Legge di bilancio: il circo delle mance elettorali pagato con i soldi di pensionati e lavoratori dipendenti.
Mentre la Meloni spaccia a reti unificate i successi della Legge di Bilancio, i lavoratori dipendenti e pensionati si preparano a subire l’ennesima operazione di esproprio legalizzato. Si racconta che la coperta è corta e quindi tutti sono chiamati a dare il proprio contributo mentre in realtà a pagare sono solo coloro i quali vivono di salario e pensione che già pagano l’85% dell’Irpef.
Il salasso anche questa volta parte dal bancomat più sicuro dei governi: il taglio della rivalutazione delle pensioni. Verrà applicato un taglio crescente su tutto l’assegno all’aumento del suo valore; saranno rivalutate solo all’85% le pensioni superiori anche di un solo euro a 4 volte la minima e addirittura del 53% quelle tra 5 e 6 volte la minima: è la firma su un furto strutturale. I dati certificano lo scippo: negli ultimi 30 anni ai pensionati sono stati sottratti 30 miliardi di euro attraverso il blocco della perequazione, e ben 10 miliardi di questi sono stati strappati solo negli ultimi 4 anni da questo esecutivo.
A subire il colpo non sono fantomatici “pensionati d’oro”, ma lavoratori che ricevono assegni compresi tra i 1.800 e i 2.200 euro netti. Considerarle pensioni da ricchi, specie dopo che la nuova ondata inflazionistica degli ultimi 5 anni, ha divorato oltre il 9% del potere d’acquisto reale, è un insulto alla realtà. Queste pensioni peraltro non finanziano il lusso. In un Paese privo di welfare pubblico degno di questo nome, l’assegno dei nonni è diventato l’unico vero ammortizzatore sociale rimasto: serve a pagare l’affitto dei figli precari, a mantenere i nipoti agli studi, a fare la spesa per famiglie intere che altrimenti non arriverebbero alla fine del mese. Tassare e svalutare queste cifre significa colpire tre generazioni in un colpo solo.
L’ingiustizia diventa intollerabile quando si guarda a dove finiscono queste risorse. Si ruba a chi ha lavorato una vita intera per finanziare mance elettorali quali l’estensione della Flat Tax al 15% per le partite IVA fino a 100.000 euro. Un regalo fiscale che, come quantificato a suo tempo dalle analisi del Sole 24 Ore, costa alle casse dello Stato circa 10 miliardi di euro all’anno di mancate entrate.
Ci troviamo di fronte a una discriminazione molto grande: a parità di reddito, un lavoratore dipendente o un pensionato paga cifre di IRPEF ben più alte rispetto a un autonomo forfettario. Sono i redditi fissi a sostenere il peso dei servizi generali dello Stato. Una disparità che diventa scandalosa a livello locale, dove i professionisti a tassa piatta non versano un solo euro di addizionali comunali, usufruendo a sbafo di asili, trasporti e manutenzione urbana interamente pagati dalle trattenute in busta paga di impiegati e pensionati. E come risponde lo Stato a questo squilibrio? Inserendo in manovra l’ennesimo blocco del turn-over per i Comuni, impoverendo ulteriormente uffici pubblici già in difficoltà e privando i cittadini di quei servizi essenziali che hanno già abbondantemente pagato.
Ma il vero capolavoro di questo meccanismo perverso risiede nella gestione delle risorse sottratte. I miliardi scippati ai pensionati tramite la mancata rivalutazione e ai dipendenti attraverso il fiscal drag – che il Sole stima frutterà allo Stato ben 35,4 miliardi di entrate occulte nei prossimi 4 anni – ritornano sotto forma di bonus e mance elettorali a scadenza.
È una precisa strategia attraverso la quale il leader di turno scavalca i corpi sociali e instaura un rapporto diretto di clientelismo psicologico con il cittadino. Attraverso bonus una tantum e micro-sconti in busta paga presentati a favor di telecamera, il potere politico si attribuisce il merito di “regalare” risorse ai bisognosi. Il cittadino, abbagliato dal beneficio immediato, non si rende conto che quella mancia non è un dono del Governo, ma una misera restituzione di quanto gli è stato sottratto dall’altro lato.
Questo paternalismo di Stato serve a nascondere una verità drammatica: le mance sono temporanee, mentre i tagli al welfare sono definitivi. Ciò che il cittadino incassa oggi con un bonus a termine è solo una frazione infinitesimale di quello che perde quotidianamente a causa di un carovita lasciato crescere senza freni e del metodico definanziamento della sanità pubblica e dei servizi sociali. Ci tolgono gli ospedali, ci svalutano la pensione, ci alzano le tasse con l’inflazione e poi pretendono la nostra gratitudine regalandoci una manciata di euro prima delle elezioni. Non è politica economica: è un insulto all’intelligenza di chi mantiene questo Paese.
Antonello Patta
31/10/2026 https://infoalternative.it/










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