“Taranto chiama”, in streaming il documentario-inchiesta di Rosy Battaglia su ambiente, salute e giustizia
Nove anni di lavoro, da Trieste a Taranto, per raccontare cosa significa vivere in un territorio segnato dalla contaminazione industriale e quali possibilità esistano per costruire un futuro diverso. Dal 5 ottobre è disponibile in streaming su OpenDDB “Taranto chiama”, il documentario-inchiesta di Rosy Battaglia dedicato alla città pugliese e, in particolare, al rapporto tra industria, ambiente, salute e diritto delle comunità a decidere del proprio futuro.
Il lavoro è stato girato tra il 2016 e il 2025 e arriva online in una fase particolarmente delicata per l’ex Ilva. Il comunicato di presentazione richiama infatti il provvedimento del Tribunale di Milano, confermato dalla Corte d’Appello, che dispone il fermo dell’area a caldo dell’acciaieria entro il 28 ottobre, inserendo così il film dentro una vicenda tutt’altro che conclusa.
Nove anni per raccontare una città che non si arrende
“Taranto chiama” non è soltanto un film sull’inquinamento industriale. Il centro del racconto sono le persone che vivono il territorio e che, negli anni, hanno costruito forme diverse di resistenza civile: madri, medici, attivisti, artisti, imprenditori e comunità locali che chiedono giustizia ambientale e diritto alla salute.
Il documentario parte da una domanda di fondo: che cosa è davvero sostenibile per la vita umana? Da qui prende forma un racconto corale nel quale il conflitto tra occupazione, produzione industriale, salute e ambiente non viene ridotto a una contrapposizione astratta, ma ricostruito attraverso le conseguenze concrete sulla vita delle persone.
Nel materiale di presentazione Taranto viene descritta come una delle città più inquinate d’Europa, segnata dall’impatto dell’ex Ilva e da una lunga storia di esposizione della popolazione a sostanze nocive. Il film insiste in particolare sugli effetti sui bambini e sulle famiglie dei quartieri più colpiti, a partire dai Tamburi.
Il confronto con Trieste
Uno degli elementi narrativi più interessanti è il confronto tra Taranto e Trieste.
Il primo atto del documentario mette infatti in parallelo la situazione tarantina con quella della città giuliana, dove è stata chiusa l’area a caldo della Ferriera di Servola. La comparazione serve a interrogarsi sulle possibilità di trasformazione dei grandi siti industriali e sulle condizioni necessarie per conciliare lavoro, bonifiche, salute e riconversione produttiva.
Non si tratta di sostenere che i due casi siano sovrapponibili, ma di utilizzare il confronto per mostrare che le scelte industriali non sono inevitabili e che esistono percorsi diversi possibili. Il secondo atto torna invece completamente a Taranto e alla resistenza civile costruita nei luoghi più contaminati, dove la richiesta di un futuro diverso nasce direttamente dall’esperienza quotidiana della popolazione.
Una vicenda ancora pienamente attuale
Il film arriva mentre il futuro dell’ex Ilva continua a essere uno dei dossier più complessi del Paese. Su Ambientenonsolo abbiamo recentemente affrontato il tema sia dal punto di vista sanitario sia da quello industriale e della decarbonizzazione, evidenziando quanto sia difficile separare questi aspetti.
La questione non riguarda infatti soltanto quale assetto produttivo avrà lo stabilimento, ma anche quali effetti continueranno a ricadere sul territorio, quali bonifiche verranno realizzate, quale ruolo avrà la decarbonizzazione e soprattutto quale peso verrà riconosciuto alle evidenze epidemiologiche accumulate negli anni.
In questo senso il documentario di Battaglia si inserisce in un passaggio particolarmente significativo: il conflitto tra difesa dell’occupazione e tutela della salute è stato per anni il paradigma attraverso cui è stata raccontata Taranto, ma oggi la domanda sembra spostarsi sempre più sulla qualità della transizione possibile e sulla necessità di evitare che una comunità continui a pagare il costo ambientale e sanitario delle scelte industriali.
Il giornalismo ambientale come racconto delle comunità
Rosy Battaglia lavora da anni sul rapporto tra contaminazioni industriali, salute, trasparenza e cittadinanza attiva. È fondatrice di Cittadini Reattivi, piattaforma di giornalismo investigativo nata nel 2013 e dedicata proprio a questi temi, e ha già realizzato altri documentari-inchiesta sulle comunità colpite dall’inquinamento industriale.
“Taranto chiama” prosegue questa impostazione: i dati scientifici e le vicende giudiziarie restano centrali, ma vengono messi in relazione con le storie delle persone. L’obiettivo non è soltanto documentare il danno, ma mostrare anche la capacità delle comunità di organizzarsi, produrre conoscenza e rivendicare alternative.
Il progetto è stato realizzato come produzione indipendente da Cittadini Reattivi APS-ETS e Rosy Battaglia ed è stato cofinanziato da oltre 300 donatori attraverso Produzioni dal Basso. Dopo la diffusione in streaming, il documentario continuerà anche il suo percorso nelle sale, con alcune proiezioni accompagnate dalla presenza dell’autrice.
Taranto come questione nazionale
Il valore di “Taranto chiama” sta anche nel ricordare che la vicenda non riguarda soltanto una città. Nel caso dell’ex Ilva si concentrano alcuni dei problemi più complessi della transizione ecologica italiana: il rapporto tra grande industria e salute, la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, il peso delle bonifiche, la responsabilità pubblica, il futuro dell’occupazione e il diritto delle popolazioni esposte a partecipare alle scelte.
Per questo Taranto continua a essere un banco di prova nazionale. La domanda non è soltanto se la produzione possa continuare, ridursi o essere trasformata, ma quale modello industriale e quale idea di sviluppo possano essere compatibili con la tutela della salute e dell’ambiente.
Il documentario di Rosy Battaglia riporta questo interrogativo là dove nasce: nelle vite delle persone che da anni chiedono che Taranto non venga considerata un territorio sacrificabile.
Per approfondire su Ambientenonsolo
- Al via il crowdfunding per “Taranto chiama” – Nel 2022 Ambientenonsolo aveva raccontato l’avvio della raccolta fondi per il documentario di Rosy Battaglia, ricostruendone origine, obiettivi e confronto tra Trieste e Taranto.
https://ambientenonsolo.com/al-via-il-crowdfunding-per-taranto-chiama/ - Stabilimento siderurgico di Taranto: quale impatto sanitario? – Un approfondimento sui costi sanitari e ambientali dell’impianto e sulle evidenze epidemiologiche relative alla popolazione esposta.
https://ambientenonsolo.com/stabilimento-siderurgico-di-taranto-quale-impatto-sanitario/ - Taranto, quindici anni dopo: la grande occasione mancata – L’analisi di Fabrizio Bianchi sulla lunga vicenda dell’ex Ilva, tra salute, produzione, bonifiche e occasioni di trasformazione rimaste incompiute.
https://ambientenonsolo.com/taranto-quindici-anni-dopo-la-grande-occasione-mancata/ - La posta in gioco a Taranto – Un approfondimento più recente sugli scenari industriali dell’ex Ilva, sulla decarbonizzazione e sulle conseguenze ambientali e sanitarie delle diverse ipotesi in campo.
https://ambientenonsolo.com/la-posta-in-gioco-a-taranto/ - Comunicare ambiente e salute – Un precedente contributo che richiama anche il lavoro di Rosy Battaglia e di Cittadini Reattivi sul giornalismo civico, la trasparenza e le comunità colpite da contaminazioni ambientali.
https://ambientenonsolo.com/comunicare-ambiente-e-salute/
Fonte: OpenDDB, Cittadini reattivi
17/10/2026 https://ambientenonsolo.com/









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