettore, Gustave Flaubert, che ne scrive nel romanzo Salammbo), Cartagine, assediata dai mercenari provenienti dall’interno dei territori africani, che non erano stati pagati, nel momento del bisogno estremo avevano richiesto l’aiuto … agli arcinemici Romani: i quali si affrettarono a inviare alcune triremi che aiutassero a rompere l’assedio: temevano infatti, i Romani, che una rivolta dei popoli “barbari” contro l’élite cartaginese, avrebbe prodotto rischi sociali gravi anche per l’equilibrio del loro crescente dominio. Una vera lezione di geopolitica!
Ma scendiamo a quote più basse di quelle di Polibio, là dove si respira talvolta qualche segno di razionalità e di preoccupazione anche in settori moderati o decisamente conservatori, preoccupati di certi eccessi alla Vannacci, che lanciano qualche allarme sulla fattibilità e sui danni economici della “remigrazione”. Sul quotidiano “La Sicilia” di Catania (ben lontana, come si sa, da posizioni di sinistra) dello scorso 28 settembre 2026, un giornalista economico di un certo peso, Giambattista Pepi, avverte, a pagina 6, su dati che rivelano come il conto economico degli eventuali rimpatri, per l’Italia e per la Sicilia in particolare, sarebbe molto salato, o per meglio dire impossibile da sostenere: fra costi previsti per i rimpatri (in Sicilia valutati in circa 500 milioni) e perdita di valore aggiunto, si arriverebbe, a un vero tracollo economico. Scrive Pepi:
«Diciamo subito che per la Sicilia, l’eventuale rimpatrio di una quota dei lavoratori immigrati extra-comunitari comporterebbe una spesa che sfiora mezzo miliardo di euro e inciderebbe nella formazione del valore aggiunto con una perdita stimata tra 1,5/2 miliardi di euro» (i dati sono provenienti da Fondazione ISMU, Fondazione Migrantes, Eurostat, Istat).
Altri dati che ricaviamo dall’articolo, e da un’infografica riassuntiva, ci dicono che gli stranieri in Italia sono 5,9 milioni, di cui 3,81 milioni extra UE, e di questi 339.000 sono lavoratori irregolari; che il numero di persone da “rimpatriare” sarebbe la bazzecola di 3,14 milioni; che il Italia il valore aggiunto da essi prodotto è valutato nella percentuale del 5,4% del PIL, pari a 108,1 miliardi; che i costi complessivi dell’eventuale rimpatrio ammonterebbero all’incredibile cifra di 337,5 mld (per la Sicilia, dove i residenti stranieri sono notoriamente in numero e percentuale molto inferiore a quelli dell’Italia del Nord, ossia 206.000 persone circa, i costi giungerebbero a 477,2 mln, mentre il valore aggiunto prodotto va stimato, come si è detto, in 1,5/2 miliardi di euro).
Posso fornire altri pochi dati da me ricavati per la Sicilia dalle tabelle ISTAT relative al 2025 (demo.istat.it): nell’isola la popolazione è in lento e inesorabile calo da circa un ventennio, come si sa, sia per il saldo naturale sia per la migrazione interna, ben più che nella media nazionale. All’inizio del 2025 la popolazione era di 4.787.390 persone; alla fine dell’anno era scesa a 4.775.194, dunque di 12.196 abitanti. Ebbene, l’unica voce in attivo era quella del rapporto migratorio con l’estero: 19.134 persone. Il trend è tale da parecchi anni. Senza l’apporto dei “migranti” il paese tutto e l’isola nella fattispecie, sarebbero già crollati nella demografia e nell’economia. Molti altri dati articolati sono di grande interesse, ma per adesso mi fermo qui.
I dati statistici ed economici sono aridi, politicamente e umanamente. Ma qualche volta è utile, questa aridità, anche per lavorare a una contronarrazione rispetto alle destre e al pensiero perbenista e liberista di ogni tendenza. Chissà perché, penso spesso, oltre che a Vannacci, Salvini, Meloni & C., anche a Minniti e alle élite europee liberiste e democratiche!
Felice Rappazzo
7/10/2026 https://infoalternative.it/









Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!