La vittoria di Lula ferma l’avanzata dell’estrema destra in Brasile. Diaz-Canel: “un risultato storico”

Lula da Silva vince il ballottaggio presidenziale in Brasile e conquista un quarto mandato non consecutivo, fermando la corsa di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro e rappresentante della destra radicale. Il risultato definitivo assegna a Lula il 51,77% dei voti validi, contro il 48,23% del suo avversario. È una rimonta storica: dopo essere arrivato secondo al primo turno, il presidente uscente riesce a ribaltare il risultato e a ottenere la fiducia della maggioranza degli elettori. Una vittoria che assume un significato internazionale in una fase segnata dalla competizione tra Stati Uniti e Sud globale e dalla crescita delle forze conservatrici in America Latina.

La vittoria di Lula al ballottaggio del 25 ottobre 2026 segna un passaggio decisivo per il Brasile e per gli equilibri latinoamericani. Il presidente uscente ha ottenuto circa il 51,8% dei voti validi, contro il 48,2% del senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Il risultato, proclamato dal Tribunale superiore elettorale brasiliano, consegna a Luiz Inácio Lula da Silva un quarto mandato presidenziale non consecutivo e ribalta l’esito del primo turno, quando era stato Bolsonaro a prevalere.

Il rinvio di due ore della chiusura dei seggi

La giornata elettorale di domenica è stata segnata da un episodio eccezionale: il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin ha disposto un prolungamento di due ore dell’orario di voto, fino alle 19 locali, dopo segnalazioni di difficoltà nei trasporti pubblici in diverse città e di condizioni meteorologiche avverse in alcune zone del Paese. La decisione ha provocato confusione in alcuni seggi e una sospensione temporanea del conteggio, ripreso dopo la chiusura definitiva delle urne. L’estensione ha risposto a richieste presentate dalle due campagne elettorali, sebbene per ragioni differenti.

La giornata di domenica 25 ottobre è stata tutt’altro che ordinaria. Quando le urne avrebbero dovuto chiudere, il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin ha disposto una proroga di due ore, fino alle 19 locali, per consentire il voto in condizioni più eque dopo le segnalazioni di difficoltà nei trasporti pubblici e di maltempo in alcune aree. Il conteggio è stato temporaneamente sospeso, alimentando tensione e incertezza, prima di riprendere al termine delle operazioni di voto. Alla fine, la rimonta di Lula si è concretizzata, con un margine di circa 4,4 milioni di voti.

Diaz-Canel e Pedro Sanchez i primi a complimentarsi

Tra le reazioni internazionali, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha salutato la vittoria come un risultato storico, esprimendo sostegno al Brasile nel suo percorso di pace, sovranità e giustizia sociale. Il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez aveva già manifestato pubblicamente il proprio sostegno a Lula prima del ballottaggio, descrivendo il Brasile da lui rappresentato come un Paese impegnato contro le disuguaglianze e a difesa della democrazia contro l’autoritarismo.


La vittoria di Lula non può essere letta soltanto attraverso la contabilità dei voti. Il Brasile è la principale economia dell’America Latina, un Paese decisivo per il futuro dei BRICS, per la cooperazione tra i popoli del Sud globale e per la possibilità di costruire relazioni internazionali meno dipendenti dai centri tradizionali del potere economico e militare.

La sconfitta di Flávio Bolsonaro rappresenta, nella lettura antimperialista, una battuta d’arresto per il progetto politico che intendeva riportare il Brasile nell’orbita di una destra nazionalista, autoritaria e strettamente allineata agli interessi strategici di Washington. Non si tratta di sostenere che ogni voto a Bolsonaro fosse un voto per l’imperialismo, né di ignorare le contraddizioni della società brasiliana. Si tratta di riconoscere che lo scontro elettorale riguardava anche la sovranità nazionale, il ruolo dello Stato nell’economia e il destino delle conquiste sociali.

Il progetto bolsonarista si colloca in una più ampia offensiva delle destre radicali che, in diversi Paesi, combinano nazionalismo, politiche securitarie, riduzione delle tutele sociali e convergenza con gli interessi dei grandi gruppi economici. Il suo obiettivo politico è ridimensionare le esperienze che cercano di conservare margini di autonomia rispetto alle strategie delle grandi potenze.

La democrazia non si esaurisce nel voto

Il risultato brasiliano dimostra che la competizione democratica rimane un terreno fondamentale di confronto. Lula ha recuperato lo svantaggio del primo turno e ha conquistato la maggioranza dei voti validi, nonostante un quadro politico difficile e un Congresso nel quale le forze conservatrici conservano un peso rilevante.

Ma sarebbe un errore considerare questa vittoria una soluzione definitiva alle contraddizioni del Brasile. La polarizzazione sociale resta profonda, le disuguaglianze non sono scomparse e il consenso raccolto dalla destra radicale mostra quanto siano ancora forti le tensioni legate alla sicurezza, al costo della vita e alla rappresentanza politica.

La responsabilità del nuovo mandato sarà quindi quella di trasformare il risultato elettorale in politiche concrete: lavoro dignitoso, redistribuzione della ricchezza, servizi pubblici, tutela dell’Amazzonia e diritti sociali. Senza questi obiettivi, la difesa della democrazia rischierebbe di ridursi a una formula istituzionale incapace di incidere sulle condizioni materiali delle classi popolari.

Il Brasile e il futuro del Sud globale

La rilevanza internazionale della vittoria di Lula riguarda anche il rapporto con gli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale, il presidente brasiliano ha insistito sulla necessità di difendere l’autonomia del Paese e di non subordinare le proprie scelte economiche e diplomatiche agli interessi di una potenza esterna. La sua rielezione impedisce, almeno nell’immediato, che il Brasile si aggiunga al gruppo dei governi latinoamericani più vicini all’agenda della destra statunitense.

Per i Paesi che rivendicano un ordine internazionale multipolare, questo risultato apre uno spazio politico importante. Il Brasile può continuare a svolgere un ruolo nei BRICS, nella cooperazione Sud-Sud e nelle iniziative volte a ridurre le asimmetrie economiche tra Nord e Sud del mondo.

Ma la multipolarità non deve diventare soltanto una competizione tra potenze. Il suo valore si misura nella capacità di ampliare i diritti dei popoli, garantire l’accesso alle risorse essenziali e promuovere relazioni economiche fondate sulla reciprocità anziché sulla subordinazione.

La lezione per le forze popolari

La vittoria di Lula pone una questione anche alle forze progressiste: non basta denunciare l’autoritarismo o criticare l’ingerenza straniera. Occorre costruire una proposta capace di parlare alle nuove generazioni, ai lavoratori precari, alle periferie urbane e a quanti non riconoscono più nelle istituzioni una risposta ai propri bisogni.

Il voto brasiliano non cancella le divisioni del Paese, ma dimostra che una rimonta politica è possibile quando una parte significativa della società sceglie di difendere un diverso indirizzo economico e sociale. La sfida sarà mantenere quel consenso attraverso risultati verificabili, senza confondere la vittoria elettorale con un mandato illimitato.

Una vittoria da trasformare in diritti e sovranità

La riconferma di Lula costituisce dunque una battuta d’arresto per il disegno di una destra radicale che punta a subordinare l’autonomia latinoamericana agli interessi dei grandi poteri economici e geopolitici. È una lettura politica che richiama la lunga storia delle lotte per l’indipendenza, la giustizia sociale e l’autodeterminazione dell’America Latina.

La vera misura di questa vittoria, tuttavia, sarà ciò che accadrà dopo le celebrazioni. Se il nuovo governo saprà rafforzare i diritti dei lavoratori, contrastare la povertà, proteggere l’ambiente e difendere la sovranità nazionale attraverso la cooperazione internazionale, il risultato del 25 ottobre potrà diventare qualcosa di più di una sconfitta elettorale della destra.

Potrà rappresentare un contributo alla costruzione di un ordine mondiale nel quale nessun popolo sia costretto a scegliere tra la propria indipendenza e il proprio benessere.

È su questo terreno, quello delle condizioni concrete di vita e della capacità dei popoli di decidere il proprio futuro, che il significato storico della vittoria di Lula dovrà essere verificato.

Luciano Vasapollo

26/10/2026 https://www.farodiroma.it/

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